Mia nonna materna Luisa merita sicuramente questo titolo, che riecheggia la donna nuova dell’Italia anni ‘30 creata da Gino Boccasile per la rivista “Grandi Firme”. È una definizione che le si addice non per il disegno in sé – la signorina di Boccasile è prorompente e sinuosa, la nonna era alta, longilinea e di elegantissima bellezza -, ma perché si adatta alla sua personalità di donna del suo tempo, intelligente, spiritosa, audace e divertente.
“Le Grandi Firme” nasce a metà degli anni Venti per iniziativa di Dino Segre, in arte Pitigrilli, e ha per tema l’umorismo e l’ironia anche un poco licenziosa, pubblicando testi accuratamente selezionati fra i prodotti letterari di autori di livello, le “grandi firme” appunto, da Achille Campanile a Grazia Deledda, Matilde Serao, Luigi Pirandello, Vitaliano Brancati. Il successo della rivista ne fa una delle letture alla moda della borghesia italiana del primo anteguerra. Dalla metà del 1937 cambiano molte cose, Pitigrilli rimane alla direzione ma di fatto chi si occupa di tutto è Cesare Zavattini, i testi si fanno più leggeri e vengono introdotte le illustrazioni, ovvero le “Signorine Grandi Firme” disegnate da Gino Boccasile, uno fra i grandi illustratori e pubblicitari italiani. Le sue donne, una sorta di pin-up all’italiana, sono eleganti secondo la moda dell’epoca, maliziose e sempre in movimento, fanno sport, giocano a golf, vanno in montagna e sugli sci, vivaci protagoniste di strisce e storielle, immagini di una donna ben lontana dall’ideale proposto dal fascismo di matrona-casalinga-madre. Un successone: la “Signorina Grandi Firme” diventa anche un piacevole ritornello musicale dell’allora famosissimo Trio Lescano con l’orchestra dell’eterno Maestro Pippo Barzizza, garanzia della canzonetta di qualità.
Questo misto d’intelligenza, cultura, eleganza e leggerezza era mia nonna Luisa, traduttrice dal francese e dall’inglese per le maggiori case editrici nazionali, autrice di un volume di poesie e di un libretto recentemente edito sulla cucina che già dal titolo, “Perché cuciniamo per chi cuciniamo”, dice non essere un qualunque manuale di cucina o di bon ton, ma un attualissimo testo sull’educazione: “educazione all’alimentazione e al rispetto delle materie prime e delle persone, all’ascolto, all’accoglienza (…)” (THEODOLI QUINTAVALLE, “Perché cuciniamo”).
La nonna Luisa aveva anche una parte che oggi definiremmo “socialite”, con qualche riserva perché lei certo amava brillare in società ma non faceva della vita sociale il proprio stile di vita e il principale motivo della sua esistenza; forse “personaggio del bel mondo”, come si diceva un tempo, le si adatta di più. Non mancava a un evento, a una riunione, a una prima della Scala, con un melomane incallito come il suo primo marito, il nonno Guido Venosta, e la si notava sempre, bella fra le belle, tanto da essere più d’una volta ritratta nelle vignette della celebre giornalista e illustratrice Bruna Mateldi Moretti. Nota semplicemente come “Brunetta”, la Mateldi Moretti era famosa per il suo tratto rapido e ironico e per i suoi articoli che univano cronaca di costume, moda e illustrazione, uno stile inconfondibile che ha segnato la moda e il costume tra gli anni ’30 e gli anni ’50, in collaborazione con le più prestigiose testate giornalistiche, tra le quali il “Corriere della Sera”, e numerose riviste di moda e costume. Oggi è ormai “riconosciuta (…) quale figura chiave del nostro novecento culturale” (v. “Brunetta l’inesauribile”).
Negli album della nonna sono conservate due sue vignette. Dapprima Brunetta coglie Luisa in una Milano estiva e addirittura lussureggiante:
“La vita nelle piscine.
Sui tetti delle case moderne, fra giardini pensili fioriti si svolge la vita sana delle persone che amano l’aria e il sole e che non possono muoversi dalla città”. Ecco le impressioni colte dalla nostra Brunetta sopra una terrazza del centro di Milano attrezzata a piscina. L’armonia pittoresca del bacino azzurro, dei fiori sboccianti in ogni angolo, delle architetture verdi, si fonde con la squisita bellezza del Duomo che si profila arditissimo fra i toni rossi dei tetti nel limpido cielo della industrialissima metropoli lombarda.
Fra le signore presenti: la signorina Massi indossava un costume di tela rossa a fiori bianchi e blu (1). Pure in tela rossa il costume della signora Venosta a bolli bianchi con piccolo volano bianco intorno alla scollatura e all’orlo (2). La gentile padrona di casa indossava un costume di lastex di raso azzurro (3). (…).”.
Riconoscibili gli occhiali a montatura bianca che Luisa indossa anche in una fotografia col marito Guido Venosta, mentre passeggiano a braccetto per Cortina nell’estate del 1940.
Brunetta, poi, le dedica un rapido schizzo nel novembre 1940: “Alla prima del ‘Polliuto’ fu assai notata in un palco la signora Venosta con turbante di velluto damascato con ricco paradiso rosa antico sfumato”. Di quel turbante, per fortuna, abbiamo le immagini.
La nonna Luisa amava la moda, anche se non se ne lasciava imprigionare. Una fotografia la ritrae a Roma con un gruppo di amici tra i quali una giovanissima Irene Galiztine, principessa russa di gran lignaggio fuggita davanti alla Rivoluzione d’ottobre, divenuta creatrice di moda amata da molte donne famose e potenti, resa famosa dal “pigiama palazzo”, capo iconico degli anni Settanta; sportiva com’è, la nonna posa per un servizio fotografico di moda sulla neve, e ancora fra la neve fu fatto uno dei suoi ritratti fotografici più belli; decine poi le fotografie in posa con tailleurs e cappellini, costumi da bagno e anche abiti da “gran soirée”.
Forse, fra tutte, parla un’immagine che riunisce la sua eleganza di mente e di figura, l’immagine di un’alunna del liceo classico “Manzoni”, chiamata a tenere un discorso davanti a Maria José, principessa ereditaria di Piemonte, ad Ada Negri e a molte figure istituzionali nel 1937, un’alta, bella e sicura diciassettenne che già mostrava in nuce la donna che sarebbe diventata.
Bibliografia:
CAPROTTI, “Le ossa dei Caprotti. Una storia italiana”, Milano, 2024/3
ID., “Giuseppe Caprotti. Personaggi: Luisa Quintavalle”.
L. THEODOLI QUINTAVALLE, “Perché cuciniamo per chi cuciniamo”, Edizioni di Maieutica [Fondazione Tullio Castellani], 2012.
“Le Grandi Firme”, voce in “Wikipedia. 25 anni di enciclopedia libera”.
Fondazione Corriere della Sera, “L’ Archivio racconta. Brunetta l’inesauribile“.
S. PACCASSONI, “Brunetta Mateldi Moretti, artista del Novecento” per “Dorature. Storie di illustrazione”, 31 maggio 2019.
C. DI SAN MARZANO, “Dagli anni Cinquanta ad oggi (1951-2011) » Brunetta (Bruna Mateldi Moretti)”, su “150°- 1860-2011. Le Italiane. Biografie”.
IRENE GALITZINE, voce su “Wikipedia, 25 anni di enciclopedia libera”.
E. MASCOLINO, “Chi era Irene Galitzine, principessa della moda. Dalle origini nobiliari alla consacrazione nel jet-set internazionale, la storia di una stilista rivoluzionaria.”, su “Harper’s Bazaar”, 01/01/2025.

