Se vivete a Milano e dintorni, o comunque nei pressi di una grande città, certamente l’aria che respirate nelle vostre case non è delle migliori in quanto a salubrità ed ossigenazione.

Ciò è dovuto non solo all’ inquinamento esterno, ma anche alla presenza di sostanze organiche volatili (VOC) all’interno delle nostre abitazioni. I VOC sono composti chimici che si disperdono facilmente nell’aria, come il monossido di carbonio delle cucine a gas, la formaldeide, spesso presente nei prodotti per la pulizia e nella carta igienica, oppure il benzene e lo xilene, presenti in lacche, vernici e detersivi. Secondo uno studio dell’Università di Sheffield (Gran Bretagna), all’interno delle mura domestiche cittadine l’aria potrebbe essere addirittura più nociva di quella che respiriamo per strada.

Tuttavia una soluzione, seppur banale, per purificare gli ambienti delle nostre case, c’è: riempirle di piante.

Come ci insegna il biofisico e professore dell’Università di Firenze, Stefano Mancuso (intervistato poco tempo fa da Il Bullone) le piante non solo sono belle da vedere, ma ci aiutano a salvaguardare la nostra salute assorbendo Co2 e gas nocivi e restituendoci l’ossigeno che i fattori inquinanti ci rubano quotidianamente. Sono molteplici le specie che ci permettono di migliorare la qualità dell’aria giorno per giorno: la lingua di suocera neutralizza la formaldeide, la palma di bambù è particolarmente efficace contro il benzene, il falangio è in grado di filtrare xilene e ossido di carbonio. Ma non solo, anche l’edera, il ficus, lo spatifillo, la dracena, la gerbera e il filodendro sono perfette per assorbire le sostanze potenzialmente nocive. Inoltre, secondo lo studio condotto a New Dehli dal ricercatore e attivista ambientale Kamal Meattle, grazie a questi accorgimenti sono stati riscontrati effettivi miglioramenti per la salute dell’uomo, come una minore incidenza di mal di testa, una maggiore ossigenazione del sangue e un maggiore rendimento lavorativo.

Insomma, armiamoci di pollice verde e circondiamoci di piante!

Di Eleonora Prinelli (vedi sotto).

Stefano Mancuso è uno scienziato di fama internazionale, dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV), dell’Università degli Studi di Firenze, presso la quale è Professore. Ha insegnato in università in varie parti del mondo. È, inoltre, autore di testi di carattere scientifico e di numerose pubblicazioni su riviste internazionali.

La neurobiologia vegetale studia i segnali e la comunicazione presente nelle piante a tutti i livelli di organizzazione biologica, dalla singola molecola alle comunità ecologiche. La neurobiologia vegetale è una disciplina nuova, come abbiamo detto sopra, e anche osteggiata da molti. Essa studia come le piante possano riuscire a ricevere dei segnali dall’ambiente, rielaborando le informazioni e calcolando le soluzioni adatte alla propria sopravvivenza.

L’ho conosciuto personalmente in Triennale.

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