Redatto il 5 gennaio , aggiornato il 10 gennaio 2026
Con il trattato Mercosur- UE siamo “in ballo” da più di 25 anni
Gli ostacoli maggiori alla ratifica del Trattato, sono di ordine economico (dazi) ma anche ambientali, che riguardano la salute delle persone.
Poi c’e la trasparenza : le trattative non sono pubbliche, pochi ne sono al corrente, come era stato il caso del TTIP, accordo UE- USA mai siglato .
Per prendere un esempio facile, con il TTIP, i consumatori europei rischierebbero di vedersi imporre il consumo della carne agli ormoni USA.
Sono cose che sono già avvenute nel passato recente.
Nota bene: il Brasile avrebbe superato gli Stati Uniti nella produzione di carne bovina, diventando il maggior produttore mondiale (Reuters), favorendo la multinazionale JBS terzo produttore al mondo di cibo per fatturato, proprietaria in Italia del gruppo Rigamonti (bresaola ma anche prosciutto).
Concentriamoci un attimo sulla parte economica: a questa, che sui dazi sembra andare per il verso giusto, si aggiunge il risentimento verso l’Unione Europea. Varie organizzazioni protestano infatti per i tagli dei fondi della Politica Agricola Comune (- 87 miliardi di €).
E’ il caso di Coldiretti che chiede 9 miliardi di € (la quota che verrebbe a mancare all’Italia se i tagli venissero completamente applicati.)

La posizione di Coldiretti riflette il disagio del settore, in alcuni paesi europei, ben riassunto in questa Newsletter del giornale francese l’Express:
Il 29 giugno 2025 resterà una data nera per gli allevatori di bovini. Quel giorno, in Savoia, viene individuato per la prima volta nel Paese un focolaio di dermatosi nodulare contagiosa (DNC). Sei mesi dopo, i focolai si moltiplicano su tutto il territorio nazionale, mentre la ministra dell’Agricoltura si divide tra campagne di vaccinazione e abbattimenti di mandrie nel tentativo di erigere un “muro sanitario”. La rabbia cresce, la disinformazione si diffonde, sullo sfondo di una profonda disperazione del mondo agricolo. Prudente, l’Eliseo cerca ancora una volta di prendere tempo sul dossier Mercosur, altro tema altamente sensibile.
Mercosur e DNC: questi due fattori di tensione del momento ne nascondono un terzo, forse ancora più preoccupante, perché rivelatore delle fragilità della “fattoria Francia”. Nel 2025, l’avanzo commerciale agroalimentare del Paese si sarà completamente dissolto. Non solo le esportazioni di vino e cognac, cereali o prodotti lattiero-caseari – che tradizionalmente generavano miliardi di surplus – sono in difficoltà, ma frutta e verdura spagnole non si sono mai vendute così bene in Francia. Quanto alle importazioni di cacao o caffè, diventano sempre più costose.
Il 29 giugno 2025 resterà una data nera per gli allevatori di bovini. Quel giorno, in Savoia, viene individuato per la prima volta nel Paese un focolaio di dermatosi nodulare contagiosa (DNC). Sei mesi dopo, i focolai si moltiplicano su tutto il territorio nazionale, mentre la ministra dell’Agricoltura si divide tra campagne di vaccinazione e abbattimenti di mandrie nel tentativo di erigere un “muro sanitario”. La rabbia cresce, la disinformazione si diffonde, sullo sfondo di una profonda disperazione del mondo agricolo. Prudente, l’Eliseo cerca ancora una volta di prendere tempo sul dossier Mercosur, altro tema altamente sensibile.
Mercosur e DNC [dermatosi nodulare contagiosa]: questi due fattori di tensione del momento ne nascondono un terzo, forse ancora più preoccupante, perché rivelatore delle fragilità della “fattoria Francia”. Nel 2025, l’avanzo commerciale agroalimentare del Paese si sarà completamente dissolto. Non solo le esportazioni di vino e cognac, cereali o prodotti lattiero-caseari – che tradizionalmente generavano miliardi di surplus – sono in difficoltà, ma frutta e verdura spagnole non si sono mai vendute così bene in Francia. Quanto alle importazioni di cacao o caffè, diventano sempre più costose.
Conseguenza: la bilancia alimentare, che nel 2024 registrava un saldo positivo di 4 miliardi di euro, quest’anno dovrebbe attestarsi intorno allo zero, se non addirittura scivolare in territorio negativo — una prima volta da mezzo secolo. All’epoca, i governi francesi non smettevano di incoraggiare la modernizzazione dell’agricoltura. Lo dimostrano le parole del primo ministro Georges Pompidou, ad Aurillac nel 1967:
«La rivoluzione economica fa sì che l’urbanizzazione si sviluppi, che le popolazioni urbane crescano e che i metodi moderni di sfruttamento consentano rendimenti molto più elevati, dunque una produzione fortemente accresciuta. Ne deriva la necessità per gli agricoltori di poter vendere quantità sempre maggiori di prodotti verso le città o verso i mercati esteri propriamente detti».
Un messaggio ben recepito: nel 2000, la Francia occupa il secondo posto in Europa con un surplus alimentare di 10 miliardi di euro, dietro ai Paesi Bassi (+15 miliardi). «Ma oggi i Paesi Bassi registrano un saldo di 45 miliardi, mentre quello della Francia è nullo: abbiamo perso la partita», osserva Vincent Chatellier, ricercatore dell’Inrae. Alla base di tutto, l’erosione della competitività agricola.
Ma non è l’unica ragione. La “fattoria Francia” soffre innanzitutto del suo progressivo ridimensionamento: il numero di aziende agricole si riduce come una pelle di zigrino e la produzione cala. Il motivo è la mancanza di prospettive. «Quando non si guadagna abbastanza nel lungo periodo, soprattutto nell’allevamento, si investe meno, si robotizza meno, si migliora meno la produttività», precisa Chatellier.
Soprattutto, gli agricoltori finiscono per rinunciare: l’agricoltura è vittima di una scomparsa silenziosa. Le mandrie seguono la stessa traiettoria: all’inizio dell’anno si contavano 3,1 milioni di vacche da latte in Francia, un numero dimezzato in quarant’anni. Viene in mente quella frase diventata celebre di Jacques Chirac, al Salone dell’Agricoltura del 2005:
«Non sono bovini, sono dei capolavori».
Capolavori che oggi sono in pericolo.
Eric Chiol
Direttore
La situazione italiana è diversa:
- non siamo grandi allevatori di bovini
- nel 2024 la bilancia commerciale dell’alimentare è stata positiva con un saldo finale annuale di surplus di circa 433 milioni a fine 2024.
- Ma è probabilmente la trasformazione industriale ad essersene avvantaggiata, non l’agricoltura Lo dico perchè è così da tempo. Ciò spiega le rivendicazioni sulla PAC di tutti i sindacati agricoli italiani.
- il recente articolo di Repubblica AF sotto sembra darmi ragione : la crescita dei costi ed il mancato adeguamento dei prezzi di vendita hanno ridotto i margini degli agricoltori (in proposito puoi leggere anche qui).
Ed è su questi ultimi due punti che si è saldata l’alleanza italo – francese per dire no, per ora al Mercosur.
Sta di fatto che l’agricoltura europea, per veri diversi fattori arranca (qui , sul Financial Times, trovate la conferma sull’Inghilterra : La produzione alimentare non è più redditizia per le aziende agricole inglesi, afferma una revisione Quasi un terzo delle aziende ha registrato perdite lo scorso anno, poiché l’aumento dei costi e le condizioni meteorologiche instabili hanno colpito il reddito delle famiglie).

Tornando al Mercosur – quanto letto sui quotidiani francesi e su quelli italiani – fa capire che non tutto era ancora chiaro sulle garanzie date in termini ambientali (e quindi riguardanti la salute degli europei) un giorno prima che slittasse, con il sostegno dell’Italia, l’accordo (19 di dicembre).
Le Monde il 18 dicembre titolava : “Accordo Ue- Mercosur: delle garanzie ancora poco chiare”.
Ciò rifletteva quanto espresso da eurodeputati di peso come Pascal Canfin (sotto) : “Stiamo estendendo le possibilità di avviare indagini a questioni sanitarie e ambientali” non è una frase rassicurante considerando che è stata pronunciata a dicembre 2025, pochi giorni prima dell’eventuale ratifica del trattato.
Conclusione :
Giorgia Meloni ha sicuramente fatto bene a prendere tempo sulla ratifica del Mercosur, considerando anche i problemi relativi alla PAC. Il mercato sudamericano, tanto ambito da Confindustria, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio.
I problemi dell’agricoltura, come abbiamo sottolineato più volte, non possono essere risolti con i soli “fondi a sostegno” ma con una visione e delle risposte (fondi a sostegno di cosa?) che sembrano mancare che dovrebbe prendere in conto tanti fattori, come , ad esempio:
- lotta contro le pratiche sleali, controllo dei prezzi di vendita e dei margini,
- lotta contro il cambiamento climatico e miglioramento dell’approvvigionamento dell’acqua (drammatico, ad esempio, in Sicilia,
- nuove tecnologie gestionali (es.: AI),
- etichettatura chiara degli alimenti
Quindi Mercosur sì, ma con prudenza. Tenendo in considerazione tutti questi fattori.
P..S:: poi ci sarebbe una domanda a cui il governo attuale dovrebbe rispondere: come mai tanti fondi per l’Africa? Una volta che gli stati africani avranno beneficiato del Piano Mattei, non faranno concorrenza ad un’agricoltura italiana che potrebbe esser ancora più indebolita dal Mercosur?
Per un aggiornamento sul Mercosur e su cosa ha ottenuto l’Italia leggi qui.


