Non somiglia a un castello delle fate, ma magico lo è stato comunque, specialmente per chi ci ha passato l’infanzia giocando sul grande prato diradante verso il lago di Ginevra.
Bursinel, nel Cantone di Vaud, tra Rolle e Nyon, è legato a un episodio fondamentale della storia cantonale (e svizzera) del XVI secolo, quando ancora si lotta contro i potentati confinanti che cercano di conquistare quei ricchi territori.
Nel 1527 i nobili cattolici sostenuti dal duca Carlo III di Savoia (i cosiddetti “mamelucs) , temendo per le proprie proprietà rurali, combattono la Ginevra degli “Eidguenots”, i confederati nel partito ginevrino sostenitore dell’indipendenza della città e dell’alleanza con le Leghe svizzere contro, appunto, il duca di Savoia (mamelucs, Treccani). Un giorno, durante un banchetto dei nobili “mamelucs” nel salone del castello di Bursinel, il cui signore è a favore del duca Carlo, monsieur de Ponteverre, Capitano generale di Savoia, levando il proprio cucchiaio e portandoselo alla bocca proclama che allo stesso modo “avrebbero inghiottito Ginevra”, dando così vita alla Lega dei Cavalieri del Cucchiaio i quali, radunati circa 4000 uomini, nel 1530 pongono la città sotto assedio. La popolazione ginevrina però resiste con straordinario coraggio, e i soldati “Eidguenots” sconfiggono rovinosamente la Lega, alla fine disapprovata dallo stesso Duca di Savoia. I castelli dei nobili sconfitti, compreso quello di Bursinel, vengono bruciati, e il Cantone di Vaud resta libero (Le château de Bursinel).
A Bursinel ci si ritrova tutti, zii cugini fratelli nonne e bisnonne. Lo zio Claudio Caprotti, ultimo fratello di mio padre Bernardo, conserva diverse fotografie; sorridenti sulla grande loggia del castello verso i prati, d’estate fresca e soleggiata, mia nonna Marianne [Maire Caprotti] ricama o accarezza i cani, insieme a sua madre, la bisnonna Fernande [Kampmann Maire]. Su quella stessa loggia chiacchierano amabilmente, persino affettuosamente anche i miei genitori Bernardo e Giorgina, e la zia Lu, moglie dello zio Guido, il mediano dei fratelli Caprotti.
Noi bimbi giochiamo ore interminabili sul prato, guardati a vista dalle tate. Bursinel è uno dei luoghi del cuore dell’infanzia e della prima giovinezza: oltre a giocarci da piccolo, tra maiali e mucche , e a conoscere la famiglia francese della nonna – adoro Yette, sorella della nonna, e suo marito Roger – il castello servirà, tra il 1975 ed il 1979, anche ad ospitare gli amici del Rosey. Rolle, dove studiamo, è infatti lì vicino, a qualche km. Ricordo grandi tavolate a pranzo, con papà che cucina per tutti noi, compagni di collegio. All’epoca c’era anche il mio cane adorato, Teo.
Dopo discussioni e litigi feroci tra i fratelli, a metà degli anni ’70 il castello svizzero tocca a Bernardo; viene affittato, poi mio padre lo dona a Violetta che lo vende con mio grande dispiacere. Oggi è diventato una proprietà vitivinicola con grandi progetti di sviluppo per quel vino che tutti noi apprezzavamo.
Fonti:
Albiate (MB), Archivi di Villa San Valerio, Archivio fotografico.
Firenze, Archivio di Claudio Caprotti, Archivio fotografico.
Bibliografia:
«Le château de Bursinel».
«Bursinel, place de l’Eglise».
“Eidguenots”, lemma in “Treccani. Enciclopedia on line”
G. CAPROTTI, “Le ossa dei Caprotti. Una storia italiana”, Milano, 2024/3.
ID. “Le ossa dei Caprotti”. Le dimore dei Caprotti: il Castello di Bursinel, Cantone di Vaud, Svizzera. Spunti dal libro”.
ID., “Le ossa dei Caprotti”. Le dimore dei Caprotti: Villa Nadina, Forte dei Marmi, anni ’60. Spunti dal libro”.

