Come industriale e figura pubblica della società bergamasca, Carlo sceglie quale abitazione a Bergamo una signorile dimora nell’attuale via Tasso, con un grande parco di 5,61 pertiche (oltre 3600 mq.), studiato e organizzato da Carlo stesso. Il palazzo esiste ancora; sono rimaste fotografie degli interni d’epoca, arredate secondo l’opulento e affollato gusto di fine Ottocento, non senza richiami, nei quadri, a quel Risorgimento cui il giovanissimo Caprotti anelava tanto a prender parte, provandoci in effetti, ma rimanendone ai margini, profondamente deluso. E anche il parco esiste ancora, voluto da Carlo come giardino romantico all’inglese (ossia dove le specie arboree possono crescere in controllato disordine), recentemente restaurato e aperto al pubblico. Ancora si può vedere la cosiddetta “Sala del Tè”, un padiglione in stile neo-rinascimentale dove nella bella stagione si andava a ristorarsi e a conversare dopo una passeggiata, costruita nel 1890 sulla scorta di edifici simili (si veda ad esempio la Coffe House del parco di Villa Trotti-Bentivoglio a Verano Brianza, costruita più o meno alla stessa epoca). L’edificio è rimasto praticamente immutato nel tempo, come mostra una fotografia del mio archivio che porta sul recto la scritta “Primavera 1894”.
Carlo amava le cose belle, e la meccanica, dopo tanti anni a studiarla ed applicarla in tanti macchinari, dev’essere diventata per lui non solo un mezzo ma anche una passione. Progetta con un mastro orologiaio svizzero, Ernest Guinand, un cronometro con tourbillon (un piccolo motore che fa girare il cuore dell’orologio) di particolare raffinatezza tanto da venire compreso fra le collezioni del Musée d’art et d’histoire di Ginevra. Il prezioso oggetto è stato rubato con altri dal museo una ventina d’anni fa, e mai più ritrovato; fortunatamente ci è rimasta un’immagine da catalogo a suo tempo pubblicata sul sito della mostra “Per filo e per segni”.
Carlo vive anche l’ultima parte della sua vita come un’avventura: trascorre infatti buona parte dell’anno ad Algeri, caracollando per il deserto e inviando cartoline esotiche, salvo in ultimo, quando non tornerà più sotto i cieli africani per trascorrere gli ultimi suoi mesi a Bergamo con la famiglia. Non sappiamo ancora il perché di questa scelta, a quanto sembra dettata da motivi personali; ma certo è molto in linea con il personaggio.
Fonti:
Albiate (MB), Villa San Valerio, Archivi di Villa San Valerio, Archivio della Manifattura Caprotti, Archivio di Giuseppe Caprotti (1837-1895).
Bibliografia:
G. CAPROTTI, “Le ossa dei Caprotti. Una storia italiana”, Milano, 2024/3.
R. ROMANO, “I Caprotti. L’avventura economica e umana di una dinastia industriale della Brianza”, Milano, 1980.
M. CANGELLI, “Parco Caprotti, un viaggio incantevole fra natura e finzione”, articolo in “Bergamo News”, 17 luglio 2022.
Per filo e per segni. Innovazione e creatività dell’ industria tessile a Bergamo tra XIX e XXI secolo, mostra multimediale e interattiva, Bergamo, 2008 (rif. “Rivista di Bergamo”, gennaio-marzo 2008, numero monografico dedicato alla mostra).
M. GELFI, Capitali svizzeri e nascita dell’industria cotoniera a Bergamo, in “Archivio storico bergamasco”, n.s., n. 3, settembre-dicembre 1995, pp. 4-41.
E. SÀITA, “I Caprotti : aspetti privati, dal Risorgimento alla Seconda Guerra Mondiale”, 08/11/2022.

