“Un altro (…) grande merito [di mio padre Bernardo Caprotti] è aver impostato la nascita di supermercati più grandi: se i primi non superavano i 1000 metri quadri di superficie, e il numero uno in assoluto di viale Regina Giovanna era di 400 metri, è sempre Bernardo, convinto dallo zio Claudio [Caprotti], a fare il primo salto e spingersi fino a 1500 metri. Poi, nel 1987, ne inaugura addirittura uno sopra i 2000 metri quadri, ad Alessandria, su progetto di Ignazio Gardella. Compie questo sviluppo con molta intelligenza, perché riesce quasi sempre a individuare le zone migliori dove investire e perché sceglie di collaborare con grandi architetti. Avrà il problema, quando arriverà ai superstore, di non sapere cosa metterci, perché il lato commerciale resta il suo punto debole. Per fortuna, a quel punto, in azienda avrò trovato la mia vera vocazione e ci penserò io. (p. 135) (…)
Bernardo nel suo animo avrebbe probabilmente voluto fare l’architetto. Riceverà anche una laurea honoris causa dalla facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza, a Roma. A lui piace sviluppare i progetti dei nuovi superstore e farli costruire. Adora la botanica e immaginare gli spazi verdi che circondano i nuovi supermercati. È in contatto o fa lavorare tutti i grandi del settore, Renzo Piano, Ignazio Gardella, Mario Botta e molti altri. Da buon ex industriale, lo affascinano gli impianti dei supermercati (…)” (G. CAPROTTI, Le ossa dei Caprotti, p. 159).
C’è però, come accennato, un “ma”: i superstore hanno tanto spazio, che bisogna riempire. “L’esperienza [a Chicago] si rivela una vera e propria scuola di guerra. Mi ci trovo bene e, soprattutto, inizio a elaborare il mio progetto, che per noi risulterà fondamentale: il superstore, con l’inserimento del “non food” e dei servizi nell’Esselunga di allora. È a Chicago, infatti, che mi rendo conto di come nostro padre non sia in grado di far fruttare bene i supermercati sempre più grandi che sta aprendo, compreso quello di Alessandria, il primo sopra i 2000 metri quadri. Nessuno, in Esselunga, sa in realtà come riempirlo: ricordo scaffali immensi pieni di pelati della stessa marca, oppure di pacchi di pasta. È così in tutti i settori. Se hai troppa merce identica rischi di buttarla via e, inoltre, sprechi un sacco di spazio (…). I superstore sono realtà molto diverse sia dai supermercati normali, che hanno un’offerta forzatamente più limitata, sia dagli ipermercati, il modello che in Italia in quel momento va per la maggiore e sta facendo una seria concorrenza a Esselunga, attirando sempre più persone a fare la spesa fuori dai centri cittadini, durante il fine settimana. (…)”. (Ibid., p. 140).
L’inserimento del “non food”, traducibile come “tutto quanto non è cibo”, trasforma il superstore Esselunga in un supermercato dove però trovi tutto, dai pelati alla biancheria, dalla gastronomia alle stoviglie, dalla verdura alle lampadine e a numerosi nuovi servizi (profumerie, bar, sviluppo foto, videonoleggio, e-commerce, consegne a domicilio ecc). E questo si rivela un vantaggio incalcolabile.
Ignazio Gardella (Milano, 1905 – 1999), nasce in una famiglia di architetti e ingegneri. Concluso il liceo classico si iscrive alla Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, laureandosi nel 1928; alla fine degli anni ‘40 consegue pure la laurea in architettura allo IUAV di Venezia. Tra le sue opere si annoverano Il Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC) della Galleria d’Arte Moderna a Milano, ricostruito nel 1996 insieme al figlio Jacopo in seguito all’attentato del 1993 che lo aveva distrutto, la ricostruzione del Teatro Carlo Felice a Genova (1981-1990) con Aldo Rossi e Fabio Reinhart, la Stazione ferroviaria di Lambrate a Milano (1983-1999) con il figlio Jacopo.
La sua collaborazione con Bernardo Caprotti inizia con l’idea dei superstore, che rinnova anche l’immagine del supermercato, trasformandolo da semplice “contenitore” impersonale a modello architettonico semplice ma caratteristico, che “ha consentito in pochi anni a Esselunga di rinnovare la propria immagine sul territorio rinforzando la riconoscibilità del marchio (…). La forza di questa strategia progettuale ha mostrato la sua efficacia soprattutto nelle periferie, dove queste architetture-supermercato si sono affermate come centralità di servizio ai quartieri. (…)”. (A. COPPA, “Interviste. Architetture-supermercato”). In una brochure di presentazione con testo inglese, che feci fare ai primi degli anni 2000 per illustrare i progressi di Esselunga in un lungo percorso fotografico, due pagine sono dedicate ai disegni delle facciate di alcuni dei molti supermercati disegnati da Gardella per la Società, spesso con una comune cifra stilistica, a volte da essa distaccati, come le gigantesche strutture di Biella e di Casalecchio di Reno.
Fonti:
Villa San Valerio, Albiate, Archivi di Villa San Valerio, Archivio Esselunga, Esselunga, brochure in lingua inglese illustrativa della storia e dello sviluppo di Esselunga dalle origini al 2001.
Bibliografia esterna:
I. RIGGI, “Ricordando Ignazio Gardella. Conversazione con Jacopo Gardella”, in “Archimagazine.com”, 28 dicembre 2009 (con ampi stralci dall’Archivio Storico Gardella, Milano ).
A. COPPA, “Interviste. Architetture-supermercato”, intervista a Carlo Alberto Maggiore, in “Ceramica-info”, ottobre 2021
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Sotto, ultime due foto: i disegni sono relativi ai negozi di Buccinasco 1993; Sassuolo 1993; Milano via Antonini 1993; Corsico 1993; Verona 1994; Pavia 1994; Biella 1994; Casalecchio 1996; La Spezia 1997; Firenze Galluzzo 1997; Lainate 1997; Modena 1997; Milano Lorenteggio 1997; Milano via Novara 1997; Milano Quarto Oggiaro 1997; Milano viale Ripamonti 1997; Voghera 1998.

