Redatto il 9 Aprile, aggiornato il 4 Maggio 2022

Articolo di Gary Dargon per Le Monde.

Cura della traduzione note e conclusione del sottoscritto.

Per le piantine : NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) in francese si traduce in OTAN (Organisation du Traitè de l’Atlantique Nord).

 

Lungi dall’essere una provocazione, come Vladimir Putin afferma per giustificare la sua guerra in Ucraina, l’allargamento della Nato verso l’Est non è stato deciso senza prendere in considerazione gli interessi della Russia (il titolo è del giornalista. Spiego il mio punto di vista nella conclusione).

Creata durante la guerra fredda, a lungo opposta al suo avversario comunista, l’Organizzazione del Trattato dell’ Atlantico del Nord (NATO) si è trovata , tutto d’un colpo, senza un nemico nel 1991, quando l’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS) e il Patto di Varsavia sono stati dissolti.

L’Alleanza atlantica è sopravvissuta , a fatica, ai primi anni seguenti alla scomparsa dell’URSS e per svariati anni ha cercato di darsi dei nuovi obiettivi. L’allargamento all’Europa centrale e orientale, e la minaccia terroristica internazionale pesanti sui paesi occidentali dopo l’11 settembre 2001 hanno permesso di giustificare in parte la sua continuazione. Ma l’isolazionismo degli Stati Uniti del presidente Donald Trump nel 2017, che il suo successore Joe Biden non ha completamente rimesso in causa, e le loro inquietudini sulle ambizioni cinesi nella zona dell’Indo- Pacifico hanno fragilizzato la ragion d’essere dell’Alleanza in questi ultimi anni, e hanno dato credito all’idea di una difesa europea.

Dichiarata in stato di “morte cerebrale” dal presidente francese Emmanuel Macron, nel 2019, la NATO si è ritrovata di nuovo rinsaldata dopo l’invasione delle forze russe in Ucraina il 24 febbraio 2022.

Per giustificare le tensioni e poi l’attacco del suo vicino, il presidente russo, Vladimir Putin, non ha smesso un attimo di accusare questa alleanza militare di costituire un “tradimento“, per essersi allargata verso l’Europa dell’ Est dal 1997 al 2004, dopo il crollo dell’impero sovietico.

 

1991-1993 : il paesi dell’ Est bussano alla porta della NATO, che si rifiuta di accoglierli

Dopo la dissoluzione dell’URSS, nel 1991, parecchi paesi ex membri del Patto di Varsavia si voltano verso la NATO per assicurare la loro sicurezza militare, soprattutto contro Mosca.

Cinquant’anni di dominazione sovietica hanno reso le popolazioni dell’Europa dell’Est profondamente diffidenti sul potere russo anche se se il primo presidente della Federazione della Russia, Boris Eltsin, aveva liquidato a Mosca quel che restava del comunismo. Ma il nuovo potere non è senza ambizioni sul futuro dei suoi vecchi satelliti e delle vecchie repubbliche sovietiche.

Per ricordare, nella mappa sotto:  1955, la NATO di fronte al Patto di Varsavia

Nel 1991, il presidente russo crea la Comunità degli Stati indipendenti (in francese CEI, Communautè des Etats Independants), un’organizzazione intergovernativa proponente un’integrazione economica, politica e militare agli Stati appena diventati indipendenti che appartenevano all’URSS.

Dieci di loro diventano membri della CEI, perchè Mosca preme, mentre il Turkmenistan e l’Ucraina declinano l’invito. Ma questa integrazione  sarà un fallimento perchè Mosca ha un peso politico preponderante, che impedisce i paesi più deboli di avere un margine di manovra. Ad un punto tale che certi formano un’ alleanza tra di loro, come l’Organizzazione per la democrazia e lo sviluppo (GUAM), creata tra Georgia, Ucraina, Azerbaigian e la Moldavia ( e per un periodo l’Uzbekistan).

E’ in questo contesto che, dal 1991, numerosi ex stati satellite europei di Mosca bussano alla porta della NATO, che vedono come una sorta di assicurazione di fuggire alla tutela dei russi. Anche perchè Mosca non esita, nel nome della difesa dei russofoni, a intervenire militarmente, come l’illustra il conflitto in Transnitria (1), una regione in secessione dalla Moldavia, nel 1992.

La Russia vede questa possibile emancipazione molto male e lo fà sapere agli occidentali che frenano sin dall’inizio le volontà d’adesione espresse da questi paesi…

(1) patria di Nicolai Lilin, autore di “Educazione siberiana” (romanzo, 2009). La Repubblica Moldava di Pridnestrovie – nome ufficiale della Transnitria – è “sotto tutela russa” e la sua bandiera è rimasta quella che aveva la Moldavia all’epoca dell’URSS.

Gli occidentali hanno promesso alla Russia che la NATO non si allargherebbe verso EST?

E’ una delle questioni centrali nella degradazione progressiva delle relazioni tra dirigenti russi e occidentali. Dagli anni ’90 i primi sono accusati regolarmente di aver tradito la loro promessa originaria.

Ci hanno mentito a più riprese, hanno preso decisioni alle nostre spalle, ci hanno messo davanti al fatto compiuto. Questo si è prodotto con l’espansione della NATO verso l’EST, come con lo spiegamento di infrastrutture militari a ridosso delle nostre frontiere“, aveva accusato Vladimir Putin il 18 marzo 2014, dopo aver ripreso illegalmente la Crimea al suo vicino ucraino.

Il presidente russo appoggia le sue affermazioni su delle promesse fatte dai leader americani, britannici, francesi o tedeschi a Michail Gorbachev nel 1990, annata di intense negoziazioni diplomatiche destinate a fissare le condizioni della riunificazione tedesca. “Nulla era stato scritto. Fu un errore di Gorbachev. in politica tutto deve essere scritto, anche se una garanzia su carta è spesso violata”, aveva affermato Vladimir Putin, interrogato nel 2015 dal regista americano Oliver Stone. Gorbachev ha solamente discusso con loro e ha considerato che la loro parola era sufficiente”…

Tra febbraio e maggio 1990, Michail Gorbachev aveva in effetti ricevuto l’assicurazione, in particolare da James Baker, il segretario di Stato americano che “la Nato non si allargherà di un pollice a Est”.

Helmut Kohl, Margaret Thatcher e George Bush sr. hanno anche loro tentato di rassicurare Eltsin, sostenendo che l’Alleanza Atlantica non si allargherebbe al di là della Germania riunificata.

Questi scambi sono dettagliati dal progetto National Security Archive della Georges Washington University, che ha in proposito molti documenti ormai non più secretati.

La versione di Vladimir Putin è stata criticata molte volte dai membri della NATO, che spiegano che il contesto del 1990 non era quello del 1991. Nel 1990 le rassicurazioni degli occidentali sono date nel momento in cui l’URSS ed i suoi satelliti sono ancora legati dall’alleanza militare del Patto di Varsavia, che rendeva inimmaginabile un’estensione della NATO.

Gli avvenimenti del 1991 cambiano il contesto: la caduta dell’Unione Sovietica provoca in nove mesi la nascita di 15 nuovi stati sovrani.

Le frontiere sovietiche, che gli occidentali non volevano minacciare un anno prima non sono più le stesse: in virtù del diritto internazionale non corrispondono più all’URSS ma solo a quelle della Federazione della Russia. Nessuna promessa sarebbe stata quindi fatta riguardante paesi come la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria. Una conclusione sostenuta da molti storici e specialisti della questione.

Lo stesso Mikhail Gorbaciov ha rafforzato questa lettura degli eventi. Alla domanda di Russia Beyond nel 2014, un media statale finanziato dal governo russo, cosa lo ha spinto a non chiedere agli americani di tradurre la loro promessa in un trattato vincolante, l’ultimo leader dell’URSS ha risposto:

“L’allargamento della NATO non è stato affatto un argomento di discussione e non è emerso durante questo periodo. Un’altra sfida che abbiamo messo sul tavolo è stata quella di garantire che l’infrastruttura militare della NATO non avanzasse e che ulteriori forze armate non fossero schierate sul territorio di quella che allora era la RDT. L’affermazione di Baker è stata fatta in questo contesto… Tutto ciò che si poteva fare e tutto ciò che doveva essere fatto per rendere questo obbligo politico una realtà è stato fatto. E rispettato. »

Un episodio, tuttavia, fa luce sul perché il governo di Boris Eltsin potrebbe essersi sentito ingannato. Il 22 ottobre 1993, il Segretario di Stato americano Warren Christopher si riunisce per quarantacinque minuti con Boris Eltsin per sottoporgli l’idea del Partenariato per la Pace avanzato dal Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Questa partnership gli viene presentata come un modo per includere la Russia nel processo. “Non ci sarebbe alcuno sforzo per ignorare o escludere la Russia dalla sua piena partecipazione alla sicurezza futura dell’Europa”, ha detto Christopher.

Boris Eltsin, che da due anni spinge perché l’Occidente riconosca il suo paese come una grande potenza, è sedotto dal principio, ma lo interrompe per verificare di aver capito e che ci sarà una partnership e nessuna adesione, riferendosi alla NATO. Il Segretario di Stato ha risposto: “Sì, lo è, non ci sarà nemmeno uno status secondario” (3). “È un’idea geniale, un colpo di genio!” esclama Boris Eltsin, che è sollevato davanti al suo interlocutore, menzionando esplicitamente le tensioni intorno alla Nato. Il presidente russo, che sta attivamente combattendo i conservatori sulla scena politica interna, ha bisogno di mostrare risultati con i “partner” americani per rimanere al potere.

(3) confesso di non saper cosa sia lo “status secondario”.

Dal Partenariato per la Pace all’allargamento della NATO

Nel gennaio 1994, durante una visita ufficiale in Russia, Bill Clinton disse a Boris Eltsin che la NATO stava “chiaramente considerando l’espansione”, ma cercò di risparmiarlo aggiungendo che il Partenariato per la Pace era la priorità della sua amministrazione. Un’assicurazione che le ha ripetuto in occasione di un pranzo privato il 27 settembre 1994.

Il Partenariato per la Pace è stato istituito nel 1994. A cui aderiscono quell’anno 34 paesi europei e asiatici, tra cui la Russia, prevede la cooperazione militare bilaterale tra questi paesi firmatari e la NATO.

Ma non soddisfa le aspettative degli ex satelliti di Mosca, come la Polonia, la Repubblica ceca e l’Ungheria, che, riunitisi nel febbraio 1991 nel Gruppo di Visegrad, insistono per essere integrati nella NATO.

L’interventismo militare russo in Cecenia (1994-1996) li motiva solo di più.

Inizialmente riluttante, l’amministrazione Clinton cambierà gradualmente idea.

Mentre i discorsi dei funzionari della NATO diventavano sempre più espliciti, Boris Eltsin accusò il suo omologo americanoin un clamoroso discorso al vertice di Budapest del 6 dicembre 1994, di voler dividere l’Europa“Perché state piantando i semi della sfiducia?” chiede ai sedici membri della NATO.

Questi avvertimenti russi preoccupavano parte dell’amministrazione statunitense, ma alla fine del 1994, l’idea dell’allargamento della NATO si è quasi imposta sulla cerchia del presidente Clinton.

1994-2004: con il sostegno di Clinton e Kohl, la NATO si espande verso Est

Il primo cambiamento di tono è avvenuto nel gennaio 1994, al vertice di Bruxelles, dove l’Alleanza si è dichiarata esplicitamente aperta a nuove adesioni. In seguito, il presidente Clinton, in visita a Praga, ha dichiarato insieme ai primi ministri ceco, polacco, ungherese e slovacco che non era più una questione di se la NATO si sarebbe espansa, ma “quando e come”.

Nel settembre 1995, la NATO pubblicò i prerequisiti per servire come base per i negoziati. Il testo specifica che l’Alleanza non installerà armi nucleari sul territorio dei nuovi membri, una dichiarazione di intenti che dovrebbe affrontare i timori russi.

Questo è stato seguito da due anni di intense discussioni con cinque paesi, prima che arrivasse il primo via libera. Nella primavera del 1997, Bill Clinton, che ha sostenuto Boris Eltsin sin dalla sua elezione, è fiducioso: ha appena firmato con il suo omologo russo l’“atto fondatore”, il primo accordo tra NATO e Russia destinato a rilanciare la cooperazione tra le due parti.

Il presidente degli Stati Uniti ha poi annunciato la futura integrazione di Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, ufficialmente invitato ad aderire all’Alleanza Atlantica al vertice di Madrid un mese dopo.

Il momento passa “nella storia come segno della fine dell’Ordine di Yalta”, secondo il primo ministro polacco Wlodzimierz Cimoszewicz.

Il primo ministro ceco Vaclav Klaus ha definito l’invito “il culmine del processo di trasformazione post-novembre 1989”.

In Ungheria, l’85,3% dei membri della NATO è stato approvato in un referendum nell’autunno del 1997.

1999: il primo allargamento della NATO verso Est

Tre ex regimi comunisti si uniscono all’Alleanza Atlantica.

Membri storici in azzurro  Nuovi membri in viola

Vedi anche I paesi della prima ondata salutano “evento storico”

Il governo russo, d’altra parte, non è così entusiasta. Subito dopo l’annuncio, il ministro degli Esteri russo Yevgeny Primakov ha condannato un “grave errore, forse il più grande dalla fine della seconda guerra mondiale”.

Questo primo allargamento ha un sapore di fallimento per i russi.

I molti tentativi di Boris Eltsin di dissuadere Bill Clinton non hanno funzionato. Ma lo stesso presidente russo conosceva il processo inevitabile, almeno per alcuni paesi come la Polonia, che aveva mostrato una costante determinazione ad ancorarsi all’Occidente. Così, nel 1993, il primo ministro polacco riuscì a strappare un comunicato congiunto a Boris Eltsin, che segnalava che l’ingresso della Polonia nella NATO “non sarebbe stato contrario agli interessi di altri stati, inclusa la Russia”.

Vedi anche Clinton e Eltsin a Helsinki discutono di disaccordo sulla NATO

Le proteste russe, tuttavia, non sono prive di preoccupazione per i diplomatici occidentali, che sono divisi sull’opportunità di espandere ulteriormente la NATO a est, nonostante le ripetute e insistenti richieste di dieci paesi, che nella primavera del 2000 formarono il Gruppo di Vilnius, tra cui:

  • Estonia, Lettonia e Lituania, candidati di lunga data ;
  • Slovacchia, che è stata bocciata nel 1997 perché non soddisfaceva determinati criteri;
  • Romania e Slovenia, bocciate nel 1997 per non offendere i russi;
  • Bulgaria;
  • Croazia;
  • Albania;
  • Macedonia, la cui candidatura è bloccata dalla Grecia a causa di una disputa sul nome del paese.

Le discussioni con questi dieci paesi stanno iniziando, ma l’Alleanza sta cercando di dare priorità alle domande per rallentare il più possibile il processo, come ha fatto nel 1997, quando ha rifiutato nove delle dodici domande ricevute. I negoziati sono culminati nel 2002 su invito di sette nuovi Stati (i tre paesi baltici, Slovacchia, Slovenia, Romania e Bulgaria), la cui integrazione è entrata in vigore nel 2004.

2004: secondo allargamento della NATO verso Est

Sei ex satelliti e membri dell’URSS si uniscono all’Alleanza Atlantica insieme alla Slovenia.

Membri storici 1999 allargamento Nuovi membri

Questo secondo allargamento ha provocato nuove proteste da parte di alcuni politici russi. Il presidente del comitato di difesa della Duma Viktor Zavarzin chiede al governo di rivedere gli accordi di difesa militare del paese, temendo che l’Occidente ammasserà truppe vicino al confine russo.

Cosa che non faranno (ad eccezione dell’arrivo nel 2004 di quattro aerei F-16 belgi).

Da parte sua, il Cremlino, che non ha mai mostrato una ferma opposizione a un ulteriore allargamento, minimizza l’adesione dei paesi baltici alla NATO.

Due anni prima, Vladimir Putin aveva già dichiarato che l’adesione degli Stati baltici alla NATO non sarebbe stata una “tragedia”.

L’allargamento proseguirà quindi solo nei Balcani. Croazia e Albania si sono unite nel 2009il Montenegro nel 2017 e la Macedonia del Nord nel 2020, dopo aver risolto la controversia con la Grecia.

Leggi anche: Chi ha perso la Russia?

Ucraina: un’adesione rimasta a lungo incerta

Il caso dell’Ucraina è diverso. La candidatura del paese “fratello” della Russia, indipendente dal 1991, è stata ripetutamente rifiutata da alcuni paesi membri della NATO, che temevano di far arrabbiare definitivamente i russi. Nel 2008, al vertice di Bucarest, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush propose al resto dell’Alleanza di invitare ufficialmente Ucraina e Georgia, una decisione che Francia e Germania posero il veto.

Tuttavia, l’Alleanza ha indicato alla fine del vertice che questi due paesi sono destinati a diventare membri della NATO in futuro e che intense discussioni devono prepararsi alla loro integrazione. Sebbene la Costituzione ucraina proibisca lo stazionamento di truppe straniere sul suolo nazionale, la notizia porta Vladimir Putin fuori dai gangheri. “Ma cos’è l’Ucraina? Nemmeno uno stato! ha esclamato alla riunione del Consiglio Russia-NATO. Parte del suo territorio è l’Europa centrale, l’altra parte, la più importante, siamo noi che gliela abbiamo data! »

Il capo di stato russo avverte i suoi partner europei e americani che se il paese aderisse alla NATO, cesserebbe di esistere nella sua forma attuale, riferendosi alla Crimea, una penisola nel sud del paese offerta all’Ucraina da Nikita Krusciov nel 1954.

Popolata da una grande maggioranza di russofoni ostili a un riavvicinamento con l’Occidente, la penisola offre soprattutto un accesso strategico al Mar Nero per i russi attraverso il porto militare di Sebastopoli. Un legame che gli ucraini avrebbero dovuto riprendere al più tardi entro il 2017, secondo l’accordo raggiunto con Kiev (3).

L’intervento militare russo in Georgia nel 2008, che ha segnato la prima (4) dimostrazione di forza di Vladimir Putin, raffredderà significativamente i desideri occidentali di continuare i colloqui con gli ucraini.

L’invasione illegale della Crimea nel 2014 e il sostegno russo ai separatisti del Donbass hanno poi sepolto le speranze ucraine di aderire all’Alleanza Atlantica.

(3) forse l’autore si riferisce all’accordo siglato con il Memorandum di Budapest del 1994 con il quale l’Ucraina accettò di rinunciare alle armi nucleari in suo possesso che aveva ereditato in seguito alla dissoluzione dell’URSS, aderendo al trattato di non proliferazione delle armi nucleari. Le testate nucleari (1.900) furono di conseguenza inviate in Russia per lo smantellamento nei successivi due anni. In cambio, l’Ucraina ottenne assicurazioni da RussiaStati Uniti e Regno Unito, successivamente anche da Cina e Francia, per la sua sicurezza, indipendenza ed integrità territoriale. L’accordo è stato successivamente violato dalla Russia con l’invasione della Crimea e del Donbass.

(4) qui non sono d’accordo con l’autore : le dimostrazioni di forza precedenti , in Transnitria e Cecenia, non sono state di poco conto. E adesso paghiamo il conto di questa nostra miopia.

Conclusione 

premesso che :

  • uno dei primi atti di Putin, come presidente, è stato la restaurazione dell’inno sovietico
  • a proposito della caduta dell’URSS Putin ha dichiarato : “Il crollo dell’URSS è stata la più grande catastrofe geopolitica del secolo”
  • Putin non ha mai vissuto in un paese occidentale (solo in DDR, quando faceva parte del Patto di Varsavia)
  • la sua politica sembra volta interamente ad una “restaurazione” – con le armi – della grandezza della Russia post sovietica
  • i suoi metodi sono rimasti quelli dell’URSS, riconfermati con i massacri più recenti

Sembra quindi che la guerra fredda, Occidente contro Oriente, non sia mai stata archiviata. Solo una parte degli occidentali non ha voluto vedere la realtà in faccia.

Come europeo e come atlantista mi rallegro che la NATO non sia mai stata smantellata.

Ma credo che la domanda : “la NATO ha un senso?”  non andrebbe posta all’estrema sinistra o all’estrema destra italiane, strutturalmente “No Nato”, ma, a chi sta vicino al confine russo. E ha magari dovuto fronteggiare l’armata Rossa.

Ai cittadini di Varsavia o di Tallin, capitale dell’Estonia, ad esempio.

Io sono certo che la loro risposta sarebbe “vogliamo la libertà, che solo la NATO può garantirci”.

Un pò come vanno dicendo ultimamente finlandesi e svedesi.

Tra l’altro la guerra russo-finlandese del 1940 presenta molte analogie con quella attuale.

E fù  breve ma molto sanguinosa : vi perirono 26 000 finlandesi e almeno 126 000 soldati sovietici.

Sotto : bandiera sovietica : “Il crollo dell’URSS è stata la più grande catastrofe geopolitica del secolo” Vladimir Putin

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