Estrapolazioni liberamente tratte da questo articolo: …Il prodotto a marchio diventa imperante e onnipresente perché muta lo scopo del negozio. Si passa, di fatto, da un business model food retail (acquisti frequenti, di vari articoli e brand, con uno scontrino medio contenuto) ad uno più simile a quello delle case di moda (acquisti sporadici, di un solo marchio principale e di pochi articoli, con una battuta media elevata). Ovviamente, trattandosi comunque di cibo, lo scontrino medio di Eataly non potrà mai essere paragonabile a quello dell’abbigliamento di lusso ma la logica è la medesima…
…Da qualche anno a questa parte la strategia di Eataly sembra essere cambiata molto. Innanzitutto, le location si concentrano in aree in cui l’affluenza dei clienti è indotta e nelle quali le persone, solitamente, badano meno ai prezzi. Parliamo di stazioni di servizio ed aeroporti, ad esempio. In seconda battuta, l’attenzione si sposta maggiormente sulla ristorazione perché, togliendo spazio al retail, si riduce il problema delle immobilizzazioni finanziarie…
Caro Massimo [Schiraldi] il problema degli inventari con tutto quel che ne consegue – date di scadenza, dispersioni, riduzione della freschezza, etc.- si riduce, nei punti di vendita più grandi, ma è lungi dall’esser risolto nei punti di vendita più grandi!
Basta guardare le foto scattate a Milano l’8 settembre 2025. “Piccolo – nelle superfici – è bello”, l’abbiamo già detto.
Come era già stato evidenziato anche che Eataly, in Italia, non aveva senso di esistere.
Redatto il 5 giugno e aggiornato il 10 giugno 2026



