Pubblicato il 20 gennaio, aggiornato il 29 gennaio 2024

La Russia, allargando la propria zona d’influenza sul Continente africano, mira a controllare il flusso migratorio verso l’Europa.

D’altronde:  Nel 2023, l’Europa ha dovuto affrontare una ripresa migratoria dal Sud. È aumentato il numero degli arrivi di migranti e rifugiati nel Vecchio Continente via mare. Il transito attraverso la Tunisia e le Isole Canarie ha svolto un ruolo senza precedenti…

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, in dodici mesi sono sbarcati 266.940 migranti e rifugiati – il 97% via mare – negli Stati del sud dell’Europa: Spagna, Italia, Grecia, Malta e Cipro.

Segno dell’erosione dei meccanismi di “esternalizzazione” del controllo delle frontiere dell’Unione Europea, sempre più negoziati con gli Stati della sponda Sud del Mediterraneo, tale impennata segna un aumento del 67% rispetto al numero di arrivi nel 2022. risaliamo al 2016 e al 2015, quando l’Europa stava affrontando una crisi migratoria senza precedenti, per trovare cifre più elevate (rispettivamente 373.652 e 1,03 milioni). Il declino seguito a questo picco storico si è interrotto e le curve stanno ricominciando a salire…

Tunisia e Niger sono due snodi cruciali sulle rotte migratorie verso l’Europa.

E il 19 gennaio Repubblica ha scritto:

I russi in Niger

Putin si prende il Sahel e potrà controllare l’arma dei profughi

Scacco matto. I militari russi si insediano ufficialmente in Niger ed estendono l’influenza di Mosca nell’intero Sahel, completando un corridoio geopolitico che unisce i porti della Cirenaica al cuore dell’Africa: la principale rotta della migrazione che porta al Mediterraneo adesso è sotto il controllo del Cremlino.

Il distacco definitivo dall’Unione europea iniziato con il golpe dello scorso luglio, che ha deposto il governo democraticamente eletto ed arrestato il presidente Mohamed Bazoum, è stato sancito martedì con la firma a Mosca di un accordo tra i viceministri della Difesa, Yunus- Bek Jevkurov e Alexander Fomin, e il ministro nigerino Salifu Modi. I tre «hanno concordato di intensificare le azioni congiunte per stabilizzare la situazione nella regione ». La delegazione di Niamey ha accompagnato il premier Ali Mahamane Lamine Zeine, l’economista a cui i generali hanno affidato l’immagine dell’esecutivo, nella capitale russa, prima tappa di un tour che proseguirà in Turchia, Iran e Serbia per cercare finanziamenti e armi: un capovolgimento di alleanze, che apre le porte alle potenze rivali dell’Occidente.

La giunta militare nigerina ha espulso il contingente francese, forte di oltre tremila uomini, che sosteneva la lotta contro l’insurrezione jihadista. Poi ha stracciato gli accordi con l’Unione europea di collaborazione militare ed economica, revocando la legge che puniva il traffico di migranti. Senza più aiuti economici, privi di forniture e istruttori per l’esercito, i generali di Niamey si sono rapidamente avvicinati alla Russia seguendo le mosse dei colonnelli del Mali e del Burkina Faso, del maresciallo Haftar a Bengasi oltre che del comandante Hemeti che in primavera ha scatenato la guerra civile in Sudan. Una catena di putsch che ha spiazzato le cancellerie, incapaci di prevederle e di gestire le crisi: a organizzare i putsch sono stati ufficiali quasi sempre formati e sovvenzionati da Stati Uniti, Francia e Ue. La risposta è stata solo affidata alle sanzioni e all’isolamento internazionale.

I russi si sono inseriti nel vuoto con disinvolto pragmatismo, affidando la partita a Yunus-Bek Jevkurov, che in pochi mesi ha liquidato l’eredità di Evgenij Prigozhin e preso le redini del risiko africano di Mosca. Il generale caucasico diventato viceministro ha esperienze straordinarie di combattimento e di politica tribale, sa come muoversi sopra e sotto i tavoli dei negoziati. Ora molti si aspettano l’arrivo di istruttori e armamenti russi a Niamey, inasprendo gli scontri non solo con le formazioni islamiste ma pure con i gruppi etnici del Nord, che vedono dissolversi gli accordi siglati con i vecchi governi democratici.

L’irruzione di Mosca apre un serio problema per Washington e Parigi. Il Pentagono mantiene in Niger due basi strategiche per le ricognizioni dei droni e la sorveglianza dei terroristi fondamentalisti: sono le ultime rimaste nel Continente assieme a Gibuti. La Francia invece ricava dalle miniere di uranio del Paese un terzo del combustibile per le sue centrali nucleari…

Il testo di Repubblica prosegue parlando delle occasioni perse dal governo Meloni.

Non sappiamo se ciò sia vero ma:

p.s.: nel comtempo la situazione è peggiorata poichè :

” Tre stati dell’Africa occidentale governati da giunte militari hanno dichiarato che stanno lasciando un blocco economico regionale chiave in risposta alle sanzioni e alle pressioni per tenere elezioni democratiche, in un segno delle crescenti tensioni nella regione.

Burkina Faso, Mali e Niger hanno dichiarato in un documento congiunto che lasceranno la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas o Cedeao) con effetto immediato, segnando un significativo deterioramento delle relazioni tra i 15 Stati che fino ad ora formavano il blocco.

A seguito dei recenti colpi di stato, l’Ecowas aveva già sospeso le tre nazioni dall’unione, che promuove l’integrazione economica e la libertà di movimento. Il gruppo ha imposto sanzioni al Niger dopo che il suo presidente democraticamente eletto Mohamed Bazoum è stato rimosso dall’incarico con un colpo di stato a luglio, misure che includevano la chiusura di tutte le frontiere aeree e terrestri, il congelamento dei beni statali e la prevenzione delle transazioni finanziarie con altre istituzioni del blocco. Le sanzioni hanno tagliato fuori il Niger dai due paesi da cui importa la maggior parte del suo cibo e di altri beni essenziali – Benin e Nigeria – portando a prezzi alimentari alle stelle in uno dei paesi più poveri del mondo “.

Sotto una protesta contro l’ Ecowas (o Cedeao) in cui si vede spuntare la bandiera russa. Povertà ed isolamento internazionale di questi Stati favoriscono le manovre di Putin.

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