Nel libro “Le ossa dei Caprotti”, la memoria familiare emerge come un filo che attraversa le generazioni, senza mai esaurirsi. È proprio seguendo questo filo che, accanto alla storia dei Caprotti, riaffiorano le radici dei Maire, dei Mallarmé, dei Kampmann e dei Koechlin, legate a mia nonna Marianne Maire Caprotti, francese d’Alsazia. Queste pagine ne custodiscono il ricordo.

 

La bisnonna Fernande è nata il 10 dicembre 1877 a Épinal, capoluogo del dipartimento francese dei Vosgi nella regione del Grand Est, da Alfred Léon Kampmann, industriale di Épinal fabbricante di apprezzatissimi cappelli di paglia, e Anna Lucie Mallarmé.

Sposatasi il 27 settembre 1897, a 19 anni, con il ventisettenne Georges Maire “employé de commerce”, impiegato nel commercio, è madre di tre figli:

Pierre (1899-1956), musicista di grande talento, concertista famoso e una delle anime della musica a Épinal;

Juliette (detta Yette, 1900-1975), donna di carattere, come tutte le donne di famiglia, che sposa nel 1929 Léon Roger Baumgartner e ha due figli, Yves e Nicole [l’unico che non ho conosciuto è Yves].

Marianne, mia nonna paterna (1906-1983), che nel 1924 sposa il nonno Peppino Caprotti, seguendolo poi in Italia.

Fernande è una suocera affettuosa per Peppino, col quale scambia per tutta la vita una fitta corrispondenza. Nei ricordi dello zio Claudio, ultimo dei fratelli di mio padre Bernardo, Fernande – che ho conosciuto a Bursinel e che ricordo con profondo affetto – è un tourbillon di vitalità e di risate. Magrissima – “sopravviveva ad acqua e Meritene”, ancor oggi noto integratore alimentare di vitamine e proteine -, è un fuoco d’artificio, intrattiene i nipoti bambini col racconto di pièces teatrali di cui interpreta tutti i personaggi. Il ricordo dello zio si sposta poi a Parigi, dove ha lunghe conversazioni su ogni argomento con lei e Simone, moglie di Pierre, fratello maggiore della nonna Marianne.

La bisnonna Fernande muore a Parigi, nella sua abitazione di rue de Maspéro, il 1 ottobre 1970. Tanti anni dopo l’appartamento parigino sarà la sede di uno scontro pesante tra me e mia nonna sulle vicende che oppongono Guido e Claudio a mio padre Bernardo.

 

 

Il bisnonno Georges nasce a Mulhouse il 7 luglio 1870, figlio di Pierre, “negoziante” e di sua moglie Climène Koechlin, appartenente a una delle grandi famiglie industriali della città, sposata l’anno prima. Si può pensare che Pierre si sia trasferito a Épinal come hanno fatto molti altri, i Koechlin stessi e anche i Mallarmé, la famiglia di sua suocera Anna Lucie, dopo la Guerra franco-prussiana e l’annessione dell’Alsazia-Lorena al neonato Impero tedesco: coloro i quali vogliono rimanere francesi si trasferiscono infatti in altre regioni, prendono la cittadinanza francese e ricostruiscono o creano ex novo le loro attività. Gli industriali che passano la “Linea Blu dei Vosgi”, il confine che segna il nuovo confine tra la Francia e la Germania, spesso fanno la fortuna dei luoghi che li accolgono.

Nel censimento del 1911, Georges è passato da “employé de commerce” a “Directeur du comptoir”, traducibile, in questo caso, con Direttore di filiale. Molto probabilmente il salto di qualità è avvenuto grazie alla nascita del Comptoir de l’Industrie Cotonnière (CIC), un gruppo creato da Marcel Boussac proprio nel 1911, con sede in rue Gambetta, dove la famiglia Maire risiede.

Per formare dirigenti, ingegneri e capisquadra, l’unica scuola specializzata era quella di Mulhouse, rimasta nella parte tedesca. Per sostituirla sul versante francese, l’Unione cotoniera dell’Est istituisce nel 1905 l’Ecole supérieure de filature et de tissage de l’Est, divenuta presto molto rinomata. Qui il giovane nonno Peppino viene mandato a impratichirsi nella tecnica e nell’amministrazione commerciale, qui conosce Marianne, la figlia più giovane dei Maire, e qui nel 1924 la sposa.

Anche se i dati sono ancora pochi (le ricerche sono solo all’inizio), sembra d’intravvedere un certo parallelismo con quella che fu la storia dell’altro mio bisnonno, quello materno, Giuseppe Venosta, in quegli stessi anni giovane ingegnere della Pirelli, che partendo dagli inizi finisce per diventare Direttore generale, anche se solo per qualche mese perché morto abbastanza giovane.

Georges se ne va a 61 anni, il 26 marzo 1931.

Di lui sono rimaste molte fotografie, molte lettere scambiate col genero, mio nonno Peppino, sia d’affari che di famiglia. Viene spesso in Italia a trovare Marianne, la sua “Nane”, ma morendo nel 1931 non lascia grandi ricordi ai nipoti, ancora troppo piccoli. Fortunatamente, la sua corrispondenza ci consegna il ritratto di un uomo d’affari tutto d’un pezzo – è un continuo scambio di assegni, documenti, proposte d’affari tra lui, il genero Peppino e pure il cognato di quest’ultimo, Ernesto Thomas, marito della sorella Silvia e anch’egli imprenditore tessile di successo –, ma anche di un uomo affettuoso e presente nella vita della sua famiglia, che ama la caccia, i cani e i nipotini.

 

Fonti:
Firenze, Archivio di Claudio Caprotti, Archivio fotografico.
«MAIRE, Georges», voce in «Filæ. Registre des naissances en France – Etat civil à partir de 1529».

Bibliografia:
N. STOSKOPF, «KAMPMANN», voce in «Fédération des Sociétés d’histoire et d’archéologie d’Alsace», 1993.
J. KŒCHLIN, «Tableaux généalogiques de la famille Kœchlin, 1460-1914». Mulhouse: E. Meininger, 1914, tavola 307.
S. KUHN, «Les industriels honorés à Saint-Michel», «Vosge Matin», 11 settembre 2018.
FOCUS. «L’Industrie textile dans le Pays d’Epinal», p. 20.
«École supérieure des industries textiles d’Épinal (ESITE)», voix dans «Wikipédia, L’enciclopédie libre».

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Spunto dal libro: "Le ossa dei Caprotti" Tra Garibaldi, la Cia ed Esselunga, il racconto ben documentato della famiglia che ha rivoluzionato per sempre le abitudini degli italiani.
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