La storia del gin (titolo originale : “Nella vasca da bagno Eco faceva il gin”) , raccontata “in modo divertente”.

Sui problemi dati dall’alcol adulterato, fatto in casa, e sulle morti che causa ancora oggi nel mondo  puoi leggere questo articolo.

Nella vasca da bagno Eco faceva il gin

 

Di Helmut Failoni

 

La ricetta è firmata da Umberto Eco, che la pubblicò sessant’anni fa in un libro ora introvabile — firmato a quattro mani con l’amico etnomusicologo Roberto Leydi — dal titolo Shaker. Il libro dei cocktail (Pizzi editore, 1961). Il futuro semiologo in quelle pagine spiegava divertito come produrselo in casa. Nella vasca da bagno per l’esattezza. Ecco il procedimento: si comperano dieci o dodici litri di distillato alcolico e si rovesciano, per l’appunto, nella vasca. Vi si aggiungono poi, in infusione, bacche di ginepro in grande numero, dell’angelica, della cassia, dei semi di anice e di sedano, bucce d’arancio, mandorle amare, cannella e tutte le spezie che vi vengono in mente. Si lascia il tutto a riposo per un paio di giorni, quindi si mescola con energia. Dopo altri due giorni di riposo, il gin è pronto. Non resta che travasarlo in recipienti più maneggevoli della vasca da bagno (è questa l’operazione tecnicamente più difficile), filtrarlo, imbottigliarlo e berlo.

 

Eco allora era un ventinovenne, erano gli anni del boom economico, delle pubblicità e dei Caroselli dedicati ai superalcolici con prodotti dai nomi esotici. Anni in cui bere era uno status symbol, in cui l’immaginario del grande schermo ci mostrava sempre qualcuno che versava qualcosa da bere a qualcun altro, a tutte le ore del giorno e della notte. Si leggeva il Novecento dei vari Somerset Maugham, William Faulkner, Francis Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway che avevano bagnato molte delle loro pagine con il gin.

È un distillato di cereali in cui vengono messe a macerare bacche di ginepro (in natura ne esistono 65 tipi) e di altro genere, spezie e radici, che nel gergo si chiamano «botanici» e che fanno la differenza di gusto fra i vari prodotti.

Che non sono affatto pochi, perché — parlando di numeri — il sito ginventory.co offre per esempio la possibilità di scelta fra 6.630 marche di gin diverse — con i loro packaging creativi che dal vintage farmaceutico della bottiglia del Monkey 47 arriva a quello geometrico del Martin Miller’s — 558 acque toniche e 217 botanici. Altri siti (iltuogin.it) offrono la possibilità di crearsi un gin: basta abbinare i botanici preferiti, la loro intensità, scegliersi un’etichetta personalizzata e il gin arriverà a casa.

 

È una moda, quella legata a un alcolico che in una sua forma primitiva nell’antichità veniva usato come medicamento (si può addirittura risalire alla medievale Scuola medica salernitana), che sembra non trovare requie: rimane il più venduto al mondo e quello elettivo nelle miscelazioni dei barman. E dal 2009 ha anche una sua festa, la Giornata mondiale del gin (worldginday.com), il 12 giugno, che viene celebrata nei locali con degustazioni, incontri e proposte di nuovi abbinamenti. Un seguito ideale al 9 aprile, che è invece la giornata del gin & tonic, il drink che si presta maggiormente alla creatività dei barman, oltre a essere il più facile da bere. Non a caso la moda italiana per il gin & tonic, ereditata negli ultimi vent’anni dalla Spagna, sembra non accennare a cedere il passo ad altro. Anzi. Il gin made in Italy nel 2020 ha registrato un aumento delle vendite del 24,8%.

 

Sapo Matteucci nel suo C’era una vodka. Un’educazione spirituale da 0° a 60° (Laterza, 2010) scrive: «Sulla Luna, se esistesse un bar e ci fosse anche un solo avventore, probabilmente berrebbe un gin & tonic. È maschile, femminile, neutro e forse anche qualcosa di più». Questo drink si diffuse nel XVIII secolo quando i soldati britannici delle Indie Orientali, che dovevano bere acqua tonica (ricca di chinino contro la malaria), cominciarono ad aggiungerci del gin. Con le (ovvie) conseguenze che si possono immaginare.

Fu nel 1794 che il chimico tedesco Johann Jacob Schweppe creò la soda come medicina: la primitiva acqua tonica fu unita a dolcificante e anidride carbonica.

Winston Churchill, che conosceva bene i danni dell’alcol, un giorno ci ironizzò dicendo che «il gin & tonic ha salvato più vite che tutti i dottori dell’Impero».

La regina Elisabetta è da sempre una cultrice del gin & tonic, al punto che qualcuno ha trasformato il titolo dell’inno nazionale God save the Queen in Gin save the Queen. Nell’ottobre del 2007 alla notizia del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura, Doris Lessing ha accolto i giornalisti nella sua casa di Londra con un bicchierone di gin & tonic in mano.

 

Le origini del gin, che risalgono ufficialmente al XIII secolo, sono olandesi. Fu inventata lì la bevanda jenever, a base di ginepro. Dopo molto tempo, nel corso della guerra dei Trent’anni (1618-1648), il cicchetto di gin che veniva dato ai soldati fu chiamato Dutch Courage (coraggio olandese).

Il Settecento a Londra fu il secolo della gin craze, della follia per il gin (nel 1733 ne furono prodotti 47 milioni di litri), ma c’era anche quello prodotto con ingredienti tossici, che provocò moltissime morti. Il gin divenne il caprio espiatorio per crimini di ogni genere. La stampa Gin Lane (1751) del pittore William Hogarth, nella sua crudezza descrive a perfezione quel mondo in sfacelo (nel 1751 novemila bambini morirono a causa di intossicazione alcolica) e fu realizzata a sostegno dei cosiddetti Gin Acts, emanati dal Parlamento inglese per frenare e regolamentare la produzione e il consumo del gin.

 

La migliore espressione del gin è nel Martini Cocktail (Nikita Krusciov in piena Guerra fredda lo definì «l’arma più letale di cui dispongono gli americani»), nella versione «in e out» (vuol dire che il Martini dry bagna solo il ghiaccio e poi lo si butta) con gin a pieno grado di alcol, secchissimo e ghiacciato. Per i fanatici del Martini, l’unico vero amico — per i dieci-quindici minuti della bevuta — se ne starà lì davanti a loro. Ed è il bicchiere.

dall’inserto La Lettura del Corriere della Sera.

Redatto il 14 giugno ed aggiornato il 21 giugno 2021

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