Uno dei motivi per cui il record mondiale viene poco attenzionato dai media è che nessuno ha voglia di perdere gli 80 milioni di budget che le aziende imbottigliatrici investono in pubblicità per differenziare un prodotto che, nel 90% dei casi è indistinguibile dagli altri e dove il marchio si riconosce solo per il colore dell’etichetta. Quando si parla di acqua minerale, i media preferiscono focalizzarsi su aspetti poco controversi come l’efficiente sistema di riciclo, tralasciando le criticità di tipo economico e ambientale.
Dal canto suo l’industria è sempre stata molto abile nel veicolare l’immagine di un’acqua minerale eccellente: pura all’origine, con virtù salutari spesso inventate (leggerezza, dieta, sport…), e sicura perché autorizzata dal Ministero della Salute. Essere i primi consumatori al mondo di un prodotto percepito come salutare è implicitamente considerato un primato “neutro” o addirittura “positivo”. Da noi il consumo di minerale viene visto come una scelta culturale, come un’abitudine consolidata piuttosto che un fallimento della rete pubblica.

