Dal “Corriere della sera” – Mercoledì 16 gennaio 2019

Due capolavori accendono la luce
Gli Amici di Brera presentano il restauro dei lampadari nella Sala Teresiana

Gli Amici di Brera fanno luce sullo scrigno del palazzo piermariniano che ospita pinacoteca, biblioteca e accademia: la Sala Teresiana. Questa sera (via Brera 28, ore 19.30, tel. 02.86.07.96, su invito) sarà infatti presentato il restauro dei due lampadari in cristallo di Boemia d’inizio ’800 che illuminano la Sala Teresiana della Braidense con le sue migliaia di libri antichi e,nella stessa occasione, si riparlerà del libro che raccoglie gli atti dell’incontro sui novant’anni (Una meraviglia chiamata Brera 1916-2016, Skira) degli Amici di Brera. I pezzi che compongono le due lumiere erano quelli delle luci che si trovavano nella Sala delle Cariatidi sino ai bombardamenti del 1943, che le distrussero. Nel Dopoguerra i frammenti furono riassemblati nelle due grandi lumiere, ora restaurate grazie al sostegno di Giuseppe Caprotti.

Questi lampadari, tra i più belli di Milano con quello del Teatro alla Scala, hanno quindi una storia analoga a quest’ultimo. Anche quello della Scala fu bombardato nel ‘43 e poi ricostruito.

«È solo l’ultimo tra i numerosi sostegni offerti in questi anni dagli Amici di Brera», ha ricordato il direttore del complesso, James Bradburne. Tra questi, supportati dalla presidenza di Aldo Bassetti (nato nel 1926), ci sono stati molti restauri, il nuovo ingresso all’Orto botanico, la trasformazione della Sala della Passione e la donazione di opere d’arte, alcune delle quali saranno collocate a Palazzo Citterio. La più importante donazione degli Amici resta la «Cena in Emmaus» di Caravaggio, acquista nel 1939 grazie all’intervento dell’ex sovrintendente Ettore Modigliani (del quale stanno per uscire le memorie), oltreché i conti Paolo Gerli, Mario e Aldo Crespi, il supporto di Guido Piovene sul «Corriere della Sera» e il via libera del ministro Bottai.

Gli Amici di Brera (circa mille associati) ripartono nel 2019 con la consulenza della società Oliver Wyman per essere più competitivi nel fundraising e nella ricerca di nuovi soci (specie corporate), un nuovo logo e un nuovo sito (https://amicidibrera.org).

Nei prossimi mesi diventeranno una onlus.

Pierluigi Panza

 ©Corriere della Sera Milano, 16 gennaio 2019

 


 

Da “La Repubblica” del 16 gennaio 2019

Gli Amici di Brera festeggiano 90 anni e rilanciano la raccolta fondi

Dopo la Pinacoteca, che con l’arrivo del direttore James Bradburne ha visto in tre anni un completo rinnovamento, anche l’associazione Amici di Brera, che dal 1926 opera accanto e a sostegno del museo, si rifà il look. Con un nuovo sito e un nuovo logo, gli Amici festeggiano i 90 anni di attività guardando all’estero, alle grandi istituzioni museali come il Metropolitan di New York, per allargare la platea dei sostenitori, oggi fermi a un migliaio, puntando a conquistare tutti quelli che hanno a cuore “le sorti di un grande museo statale” e che vogliano contribuire ad arricchirne il patrimonio. Dando quindi anche un nuovo slancio alla raccolta fondi, linfa vitale per la Pinacoteca, che negli anni si sono dimostrati indispensabili non solo per il restauro delle opere — una delle ultime è la statua del Canova nel cortile d’onore — e per il miglioramento dei servizi al pubblico, ma addirittura per l’acquisizione di capolavori oggi parte della collezione.

Uno su tutti, la celebre Cena di Emmaus di Caravaggio, che nel 1939 fu comprata da un privato grazie all’opera congiunta dell’allora direttore Ettore Modigliani, in esilio in Abruzzo dopo essere stato cacciato dal museo in quanto ebreo, e del presidente degli Amici di Brera, il senatore Ettore Conti.

Per l’acquisto del quadro furono richieste 500mila lire, l’associazione nelle casse ne aveva solamente 9.000, il resto, una cifra molto consistente all’epoca, fu donato personalmente da due consiglieri, Aldo Crespi (padre di Giulia Maria, presidente onorario del Fai) e Paolo Gerli. Fu così che la Pinacoteca riuscì ad accaparrarsi un dipinto che oggi è uno dei vanti del percorso espositivo. Neanche un anno più tardi, nel 1939, l’associazione fu costretta a sciogliersi a causa delle leggi razziali, ma la sua attività riprese dopo la guerra su volere della direttrice Fernanda Wittgens.

Da allora non si è più interrotta oggi celebra i 90 anni (in realtà con due anni di ritardo) con una pubblicazione di Skirà che racconta “Una meraviglia chiamata Brera 1926-2016”, raccogliendo aneddoti e storie del museo voluto da Maria Teresa D’Austria, e restituendo alla sala Maria Teresa della Biblioteca Braidense gli splenditi lampadari in cristallo di Boemia restaurati grazie al contributo di Giuseppe Caprotti, unici due esemplari rimasti dei dodici che un tempo arredavano la sala delle Cariatidi.

L’attività prosegue «grazie a una migliore collaborazione con il nuovo direttore — confessa il presidente Aldo Bassetti — con cui i rapporti sono tornati più fecondi dopo qualche anno di indifferenza».

E, in attesa di trasformare l’associazione in onlus, dal sito gli Amici occhieggiano ai sostenitori con sei possibilità di tesseramento che vanno dagli studenti (15 euro) alle aziende (8000), passando per il socio ordinario che con 70 euro offre diverse convenzioni oltre all’ingresso gratuito sia alla Pinacoteca che alle Gallerie d’Italia.

Teresa Monestiroli

©La Repubblica del 16 gennaio 2019

Corriere della Sera

La Repubblica

Condividi questo articolo sui Social Network
Facebooktwittergoogle_pluslinkedin