Il contesto è quello di una guerra ibrida , dove ogni giorno, la Russia attacca paesi Nato o dell’ex area sovietica, come nel caso della Moldova.
Putin porta le minacce ibride sulla soglia del conflitto contro l’Europa
E’ appena stato rinvenuto un deposito di armi russe in Germania.
In uno scenario di guerra il governo Meloni e il Vaticano favoriscono “il dialogo pacifista” con Putin
… Dietro al cerimoniere di questo processo all’Occidente debosciato, corrotto e antireligioso sfilerà una galleria di ayatollah iraniani, generali rossobruni, indovini geopolitici, clericofascisti d’antan e 2.0, cardinali reazionari, pacifisti rivoluzionari e una fauna sovranista assortita di toghe, feluche e laticlavi, tutti festanti al funerale del vecchio mondo e al battesimo della nuova era post-illuminista. Leggetevi i nomi e capirete.
Incompleto spoiler per i più pigri. Certo che ci sono – come avrebbero potuto mancare? – Roberto Vannacci, Lucio Caracciolo, Michele Santoro, Marcello Foa e Simone Pillon.
Ma ci sono anche il cardinale Angelo Bagnasco (che festeggerà in quella sede i sessant’anni di sacerdozio) e il prefetto emerito del Sant’Uffizio, cardinale Gerhard Ludwig Müller; i generali Maurizio Boni e Marco Bertolini; il pm Nino Di Matteo, il presidente della Coldiretti Ettore Prandini e il leader del Family Day Massimo Gandolfini; i parlamentari Paolo Inselvini (Fratelli d’Italia) e Maurizio Gasparri (Forza Italia); l’ex ambasciatore italiano a Mosca Giorgio Starace e quello attuale presso la Santa Sede Francesco Di Nitto, nonché Sua eccellenza l’ayatollah Mohammad Hossein Mokhtari, ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede, accompagnato da Ali Asghar Soltanieh, già negoziatore di Teheran presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica di Vienna, due notori professionisti dei dialoghi di pace.
In mezzo a questo splendido circo pacifista, spicca poi la figura del ministro della Giustizia Carlo Nordio che discetterà sulla «crisi antropologico-giuridica dell’Occidente alla luce del processo a Gesù di Nazareth», mica bazzecole.
Si sbaglierebbe gravemente a trattare queste baracconate di diplomazia parallela e queste strategie di influenza benedette dal Cielo e dalle porpore come uno spettacolo ridicolo e irrilevante. È ridicolo, ma è rilevantissimo. Da ben prima dell’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina la Russia – alla pari dell’America Maga – ha infiltrato e spesso direttamente suscitato organizzazioni religiose e para-religiose, per farne veicolo di una propaganda antiliberale centrata sull’effetto dissolutivo del rule of law.
Il riconoscimento della libertà individuale sui temi eticamente sensibili e la limitazione costituzionale del potere dello Stato sono messi sul banco degli imputati come causa dell’erosione delle appartenenze e delle identità, dell’indebolimento della coesione sociale e del pervertimento dell’etica pubblica e del principio di autorità.
Il trade-off tra la forza del diritto e il diritto della forza viene poi trasferito dal piano delle relazioni individuali (come sui temi dell’etica sessuale, familiare e riproduttiva) a quello delle relazioni internazionali, dove si oppone alla fragilità e al disordine dei rapporti liberi e cooperativi tra gli Stati (cioè a qualcosa come uno stato di diritto internazionale) la solidità e l’ordine di blocchi costruiti su equilibri di potenza e giustificati unicamente da essa.
Il passo dalla difesa della cosiddetta famiglia tradizionale alla difesa del Russkij Mir è molto più breve di quanto si pensi. La destra italiana, anche quella, per così dire, pre-vannacciana, lo ha capito da tempo; infatti fino al 2022 ha flirtato apertamente con il tradizionalismo religioso putiniano e ha ampiamente accettato, quando non giustificato l’occupazione del Donbas e l’annessione della Crimea, tuonando contro le «folli sanzioni» alla Russia, effetto dei «ricatti di Bruxelles» (Giorgia Meloni, 2018), e addirittura celebrando in Putin «uno dei migliori uomini di governo al mondo» (Matteo Salvini, 2019).
Ora, si torna al passato?


