Redatto il 10 aprile, aggiornato il 13 aprile 2026
Sul podio troviamo Germania, Francia e Italia, con rispettivamente 17, 12,2 e 5,2 miliardi di euro di vendite al dettaglio. Per consumi pro capite però vince la Svizzera, con una spesa media di 481 euro all’anno per ogni abitante. Sempre nella confederazione elvetica, il biologico raggiunge il 12,3% delle vendite alimentari totali del 2024: un primato a livello mondiale. Per avere un termine di paragone, nell’Unione europea la quota di mercato del biologico si aggira sul 4,5%.
Anche in termini di superficie agricola biologica l’Unione europea ha un ruolo centrale con 18,1 milioni di ettari. Nei 27 Stati membri l’11,1% delle aree agricole è coltivato a biologico, contro una media mondiale del 2,1%. Il primo Paese europeo per superficie agricola biologica è la Spagna con 2,9 milioni di ettari, seguita da Francia (2,7 milioni), Italia (2,5 milioni) e Germania (1,9 milioni). La crescita registrata nell’ultimo anno, tuttavia, è quasi impercettibile. Tant’è che, a livello di Continente e non solo di Unione europea, si registra una lieve flessione delle aree coltivate a biologico. Un dato che cozza in modo evidente sia con quello sui consumi, sia con gli obiettivi di crescita dell’agricoltura biologica voluti dalle istituzioni.
In Italia questa flessione sembra voluta: il primo gennaio è entrato in vigore un decreto ministeriale risalente a luglio del 2024 che risulta irragionevolmente punitivo nei confronti del mondo del biologico. Si tratta di misure che gli organismi di controllo devono far applicare agli operatori cui sono state accertate delle non conformità (Massimo Govoni Amministratore Bioqualità SG Srl)…
Venendo a qualche esempio su aspetti più significativi, l’operatore che non adotta un idoneo sistema di tracciabilità e di registrazioni per comprovare la conformità al regolamento, così come chi utilizza sostanze non ammesse nella produzione biologica, riceve la sanzione pecuniaria fino al 5% del fatturato dell’anno precedente, con un minimo di 6.000 e un massimo di 100.000 €.
Oltre a una sanzione amministrativa pecuniaria di 10.000 €, l’operatore che non consente o impedisce le verifiche dell’organismo di controllo riceve automaticamente il ritiro del certificato, la soppressione dei riferimenti al biologico nell’etichettatura dei prodotti e l’obbligo di informare i clienti.
C’è poi il corollario di misure aggiuntive che limitano o impediscono la prosecuzione dell’attività: limitazione dell’ambito di applicazione del certificato e la sospensione da 6 a 12 mesi o il ritiro.
In tutti i casi di non conformità sospetta, in attesa dei risultati dell’indagine, l’organismo di controllo è tenuto ad adottare la “Soppressione cautelativa dei riferimenti alla produzione biologica” con il fermo temporaneo (40 giorni, prorogabili per altri 40) di immissione sul mercato.
È evidente che quando si tratta di prodotto fresco (ortofrutta, latte, uova, carne…) pochi giorni incidono pesantemente sulla vita commerciale del prodotto, che alla fine anche in caso di esito positivo finisce inevitabilmente allo smaltimento.
Si tratta di sanzioni che non trovano analogie negli altri settori dell’agroalimentare: basta ricordare il caso di Prosciuttopoli sollevato da Il Fatto Alimentare o lo scandalo del macello Bervini segnalato dal programma Report della Rai, tuttora in attività nonostante i fatti rilevanti emersi.
Il nuovo decreto introduce elementi che appaiono fortemente disallineati rispetto alle norme per gli altri settori e con effetti destabilizzanti e punitivi per operatori e organismi di controllo del mondo bio.
… Di particolare impatto è l’inversione dell’onere della prova, sancita dall’articolo 14, paragrafo 3, del DM. La disposizione introduce il pregiudizio di colpevolezza dell’operatore, ribaltando un principio fondamentale del diritto: la presunzione di non colpevolezza che considera ogni trasgressore innocente fino a condanna definitiva e l’onere della prova spetta all’accusa…
Il DM 18 luglio 2024 n. 323651 rischia di trasformarsi in un paradosso normativo: uno strumento nato per tutelare l’integrità del biologico che, di fatto, ne mina la sopravvivenza. Imponendo sanzioni sproporzionate rispetto ad altri comparti agroalimentari e ribaltando il principio della presunzione di innocenza, il decreto non colpisce solo i “furbi”, ma soffoca gli operatori virtuosi sotto il peso di un’incertezza giuridica ed economica insostenibile. Se il sistema di controllo diventa un campo minato di burocrazia punitiva e costi crescenti, la fuga dal biologico non sarà più un’ipotesi, ma una necessità per molte aziende. È urgente un correttivo che riporti equilibrio e proporzionalità, affinché la vigilanza resti un valore aggiunto per il consumatore e non una condanna a morte per i produttori.
Quasi contemporaneamente il governo ha lanciato una campagna per promuovere il vino che contiene alcol etilico, una sostanza classificata come cancerogena per gli esseri umani (gruppo 1) dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la stessa categoria che comprende tabacco e amianto. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato l’associazione tra consumo di alcol e aumento del rischio di diversi tumori, tra cui: tumori della bocca e della gola, dell’esofago, del fegato, del colon-retto, della mammella
Per questo motivo, sempre più istituzioni sanitarie internazionali sottolineano che non esiste una soglia di consumo completamente priva di rischio. Vedere un ministero che promuove una bevanda alcolica con una campagna pubblicitaria lascia quantomeno perplessi.
Sotto : Coldiretti , come sulle rinnovabili, fa un battaglia ideologica sul vino dealcolato che “finora nessuno può produrre in Italia” (anche se un decreto è stato firmato a dicembre 2025).
In estrema sintesi : mettiamo i bastoni tra le ruote al biologico, favorendo l’ingestione di pesticidi, e promuoviamo il vino, il cui abuso è cancerogeno?
Una maggiore attenzione alla salute dei cittadini non guasterebbe.


