Mauro Lusetti, vice presidente di Confcommercio, il 15 gennaio precisa a Repubblica di «essere a disposizione dell’Antitrust per fornire tutte le informazioni necessarie».
Repubblica: I prezzi sono saliti sugli scaffali, ma perché non per gli agricoltori?
Lusetti : «Noi non trattiamo direttamente con i singoli agricoltori, ma con grandi consorzi, cooperative, organizzazioni di produttori, industrie di trasformazione. Non imponiamo i prezzi, ma li negoziamo in una logica di assoluta trasparenza. L’indagine parte da una visione della filiera che non tiene conto di tutta la parte intermedia, costituita da aziende di trasformazione e dall’industria».
R.: Non tutto viene trasformato però, ci sono prodotti che arrivano direttamente dai campi ai supermercati.
L.: «Sì, ma in ogni caso non abbiamo mai rapporti diretti con gli agricoltori»…
Sotto : il pezzo di Lusetti sugli agricoltori e un articolo del Corriere (15 gennaio 2026) sull’argomento.
Non si capisce se Lusetti parli a nome di Confcommercio o di Conad ma il fatto di non avere rapporti diretti con gli agricoltori NON può costituire un vanto perchè vuol dire che chi compra, nella GDO, non lo sta facendo bene perchè accetta intermediari e opacità nei prezzi d’acquisto e nei margini di tutti gli attori della filiera. Molto probabilmente , negoziando direttamente con i produttori agricoli, potrebbe ottenere prezzi migliori che andrebbero a vantaggio dei propri clienti.
Nel 2020 avevo suggerito a Coldiretti un Osservatorio su questi dati: sono passati 5 anni, forse sarebbe il caso di agire.
Non è mai troppo tardi per tutelare consumatori, produttori e agricoltori.
P.S.: in Esselunga avevamo rapporti diretti con gli agricoltori con cui programmavamo gli acquisti di frutta e verdura.
Chi li ha rapporti diretti ha sicuramente maggior controllo degli effetti inflattivi e un maggior controllo della qualità dei prodotti acquistati
Di seguito : due forti differenze tra il prezzo di partenza ed il prezzo di vendita che riguardano carciofi e farina.

Quindi non ci sono solo :
- burocrazia
- eventi climatici estremi
- taglia delle proprietà agricole (troppo piccole – mediamente – nella UE)
- problemi riguardanti clausole specchio e reciprocità
- concorrenza sleale da paesi terzi
- etichettatura alimentare che NON valorizza il prodotto italiano
- costo dell’energia alle stelle
- pratiche sleali sempre in atto, grazie ad una normativa fallimentare
ma ci sono anche le inefficienze della filiera a penalizzare i produttori agricoli, la cui reddittività rimane problematica.


