Redatto il 29 giugno, aggiornato l’8 luglio 2026
Una parte degli opinionisti italiani assomiglia molto a quei dirigenti di paesi africani che avevano studiato a Mosca, all’Università russa dell’amicizia tra i popoli
Fondata nel 1960 al culmine della guerra fredda, ha avuto come obiettivo primario di fornire istruzione superiore e formazione professionale ai giovani provenienti dalle nazioni del terzo mondo, soprattutto in Asia, Africa e Sud America, anche se nel corso degli anni vi hanno studiato pure numerosi studenti provenienti da paesi sviluppati.
L’università è stata fondata dal governo dell’Unione Sovietica, il 5 febbraio 1960 in seguito alle richieste dei Paesi ex-coloniali. Il 22 febbraio 1961, fu rinominata in onore di Patrice Lumumba, il leader di quella che più tardi divenne la Repubblica Democratica del Congo, che era stato spodestato e ucciso da un colpo di Stato alcuni giorni prima. Nel primo anno dalla sua istituzione, sono stati immatricolati 539 studenti stranieri provenienti da 59 Paesi, oltre a 57 studenti sovietici…
Poi ci sono i cattolici.
Europei, guerra e pace
In Italia, le tradizioni cattolica e comunista si uniscono per rifiutare l’idea della guerra e la stragrande maggioranza degli italiani è contraria al riarmo del proprio Paese e dell’Europa.
Di Allan Kaval ( Roma, corrispondente). Pubblicato il 25 marzo 2025
Traccia di un’idea che persiste, a volte la si vede ancora sventolare dalle finestre degli edifici, sui muri di alcuni caffè e ristoranti, brandita in gran numero durante le manifestazioni pubbliche organizzate in relazione alla guerra in Ucraina e all’aumento delle tensioni geopolitiche nel continente europeo. La bandiera arcobaleno con la parola “pace” in lettere maiuscole, popolare riferimento culturale e segno di unione dei pacifisti italiani per oltre sei decenni, rimane visibile nello spazio pubblico del 2025, a denotare l’ostilità di principio di gran parte dell’opinione pubblica all’uso e al rafforzamento della forza militare.
In Italia, la semplice menzione dell’idea di pace, avulsa da qualsiasi contesto storico o politico, può diventare uno slogan autosufficiente. Al di là delle strade delle grandi città e delle bandiere multicolori che sventolano ovunque, questa realtà è confermata dai sondaggi: la stragrande maggioranza degli italiani è contraria al riarmo del proprio Paese e dell’Europa.
Un sondaggio pubblicato giovedì 20 marzo dalla rivista Le Grand Continent ha evidenziato questa singolarità. Così, il 62% degli italiani intervistati ritiene che vi siano spese pubbliche più urgenti della difesa, rispetto a una media del 34% tra la selezione dei Paesi dell’Unione Europea (UE) coperti dal sondaggio. Sono anche i primi (con il 53%, rispetto al 39% del totale) a respingere l’ipotesi di un’estensione della deterrenza francese all’intera UE.
Il 57% degli italiani non sostiene né la Russia né l’Ucraina
Inoltre, il 62% degli italiani intervistati è favorevole alla firma di un trattato di pace che preveda concessioni territoriali alla Russia, mentre solo il 37% di loro è favorevole a un maggiore impegno militare con l’Ucraina, il che li colloca all’ultimo posto tra gli europei intervistati.
Secondo un altro sondaggio Ipsos, pubblicato il 15 marzo, il 57% degli italiani non sostiene né la Russia né l’Ucraina nel conflitto – con un netto calo del posizionamento a favore di Kiev – e il 39% di loro è ostile al piano Rearm Europe della Commissione europea, mentre il 28% è favorevole.
Sottoi: in risposta alla decisione sovietica di installare i missili SS-20, la NATO adottò la “doppia decisione”: posizionare i missili in Europa e contestualmente negoziare il disarmo con l’URSS. L’Italia scelse l’aeroporto di Comiso come base per 112 missili Cruise. L’installazione generò fortissime tensioni tra il 1981 e il 1983 e un grande movimento pacifista. Cattolico e di sinistra.

«La sfiducia nell’uso della forza è una costante dell’opinione pubblica italiana, che nemmeno eventi come la strage di Buchá sono riusciti a scuotere » , spiega Francesca Farruggia, sociologa dell’Università La Sapienza di Roma e segretaria generale dell’Archivio Disarmo-Istituto di ricerche internazionali.
Il ricercatore vede questo come il risultato di dati culturali insiti in una lunga storia: “L’Italia ha vissuto un’esperienza disastrosa della Seconda Guerra Mondiale, tra sconfitte militari, occupazione e conflitto civile tra fascisti e antifascisti. Per gli italiani, la guerra è uno dei mali che il passaggio dal regime di Mussolini alla Repubblica avrebbe dovuto relegare al passato”. Infatti, all’articolo 11 della Costituzione del 1948 si legge che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di attentato alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione dei conflitti internazionali ” .
Opinione “resistente all’idea di una guerra giusta”
La Legge Fondamentale italiana fu il risultato di un compromesso tra le varie forze antifasciste impegnate nella lotta contro la dittatura e l’occupante tedesco. Tra queste c’erano la Democrazia Cristiana e i Comunisti, due famiglie politiche che plasmarono l’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale e la cui eredità pacifista sopravvisse alla loro scomparsa come partiti.
“Come pacifisti, non abbiamo uno spazio per comunicare le nostre azioni se non su Avvenire , il quotidiano della Chiesa cattolica, e su Il Manifesto, un quotidiano di estrema sinistra “, osserva Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per la Pace e il Disarmo.
Una miriade di associazioni del mondo cattolico e della sinistra si identificano con questa retorica pacifista e con lo striscione arcobaleno.
Fu sventolato per la prima volta nel 1961 durante una marcia per la pace organizzata tra Perugia e Assisi, in piena Guerra Fredda, e intriso di riferimenti religiosi poiché i suoi organizzatori avevano scelto la città di San Francesco come meta.
“L’opinione pubblica italiana è tradizionalmente restia all’idea di una guerra giusta ” , spiega Mario Giro, responsabile delle relazioni internazionali di Sant’Egidio, un movimento religioso molto influente impegnato nell’impegno umanitario e nella mediazione dei conflitti. “C’è un’incapacità di pensare alla guerra come strumento per ristabilire la giustizia, per affermare i diritti morali ” , afferma.
Questo atteggiamento nei confronti dei conflitti armati, sostiene, fa parte di una visione realistica degli affari internazionali che esclude l’idea che la guerra possa servire come mezzo per perseguire un ideale morale, ma vede i conflitti come scontri puramente cinici tra potenze.
Sotto : i “pacifisti” 5 Stelle bloccano un impianto che produce munizioni in Sardegna.

Un disastro naturale
La guerra viene quindi spesso denunciata come una “strage inutile”, come disse Papa Benedetto XV nel 1917, a proposito della Prima Guerra Mondiale. In questo contesto, essa è assimilabile a una catastrofe naturale necessariamente subita, di cui gli uomini sono sempre oggetti e vittime, mai soggetti mossi da principi.
“Possiamo dire che l’approccio italiano alla guerra è sia di natura machiavellica, perché molto realista, sia di natura cattolica, perché pacifista, allineato alle posizioni del Vaticano “, conclude Giro. Questo pacifismo italiano è infatti in sintonia con le posizioni assunte da Papa Francesco, che potrebbero essere interpretate, all’inizio del conflitto ucraino, come la volontà di porsi a pari distanza dai due belligeranti.
Nel contesto della guerra in Ucraina, questi fattori strutturali sono aggravati dal rifiuto, da parte di settori significativi dell’opinione pubblica, di percepire la Russia come una minaccia per l’Italia e l’Europa. Il Partito Comunista Italiano è stato, nel dopoguerra e fino ai primi anni Novanta, il partito più potente dell’Europa occidentale, trasmettendo un’immagine positiva e benevola di Mosca nella cultura del Paese, capace di sopravviverle.
Nonostante la Guerra Fredda, gli scambi culturali ed economici non si sono mai interrotti. Ad esempio, il concorso canoro di Sanremo, uno degli eventi più importanti dell’anno italiano, è stato uno dei pochi programmi occidentali ad essere trasmesso in Unione Sovietica. Nel mondo della cultura, il famoso artista di strada napoletano Jorit non fa ancora mistero del suo sostegno a Vladimir Putin. Il presidente russo, amico intimo dell’ex Primo Ministro Silvio Berlusconi, non perde occasione per dichiarare pubblicamente il suo rispetto per il popolo italiano, in contrapposizione al suo governo, che sostiene Kiev.
Sabato 15 marzo, le manifestazioni pro-europee ispirate dal giornalista e saggista de La Repubblica Michele Serra hanno messo in luce le divisioni all’interno dei partiti pro-europei, divisi tra sostenitori e oppositori del riarmo e del sostegno all’Ucraina. “È stata una manifestazione pluralistica che ha dimostrato che una parte dell’opinione pubblica si è mobilitata per difendere l’Europa da Trump e Putin ” , ha detto Serra.
La natura di questa difesa, la sua dimensione militare, è tuttavia alla base di profondi disaccordi che dividono sia la maggioranza dominata dal partito di estrema destra di Giorgia Meloni, sia l’opposizione. Per Arturo Varvelli, responsabile della sede romana del think tank European Council on Foreign Relations, “il lato negativo del pacifismo italiano è la tendenza a schierarsi sempre, per convenienza, con il più forte e a non voler essere disturbati dalle voci che circolano nel mondo. A volte si riduce a dire che l’Ucraina è lontana e che, in ultima analisi, la Russia non intende nuocere all’Italia. Molti italiani, quindi, non si sentono preoccupati”.
Sui social la campagna parte nel 2022 e l’approccio filo russo di alcuni è viscido e ipocrita poichè nessuno può decidere di fermare la guerra se non Vladimir Putin. In alcuni casi si sconfina nelle barzellette perchè la gente, in parte, ha capito chi sta dalla parte dell’invasore.
Poi, però, seriamente c’è questa inchiesta del 2022: “Il Cremlino paga gli opinionisti nei talk show italiani”, allarme dei Servizi. Così la propaganda russa entra nella nostra tv
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov durante l’intervista di domenica 1° maggio su Rete4
Il sospetto del Copasir che chiederà agli autori dei talk show chi sceglie gli ospiti. Il caso del Primo maggio con Lavrov e Solovyev in onda nello stesso momento
Dietro la presenza di opinionisti stranieri nei talk show italiani non ci sarebbe soltanto il giornalismo. O il caso.
Ma “un’operazione di disinformazione organizzata e pensata a monte da uomini del governo russo”.
E’ questo il sospetto del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che ha programmato nei prossimi giorni una serie di audizioni: il direttore dell’Aisi, Mario Parente (l’11 maggio). L’amministratore delegato della Rai, Carlo Fuortes (il 12). E il presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella (il 18).
Il sospetto non nasce per caso ma da una serie di circostanze emerse nel corso delle ultime audizioni. C’è la certezza che alcuni degli opinionisti stranieri chiamati dai talk show italiani siano a libro paga del governo di Putin.
C’è il caso di Nadana Fridirkhson, presenza fissa in alcuni programmi (è stata recentemente a Carta Bianca), che lavora per la tv del ministero della Difesa russa.
Ma sono arrivate dai nostri servizi informazioni dello stesso tipo per almeno altre tre persone…
E così, guardando le notizie, soprattutto sui social, si scopre che il ministro russo degli esteri Sergei Lavrov – da remoto – è molto “presente” in Italia. Come colpisce che l’accordo tra Russia Unita e la Lega di Matteo Salvini sia ancora valido oggi.
L’unica persona lucida in questo marasma pare essere Carlo Calenda: “ci sono politici pagati da forze straniere?”.
Ai politici aggiungerei alcuni opinionisti. Molti sono semplicemente ideologizzati, politicamente post sovietici, come ho detto all’inizio ma altri potrebbero veramente essere a libro paga di uno Stato straniero ostile.
La lista degli opinionisti “di parte” non è lunghissima ma si tratta di persone in vista, in continuo contatto con un pubblico molto vasto tramite conferenze stampa, articoli di giornale, eventi, festival e manifestazioni (anche internzionali, come la Biennale di Venezia), programmi televisivi, campagne social, etc..
Parliamo di Tomaso Montanari, Giuseppe Onofrio, Mario Tozzi, Andrea Orlando, Rita De Crescenzo, Alessandra Todde, Elena Basile, Francesco Boccia, Paola Taverna, Roberto Fico, Toni Capuozzo, Virginia Raggi, Marco Travaglio, Donatella Di Cesare, Heather Parisi, Ornella Muti, Al Bano, Pupo, Angelo D’Orsi, Vauro Senesi, Claudio Borghi, Michele Santoro, Giuseppe Conte, Alessandro Orsini, Alessandro Barbero, Gianfranco Pagliarulo, Lucio Caracciolo, Massimo Cacciari, Marco Rizzo, Alessandro Di Battista, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Vincenzo De Luca, Matteo Salvini, Diego Fusaro, Barbara Spinelli, Antonio Padellaro, Bruno Vespa, Pietrangelo Buttafuoco, Fabio Mini, Roberto Vannacci, Lilli Gruber, Pietro Benassi, Giorgio Bianchi, Alberto Fazolo, Manlio Dinucci, Maurizio Vezzosi, Vito Petrocelli, Laura Ruggeri, Manlio Di Stefano, Cesare Sachetti, Claudio Giordanengo, Moni Ovadia, Carlo Freccero, Luca Telese, Marianna Aprile, Jacopo Gargano, Giulietto Chiesa, Pietro Stramezzi, Andrea Lucidi, Alessandro Alfieri…
A questo si aggiungono altri tasselli :
- C’è chi indica “il Fatto Quotidiano” come partner strategico della propaganda russa. Peter Gomez smentisce ma esiste un giallo sui bilanci di SEIF Spa [editrice de Il Fatto Quotidiano]: oltre un milione di ricavi “Extra Ue”
- La propaganda russa è in grado di mandare in onda falsi servizi RAI, Ansa e GEDI
- Putin ha influenza anche sulle scuole italiane: ci sono – da più di un decennio – manuali delle medie che cancellano l’Ucraina
- I media italiani sono pesantemente condizionati dalla propaganda russa.
- Ciò deriva anche dalle divisioni della politica italiana sull’argomento, a destra come a sinistra
Tutto ciò meriterebbe nuove indagini e maggior attenzione da parte del governo che sembra però chiudere non uno ma due occhi : Un dossier di Europa Radicale, presentato ieri in Senato, certifica che negli ultimi due anni vi sono state in Italia 205 violazioni del Regolamento Ue 2022/350 del 1° marzo 2022, con cui si vieta la diffusione di programmi e prodotti di Russia Today e Sputnik in tutto il territorio dell’Unione.

I risultati di questo martellamento sono :
1) il rilancio di messaggi pro- Russia su tutti i social ma in particolare su X dove il suo proprietario modifica l’algoritmo in favore di qualsiasi tesi pro- Putin.
2) un ottimo strumento di propaganda che Putin usa in Russia, facendo vedere sulla tv di stato RT le manifestazioni pacifiste italiane.
Ma soprattutto il messaggio fondamentale :
L’Ucraina “ha già perso” la Russia sta vincendo – cosa che non è – e da un riavvicinamento a Putin potremmo ottenere tranquillità e vantaggi economici (es.: l’acquisto di gas russo, più economico di quello americano).
Sotto, tra i vari spunti, trovate le minacce a Carlo Calenda, a fine giugno 2026, e una pubblicità apparsa qualche tempo fa sul fatto che la Russia non fosse il nostro nemico: come conciliare le due cose? Anche perchè sono appena state arrestate due spie che lavoravano per la Russia, a Roma.
Allungando un pò il mio incipit iniziale ribadisco che mentre l’Italia è nella Nato e sostiene l’Ucraina – con fondi, armi e posizioni diplomatiche – una rete organizzata opera sul territorio nazionale con il sostegno diretto di Mosca, diffonde materiale prodotto da un’emittente vietata dalla legge europea, e trova spazio sui principali organi di informazione del Paese.
Non va bene perchè non si tratta di un’opinione “diversa” ma di propaganda ostile, che mina la nostra sovranità.
Poi ci sono i fatti molto gravi come il possibile aggiramento delle sanzioni da parte dell’azienda di armi Fratelli Beretta che certificano come l’Italia sia “il ventre molle” di questa Europa: ..Secondo i documenti citati da The Insider, il CEO di Beretta Holding Pietro Gussalli Beretta ha servito personalmente nel consiglio di amministrazione della società di importazione russa LLC Russkiy Orel nel corso del 2022. Anche dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, la società ha ricevuto più di 3.900 armi da fuoco di fabbricazione europea.
Da marzo 2022 a febbraio 2024, gli importatori russi hanno registrato almeno 15.337 armi da fuoco occidentali, secondo l’inchiesta.
Quasi il 40% di loro – 6.064 armi – sono state prodotte da società di Beretta Holding, tra cui Benelli Armi, Fabbrica D’Armi Pietro Beretta, Beretta Benelli Iberica, Sako Limited e Stoeger Silah Sanayi…

Se ci può consolare non siamo l’unico paese dove sta avvenendo questa opera di destabilizzazione:
– In Gran Bretagna la Brexit continua a generare instabilità politica
– In Germania l’AFD rischia di diventare il primo partito
– In Francia esiste la possibilità che alle prossime elezioni arrivino al ballottaggio gli estremi : RN e Melenchon (Vincent Bollorè, imprenditore di estrema destra, che possiede un grosso gruppo media, è un ammiratore di Putin).
L’ unico fattore positivo è che Le Pen e Bardella – ma neanche Melenchon – non vogliano più uscire dall’UE ( il movimento popolare anni fa si chiamava Frexit).
Ma Italia e Francia continuano ad opporsi al fatto di bloccare l’accesso ai rispettivi paesi da parte dei veterani russi, ex combattenti in Ucraina.
Inquietante.
Come sono inquietanti le minacce ricevute da Carlo Calenda da circuiti pro Putin.

