Redatto il 16 giugno, aggiornato il 27 ottobre 2025.
Premessa:
- C’è chi indica “il Fatto Quotidiano” come partner strategico della propaganda russa . Peter Gomez smentisce ma esiste un giallo sui bilanci di SEIF Spa [editrice de Il Fatto Quotidiano]: oltre un milione di ricavi “Extra Ue”
- La propaganda russa è in grado di mandare in onda falsi servizi RAI, Ansa e GEDI
- Putin ha influenza anche sulle scuole italiane : ci sono – da più di un decennio – manuali delle medie che cancellano l’Ucraina
- I media italiani sono pesantemente condizionati dalla propaganda russa.
- Ciò deriva anche dalle divisioni della politica italiana sull’argomento, a destra come a sinistra
Ovviamente ciò avviene anche in Francia – dove i servizi segreti accusano la Russia di disinformazione quotidiana (*) – in Germania dove ci sono stati atti di sabotaggio , in Lituania dove un negozio Ikea è stato incendiato (foto sotto), o in Gran Bretagna ( (sabotaggio con tre morti).
La guerra ibrida di Vladimir Putin contro l’Europa è quotidiana e reale.
Sotto : RT fa pubblicità illegalmente perchè nel 2022 è stata bandita in tutta l’Unione Europea. Ne ho visto un manifesto ieri in Viale Sarca, a Milano, davanti all’ipermercato della Coop.

Ma ” PUTIN STA VINCENDO IN EUROPA SENZA SPARARE UN COLPO E L’ITALIA È IN PRIMA LINEA NELLA RESA.
Mentre in Ucraina si combatte con le armi, in Europa si sta perdendo una guerra ancora più pericolosa: quella dell’informazione. E l’Italia, in questo scenario, si distingue tristemente per passività, ingenuità e complicità.
Una parte sempre più ampia della popolazione italiana – e non solo – guarda a Vladimir Putin come a un salvatore. Non perché conosca davvero la Russia, ma perché proietta su di essa le proprie frustrazioni: meno immigrati, meno criminalità, meno “deviazioni morali”, più “ordine”.
Una narrazione tossica che cavalca il disagio sociale e la disillusione politica, e che viene alimentata sistematicamente da un ecosistema di disinformazione pro-Cremlino attivo e ben finanziato… Una parte sempre più ampia della popolazione italiana – e non solo – guarda a Vladimir Putin come a un salvatore.
Non perché conosca davvero la Russia, ma perché proietta su di essa le proprie frustrazioni: meno immigrati, meno criminalità, meno “deviazioni morali”, più “ordine”. Una narrazione tossica che cavalca il disagio sociale e la disillusione politica, e che viene alimentata sistematicamente da un ecosistema di disinformazione pro-Cremlino attivo e ben finanziato.
L’EUROPA SOTTO ATTACCO PSICOLOGICO
Quello in corso non è solo un conflitto militare. È una guerra culturale, psicologica, identitaria.
E in questa guerra, la Russia ha compreso che le democrazie europee si possono destabilizzare più facilmente con un meme che con un missile…” “
Sempre secondo Newsguard ci sono in Europa almeno 100 siti che rilanciano propaganda russa.
Di cui 10 in Italia.
Sotto un meme su Travaglio

“Cosa c’è dietro le posizioni filoputiniane di personaggi onnipresenti in tv come Travaglio e Caracciolo (*) ? Ho provato ad mettere insieme qualche elemento utile partendo da una figura spesso considerata secondaria come il Generale Fabio Mini e da un recente dossier che lo riguarda.
(*) entrambi scrivono per il Fatto Quotidiano
Leggere il Fatto Quotidiano, specie quando si parla di guerra d’Ucraina, è un po’ come guardare il mondo attraverso uno specchio deformante: si rischia di vedere la realtà ribaltata ed irrimediabilmente alterata. Ma tre anni e mezzo di cieca adesione da parte del giornale diretto da @marcotravaglio alle fake news e manipolazioni della propaganda filorussa, spacciata per democratico esercizio della libertà di “informazione”, non consentono più di liquidare ogni menzogna riproposta come una legittima espressione di un diritto al dissenso, ma piuttosto come un articolato disegno teso a disorientare ed influenzare l’opinione pubblica nel chiaro interesse di una potenza straniera.
Nell’attività di propaganda putiniana è normalmente il direttore a spendersi in prima persona. E lo fa senza pause, con editoriali, monologhi televisivi, libri, spettacoli teatrali e ospitate nei talk show. Ma non è l’unico e, tra le pagine del suo giornale, si possono trovare casi ben più interessanti e rivelatori, rispetto ai legami tra la propaganda di Stato russa ed organi di “informazione” come il Fatto o la rivista Limes, il cui direttore, Lucio Caracciolo, è un altro noto poltronista dei salotti tv.
Nei giorni scorsi, sulla Pravda di Travaglio, è apparso un articolo a firma del Generale Fabio Mini dal titolo “Kiev irresponsabile, ci mette a rischio” (qui la versione aperta riproposta da Infosannio), un concentrato di ucrainofobia, nel quale si condanna senza appello la recente operazione “ragnatela” condotta dal SBU, definita una “bravata”, con la quale sono stati distrutti 40 bombardieri delle forze russe in 5 diversi aeroporti. Secondo Mini, che si preoccupa di evidenziare lo scarso valore tecnologico dell’attacco e di minimizzare le perdite per la Russia, si è trattata di una provocazione per far saltare i colloqui di pace e trascinare Stati Uniti ed Europa in una condizione di cobelligeranza di fatto, ritenuta pericolosa, vista la volontà ucraina di “coltivare il progetto di scatenare una guerra nucleare tra Russia e USA”.
Non è una novità per il Fatto, il cui direttore in primis è sempre stato, come si diceva, estremamente “comprensivo” verso le ragioni putiniane, partendo dalla condanna nei confronti dell’allargamento della NATO, ma anche promuovendo racconti alternativi “sull’oppressione dei russofoni del Donbass” e la “guerra civile” dell’Est dell’Ucraina, esplosa dopo il “colpo di stato” di Euromaidan e i successivi accordi di Minsk “traditi da Kyiv”, fino all’ormai mitologico intervento di Boris Johnson, che avrebbe fatto saltare i colloqui di “pace” di Istanbul dell’aprile/maggio 2022. In alcuni casi lo stesso regime non ha saputo trattenere la propria gratitudine, come a giugno del 2024 quando l’Ambasciata di Mosca in Sud Africa aveva ringraziato il Fatto Quotidiano per essere stato l’unico al mondo ad aver pubblicato la versione russa relativa ad un attacco a Sebastopoli, che aveva causato diversi morti civili (in realtà uccisi dai detriti della risposta della contraerea russa), non senza sottolineare l’impegno del giornale, definito “pacifista”, nel sostenere la necessità di disarmare l’Ucraina aggredita.
Un’opera di quotidiana disinformazione, quella del Fatto, che ha come punti fermi la costante vittimizzazione della Russia e al contempo l’esaltazione della sua invincibilità, oltre alla difesa di chi in Italia e all’estero parteggia direttamente o indirettamente per le posizioni del Cremlino, sposando perlopiù tesi o atteggiamenti antieuropeisti e antiatlantisti, come dimostra, in ultimo il grande risalto dato alle elezioni in Romania, all’esclusione del candidato filorusso Călin Georgescu e al suo sostituto, l’ultrasovranista George Simion, poi sconfitto. Allo stesso modo nel mirino del direttore sono finiti ormai stabilmente i leader di Francia, Germania e Gran Bretagna, i quali sono anche, non a caso, i tre maggiori sostenitori dell’Ucraina.
Per portare avanti questo sforzo propagandistico, dopo l’inizio dell’invasione russa, la brusca sterzata della linea editoriale ha avuto un impatto diretto anche sulla stessa composizione della redazione, nella quale aveva già fatto il suo ingresso, come collaboratore, quell’Alessandro Di Battista, grande fautore dell’accordo tra il M5S ed il partito di Putin “Russia Unita” ed autore di innumerevoli reportage dalla Federazione Russa, tesi ad esaltarne la bellezza, la potenza, il sostegno popolare alla linea del leader, ma che non perde occasione anche per ridicolizzare l’impatto delle sanzioni occidentali e negare praticamente ogni crimine commesso dal regime. Tra gli innesti degni di nota non possono non essere menzionati, ad esempio, quello dell’ex sedicente “ambasciatrice” Elena Basile (inizialmente ospitata sulle pagine del giornale con lo pseudonimo Ipazia dietro il quale si lanciava in critiche politiche spassionate, in violazione del codice etico che il suo ruolo da diplomatica imponeva), anche lei grande divulgatrice di disinformazione filorussa e autrice di libri spesso presentati nel corso di eventi ufficiali presso l’Ambasciata Russa, e quello di Alessandro Orsini, il cui ingresso fu la principale ragione dell’addio al giornale da parte del cofondatore Furio Colombo, il quale dichiarò pubblicamente la propria indisponibilità a convivere con le posizioni smaccatamente filo putiniane del professore. Degna di menzione anche Barbara Spinelli, la quale, pur essendo figlia di Altiero, uno dei padri dell’Europa, da giornalista ed anche da Europarlamentare ha sempre difeso strenuamente le ragioni di Mosca, arrivando a votare “no” alla richiesta dell’Aula di Strasburgo di liberare un regista ucraino imprigionato e torturato per essersi opposto all’annessione illegale della Crimea.
Dopo un dibattito tra Marco Travaglio ed Andrea Gilli a La Sapienza c’è chi fa notare i legami dell’organizzatore – Valerio De Luca – con il ministro degli Affari Esteri russo Lavrov.

Ma la figura più interessante è appunto quella del Generale Mini, ex comandante delle forze NATO nell’ambito della missione KFOR in Kosovo tra il 2002 ed il 2003, diventato collaboratore del Fatto, dopo l’inizio della guerra, in qualità di esperto militare, sebbene i suoi scritti siano spesso pieni di valutazioni che nulla hanno a che fare con i pareri tecnici che ci si aspetterebbe da un ufficiale di così alto livello. Grande sostenitore delle scie chimiche e seguace del complottista Jaques Baud, Mini non sembra approdato per caso al giornale di Travaglio, dal momento che gli ambienti ai quali era ed è tuttora legato lasciano pochi dubbi circa il fatto che quella di avvalersi della sua collaborazione sia stata, da parte del quotidiano, una scelta deliberata, consapevole e funzionale alla costruzione di un link diretto ad organismi e personaggi legati al Cremlino.
Di recente è infatti apparso un interessante dossier ricavato da fonti aperte, dedicato ai “soldatini di Putin” in Europa, cioè ad una serie di alti ufficiali presenti in diversi paesi dell’Unione che svolgono attività di supporto in favore della Russia. Protagonista assoluto della sezione dedicata all’Italia è proprio il nostro generale, la cui adesione politico-ideologica alle istanze imperialiste del regime criminale del Cremlino emerge prepotentemente.
Mini è ad esempio membro della Pugwash Conference of Science and World Affairs, organizzazione il cui scopo ufficiale è quello di favorire canali di dialogo al fine di prevenire lo scontro tra potenze nucleari, ma che alcuni governi occidentali ritengono infiltrata dai servizi segreti un tempo sovietici e oggi russi. La PCSWA ha ripetutamente sostenuto la necessità di un disarmo dell’Ucraina come premessa per il raggiungimento della pace, mentre l’allora Segretario Generale Paolo Cotta-Ramusino, in una intervista rilasciata a Russia 24 nel dicembre 2022 parlava dell’aggressività dell’Occidente verso la Russia ed esortava l’Ucraina ad abbandonare l’idea di tornare alla situazione così com’era prima del conflitto.
Setaccioli fa notare come Lilli Gruber, che ospita molto spesso Travaglio, sia allineata sulle sue opinioni.

Nel 2011 parte del team di Eurasia, incluso il caporedattore Tiberio Graziani (membro del consiglio supremo del movimento eurasiatico) transita nella rivista Geopolitica, fondato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie – ISAG, dove, nel comitato scientifico approdano anche Mini, Dugin e Baburin. Il nuovo progetto, a differenza del precedente viene utilizzato dalla Russia per coinvolgere un pubblico di sinistra. I suoi analisti partecipano stabilmente agli eventi organizzati dal Movimento di [Alexander] Dugin (nell’immagine sotto).

Alla fine di ottobre 2023 Mini partecipa anche alla conferenza di pace internazionale organizzata a Roma dal Fronte del Dissenso, un’organizzazione anti-occidentale e filorussa che si è distinta anche per la sua contrarietà alle politiche adottate durante il periodo del COVID. Dell’evento condivide le dichiarazioni finali, nelle quali si legge che l’Occidente mira a rendere vassalle la maggior parte delle nazioni del mondo, ma si parla anche di attacco alla Russia e provocazioni NATO contro Cina e Corea. Viene menzionata persino una “sanguinosa” ed “illegale” espansione ad est dell’Alleanza Atlantica e si indica la sua sconfitta in Ucraina come prerequisito per la pace mondiale. Lo stesso gruppo, nei primi due anni e mezzo di guerra ha organizzato almeno una dozzina di manifestazioni filorusse con l’hashtag #stopKillingDonbass, la cui piattaforma di norma include la richiesta di cancellazione delle sanzioni nei confronti della Russia e la condanna verso la richiesta di arresto di Putin emessa dalla Corte Penale Internazionale.
Ma tra gli incarichi del Generale Mini spicca anche la partecipazione al comitato scientifico della rivista Limes, diretta da Lucio Caracciolo. La Scuola di Limes, nata dal giornale, annovera relatori quali Sergei Karaganov, politologo ed economista russo, considerato uno dei fondatori del Consiglio per la politica estera e di difesa (Совет внешней и оборонной поли-тики) nonché fondatore di piattaforme strategiche per il sostegno dell’influenza russa all’estero come il Valdai Discussion Club e la rivista Russia in Global Politics. Karaganov è anche membro del Comitato Scientifico del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa con accesso diretto a personaggi potenti, quali Nikolai Patrushev. Nel giugno del 2023 aveva persino invocato un attacco nucleare nei confronti della Polonia. Nella scuola legata alla rivista di geopolitica opera anche Dmitrij Trenin, ex colonnello del GRU (intelligence militare) membro del Consiglio per gli Affari Internazionali della Federazione Russa, il quale in una intervista rilasciata a settembre del 2022, proponeva a sua volta il lancio “preventivo” di testate atomiche verso gli USA per “riportare il sentimento di paura nella geopolitica”.
Con simili frequentazioni non sorprende ad esempio che Mini, in una simpatica chiacchierata con la TASS il 28 maggio 2023 si sia abbandonato a dichiarazioni raccapriccianti come quella in cui si riferisce alle regioni illegalmente occupate dalla Russia come “territori rivendicati dall’Ucraina”, affermando anche che i vertici del Cremlino avevano sino ad allora “dimostrato la massima razionalità e moderazione”. In un’altra intervista per “Il Sussidiario” esalta lo stato di ottima salute dell’economia russa, mentre “noi stiamo pagando benzina, gasolio, gas, energia elettrica come se fossero oro”. In alcune dichiarazioni rilasciate all’Antidiplomatico, invece, parla degli eventi del 2014 come una guerra di “liberazione” dal “regime di Kyiv”.
Un’attività di propaganda in piena regola, dunque, svolta da un personaggio presentato come esperto militare, con il chiaro scopo di dare una valenza tecnica o persino scientifica alle sue affermazioni, le quali tuttavia rispondono ad una logica di pieno sostegno alla galassia di organizzazioni attraverso le quali la Russia interferisce nei processi decisionali delle democrazie liberali.
Il filo nemmeno troppo sottile che unisce il giornale di Travaglio, Limes e figure chiave del regime di Putin, mai rinnegato nonostante le minacce di scontri nucleari e le dichiarazioni al limite della fantascienza, merita forse una riflessione sugli anticorpi che il nostro sistema di informazione possiede e se questi siano in grado di evitare che la libertà di opinione si trasformi in diritto alla menzogna. Favorendo così aspiranti imperi come la Russia, la quale ha fatto proprio della menzogna e della disinformatia un’arma legittima nell’ambito della sua guerra ibrida permanente contro l’Occidente democratico”.
Marco Setaccioli
https://x.com/marsetac/status/1933274996836540648?t=lVGzi4EOVOwosEXhGJRf9w&s=19
Sotto : Lucio Caracciolo confonde l’aggressore (la Russia) ed il possibile aggredito (i Paesi Baltici).

“L’Italia? Il paese più inondato d’Europa di propaganda russa.
Ricercatori e stampa internazionale osservano il degrado italiano.
Anche un bambino di 10 anni capisce che uno Stato non può rimanere senza Difesa, ciò nonostante oggi abbiamo milioni di italiani che mettono in dubbio questo principio in nome di un infantile e irrazionale proposito di “pace”. Non comprendendo che la pace viene garantita ovunque nel mondo dalla presenza di una forza di dissuasione che non viene usata.
Come siamo arrivati a questo punto?
Dopo tre anni di propaganda russa, non diffusa solamente da propagandisti ad hoc, ma da editori, commentatori e giornalisti italiani a reti unificate, quasi 7 giorni su 7.
Secondo diversi ricercatori, il fenomeno è dovuto ad un mix di fattori:
In parte alla presenza di editori collusi con amicizie e interessi russi. Si pensi al noto legame di Berlusconi, buonanima, patron di Mediaset, con Putin.
In parte all’eredità culturale del PCI, il più grande partito comunista dell’Europa occidentale presente in Italia, che ancora oggi attraversa l’ideologia di una vasta fetta della popolazione italiana, che parte dalla sinistra radicale sino a lambire la sinistra riformista.
In parte alla presenza di movimenti populistici di destra radicale, che da sempre vedono nell’uomo “forte”, in questo caso Putin, il presunto taumaturgo dei mali italiani. Con sponde anche a sinistra nel raccogliere un ampio sentimento ostile all’atlantismo.
In parte alla volontà degli stessi editori italiani, che attraverso la scusa del “pluralismo” e della sedicente imparzialità, selezionano per il pubblico televisivo, non degli esperti, ma degli autentici propagandisti al fine di incrementare la quota di audience per le proprie strisce quotidiane, contribuendo così alla sproporzionata diffusione di teorie che in qualsiasi paese civile non troverebbero un simile spazio. Commenti che poi si riverberano anche sul web e la carta stampata.
La risultante di questo contesto è una pubblica opinione altamente orientata verso l’imperialismo russo, capace di dileggiare il popolo ucraino che ogni giorno si batte per la propria indipendenza, subendo costantemente attacchi mortali da parte di Mosca.
E ciò nonostante, ben pochi riescono così a puntare il dito sul responsabile del conflitto: Putin.
Le responsabilità vengono invece attribuite confusamente, come volutamente confusa è la propaganda russa, ad una miriade di scuse prive di fondamento: che sia la NATO, i “nazisti”, il “golpe americano”, “Zelensky tossicodipendente”, “Macron guerrafondaio”, o l’invasione delle cavallette, il tutto finisce nel calderone del dibattito alimentando ulteriore caos per deviare il discorso dalle azioni provocate dalla Russia”. Post di Adriano Bomboi
Tornando alla Russia e alla sua propaganda sotto, Andrea Lucidi, che lavora ufficialmente per la Russia, tenta di smentire la crescente militarizzazione nelle scuole russe in atto, che ricorda molto il ventennio mussoliniano.

Il Joint Research Centre dell’Ue si trova a Ispra, in provincia di Varese. A pochi chilometri importanti stabilimenti di Leonardo azienda dell’aerospazio cruciale per la difesa
E non a caso il Governo ha proposto che la Marina possa affondare chi minaccia i cavi sottomarini.
Il provvedimento è stato depositato al Senato lo scorso 15 aprile dal presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni e dal ministro per la Protezione civile e le politiche del mare Musumeci.
Andrebbero chiariti, poi, i proventi de il Fatto Quotidiano e andrebbe bloccata le campagne esplicite della propaganda russa.
Nel frattempo il governo italiano verrà messo alla prova : il Media Freedom Act è in vigore: l’Ue pronta a usare ogni strumento per farlo rispettare
… L’Italia deve mettersi in regola o rischierebbe una procedura di infrazione. L’Ungheria è sorvegliata speciale…
Le norme più sensibili, come quelle che permetteranno agli utenti di personalizzare i contenuti multimediali sui dispositivi, entreranno in vigore soltanto nel 2027. Ma il cuore della riforma che impone trasparenza sulla proprietà dei media, limiti all’uso di spyware e la protezione dei giornalisti da interferenze politiche, pressioni economiche o intimidazioni, è già operativa.
Si tratta di “un pilastro della democrazia“, ha sottolineato la presidente Ursula von der Leyen, condividendo la posizione sostenuta anche dalla numero uno del Parlamento europeo, Roberta Metsola, nell’auspicio di “garantire che i giornalisti possano lavorare in sicurezza, liberi da pressioni e paure”. D’ora in poi, per chi non si adeguerà il rischio d’incappare in una procedura d’infrazione è tutt’altro che teorico.
Sotto: sulla rivista – Limes – guidata da Lucio Caracciolo si inneggia alla Russia e si insulta l’Unione Europea :
“Il Cremlino resta spauracchio funzionale ai leader del Vecchio Continente. Per imbecillità, ostilità e calcolo politico. Nessuna conquista di una Ue suddita e morente mentre Mosca vive il suo rinascimento”
Una fede quella di Tretyakov nella rinascita della Grande Russia che non ha mai vacillato. Neppure nei difficili anni del post-soviet quando la neonata Federazione sopravviveva grazie alle sovvenzioni del Fondo Monetario Internazionale e agli aiuti economici dell’ex nemico Zio Sam.
Possiamo tornare grandi scriveva orgogliosamente su Limes nel 1998 quando in molti, forse in troppi, erano già pronti a celebrare il de profundis per la patria di Dostoevskij e Lenin…
Nella realtà Tretyakov finge di non sapere che l’economia russa è in gran difficoltà.
In nessun altro paese europeo la propaganda russa è così sfacciata e supinamente accettata dall’opinione pubblica.


