«La struttura dei costi è profondamente cambiata. La maggior parte delle materie prime, agricole e non agricole, registra oggi livelli sensibilmente inferiori rispetto ai picchi degli anni scorsi. Le eccezioni sono circoscritte a pochi comparti, come carne e caffè. Anche i costi energetici, sia dell’elettricità sia del gas, sono in netto ridimensionamento».
Secondo Mastrolia, la rigidità dei listini non ha origine nella distribuzione. «Prezzi elevati comprimono i volumi, rallentano i consumi e finiscono per penalizzare l’intero sistema economico. Non è un interesse della grande distribuzione mantenerli. Il problema risiede in una parte dell’industria di marca che continua a difendere strutture di prezzo costruite in una fase emergenziale, quando i costi erano significativamente più alti. Oggi quella fase è superata, ma l’adeguamento dei listini non è avvenuto, creando una disconnessione evidente tra costi industriali e prezzi finali».
Quali sono i rischi in questa situazione?
«Il rischio è che si creino effetti strutturali. Se i prezzi non si adeguano ai costi reali, si riducono i volumi, si indebolisce la domanda e si innesca un circolo vizioso che penalizza anche l’industria stessa. La sostenibilità dei margini non può prescindere dalla sostenibilità dei consumi».
CorrierEconomia del 19 gennaio 2026
Dopo quella riguardante Confcommercio ,un’altra stortura che avevo denunciato tempo fa, parlando dei margini dell’industria che dopano l’inflazione, e che rendeva cara la spesa dei consumatori.
Sotto : un articolo del dicembre 2025 sulla GS. Redatto il 19 gennaio , aggiornato il 22 gennaio 2026

