La Grande Guerra si portò via un mondo, un modo di vivere, tante cose, tante persone. Dopo, nulla fu più lo stesso. Anche nei paesi si videro molte più cose nuove nel decennio successivo al conflitto che non in un intero secolo, e fra queste, ad Albiate, l’edificio amministrativo che avrebbe ospitato, cosa usuale all’epoca, il municipio, le scuole e il piccolo ambulatorio del medico condotto.

Il nuovo palazzo nacque certo sulla necessità di una sede più adeguata ma anche sull’onda emozionale che, seguente la fine della guerra, volle ricordare i ben 60 fra morti e dispersi del paese. Così ne scriveva il parroco don Felice Milanese: “Onore e gloria soprattutto ai nostri Morti. Ben a ragione, invece di innalzare loro un freddo monumento di marmo e di bronzo, si pensò di consacrare al loro nome il grandioso Palazzo del Municipio e delle Scuole Comunali. Il Viale della Rimembranza si apre in via Elena e si allarga sullo spiazzo. Per voto di Autorità e di Popolo, l’edificio venne inaugurato nell’ottobre del 1929 (…).” (MILANESE, Albiatum, p. 87).

Oltre alle lapidi a ricordo dei caduti, all’interno dell’edificio fu posta una terza lapide, piccola e spoglia, a ricordo dei benefattori che donarono terreno e denari affinché il progetto si realizzasse:

“All’erezione di questo palazzo/ concorsero /con spontanea sottoscrizione / il Popolo tutto con L. 90.000 / CAROLINA e CAV.E ANGELO TANZI [con L.] 30.000 / BERNARDO CAPROTTI a mezzo di suo figlio PEPPINO [con L.] 20.000 / La DEPUTAZIONE PROVINCIALE [con L.] 10.000 / Famiglia GALEAZZO VIGANÒ /con la donazione del terreno”.

Negli archivi di Villa San Valerio si trova un nutrito fascicoletto di corrispondenza relativa alla commissione di mio nonno Peppino Caprotti all’architetto Alberto Sartoris dei progetti per l’erezione della nuova scuola/municipio di Albiate e della cappella di famiglia nel cimitero locale (1928-29).

Peppino, che come tutti in famiglia aveva occhio per l’arte e s’appassionava di architettura, non aveva scelto un professionista a caso. Alberto Sartoris (1901 – 1998) fu oltre che architetto, designer, critico d’arte e insegnante. Dal 1920 al 1923 aderì al Movimento Futurista, e nel 1928, proprio all’epoca dei progetti per Peppino Caprotti, è uno dei membri fondatori del CIAM (Congrès Internationaux d’Architecture Moderne) con, fra gli altri, Le Corbusier. Nel 1945 fondò con altri a Losanna la Scuola di Architettura “Athenaeum”, e nel 1932 scrisse “Gli elementi dell’Architettura Funzionale”, un’opera in più volumi, riedita più volte, in ultimo col titolo di “Encyclopédie de l’architecture nouvelle”, che fece di lui uno dei teorici del Razionalismo italiano (“Alberto Sartoris”, Wikipedia).

È una lettura interessante, questa corrispondenza fra il committente, il nonno Peppino, e il commissionato, lo sfuggente architetto ormai noto. Il primo sollecita continuamente, irritato dai costanti e lunghi ritardi del Sartoris (e dire che allega pure dei mandati di pagamento, e non da poco!), anche perché pressato dalla malattia del padre Bernardo detto Nardo, che ormai è agli sgoccioli e “prima di lasciarci, aveva il diritto di vedere la SUA cappella” (Albiate, 27 aprile 1928). Dal canto suo l’architetto, in ben altre faccende affaccendato a causa del CIAM, risponde tentennando, rimandando, temporeggiando. Quando un Peppino fuori dai gangheri gli comunica, il 18 giugno, che i quattro mesi persi sono senza scusante sia per le scuole sia per la cappella, visto che Nardo ormai è morto, il Sartoris, dopo una tiritera in pessima retorica scrive che “mio povero Papà anche, pur avendo suo figlio archi-tetto, è morto senza vedere la sua tomba” (Torino, 9 luglio 1928), cosa che certo non depone a suo favore.

Peppino chiede insistentemente la rinuncia da parte dell’architetto, sia per i progetti del municipio, sia per quelli della cappella. Se per il municipio pare ci sia riuscito, dato che il progetto, alla fine, fu depositato con altra firma (“Sartoris”, Wikipedia), per la cappella sappiamo che, con grande sollievo di Peppino, il 25 di agosto Sartoris manda una fattura a saldo lavori. Non è detto, almeno in questa corrispondenza, se i lavori fossero effettivamente finiti oppure no, ma probabilmente al nonno bastava essersi tolto di torno il volatile genio della più moderna architettura, e aver finalmente visto il compimento dei due progetti che gli stavano a cuore.

Fonti:

Albiate (MB), Villa San Valerio, Archivi di Villa San Valerio, “Archivio della Manifattura Caprotti”, “Giuseppe Caprotti (1901 – 1929)”, B. 171, fasc. 140-3.

Bibliografia:

CAPROTTI, “Le ossa dei Caprotti. Una storia italiana”, Milano, 2024/3.

ID., “Le ossa dei Caprotti”. I Caprotti e il loro riposo: la cappella di famiglia, Cimitero di Albiate, 1928 – 1929. Spunti dal libro”

Sac. F. MILANESE, “Albiatum. Albiate dall’anno mille ai giorni nostri. Notizie storiche, civili, religiose, artistiche”, Albiate, 1962, ripubblicato ne «I quaderni albiatesi de “Il Cittadino della domenica”», n. 35, 1989.

A: CUNIETTI, “Scuola elementare Giuseppe Ungaretti, Albiate (MB)”, scheda su Regione Lombardia, “LombardiaBeniCulturali”, 1995 (aggiornamento A. MOZZI, 1998).

“Alberto Sartoris”, voce su “Wikipedia, 25 anni di Enciclopedia libera”

“Sartòris, Alberto,” voce in “Treccani. Enciclopedia on line

Antoine Baudin: “Sartoris, Alberto”, in: Dizionario storico della Svizzera (DSS), Versione del 2009 (voce dell’edizione a stampa del DSS, aggiornata il 31.01.2011)(traduzione dal francese). Online, consultato il 26.03.2026.

cop
Spunto dal libro: "Le ossa dei Caprotti" Tra Garibaldi, la Cia ed Esselunga, il racconto ben documentato della famiglia che ha rivoluzionato per sempre le abitudini degli italiani.
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