Redatto il 16 marzo 2022, aggiornato il 5 maggio 2022

Sopra : un’operaia di una fabbrica di pane di Kiev regala due filoni di pane a un ragazzo.

Come faccio ormai molto spesso ho ripreso un articolo di un quotidiano – qui si tratta di Repubblica – e vi ho aggiunto link, foto, commenti e considerazioni.

La foto dei teschi è’ tratta dal gulag di Kolyma, reso tristemente noto da Varlam Shalamov, che fù prigioniero nei campi sovietici per 14 anni, prima di scrivere le sue memorie, chiamate per l’appunto ” I racconti di Kolyma”.

Sì perchè i milioni di ucraini , che subirono l’eccidio staliniano (l’Holomodor, che viene ormai studiato nei libri di testo dei corsi di Storia, all’università), vennero in parte mandati nei gulag, dove perirono come mosche.

Gli altri furono fatti morire di fame dai russi ( le foto- in questo link – sono significative )

L’altro grande dissidente russo, che rese famosa la parola gulag è Aleksandr Solzenicyn, autore di “Arcipelago Gulag“.

Sotto : foto Nikolaj Nikitin, Tass

I russi sembrano volere che la storia si ripeta.

 

Nella terra desolata che rivive l’incubo della Grande fame

dal nostro inviato Giampaolo Visetti

In Ucraina i campi sono abbandonati, i sono contadini al fronte: la guerra ha fermato il granaio d’Europa

11 MARZO 2022

BUTENKI – Le galline bianche di Nadiya Popova da sei giorni non beccano il loro pastone. Nella fattoria di Butenki, nel cuore dell’Ucraina, anche i due grassi maiali neri sono agitati. Nessuno versa siero nel loro porcile, non c’è più acqua nelle vasche. Due manze rosse vagano sole nel prato innevato dietro il magazzino del grano: i muggiti vanno lontano. L’erba nuova non è ancora spuntata, il fieno nelle mangiatoie è finito. “Nadiya è scappata con i bambini – dice la vecchia Mira, vicina di casa – quando ha sentito le bombe su Kharkiv non ha pensato più a niente. Il marito è in guerra: anche queste bestie sono vittime dell’odio, come le nostre campagne”.

L’invasione russa non fa strage solo di persone. Da fine febbraio demolisce i piccoli allevamenti familiari che, assieme agli orti, tengono in vita buona parte della gente dei villaggi e dei mercati di città. Pollai e stalle, all’improvviso, sono abbandonati a se stessi. Pochi, pressati dall’avanzata del fronte, hanno avuto il tempo di macellare gli animali. “In ginocchio – dice Valentin Khadgi, 1.500 ettari di cereali a Kilija, tre ore a sudest di Odessa – sono però anche le coltivazioni estensive. Con il nemico in casa non si può seminare: se la guerra non finisce subito, figli e nipoti di chi fu sterminato dalla fame staliniana rischiano lo stesso destino”.

Gli ucraini, assieme all’incubo dell’invasione nazista voluta da Hitler nel 1941, in questi giorni rivedono gli spettri dell’Holodomor di novant’anni fa. Le persecuzioni di Stalin contro i contadini causarono la peggior carestia della storia: due milioni i deportati in Siberia, tra i 5 e i 10 milioni le vittime della fame (1). Certe ferite non si rimarginano, per generazioni i morsi dell’inedia si imprimono nel codice genetico di un popolo. “Non si trova più bulgùr – dice Artyom Sidorenko, contadino di 79 anni – la gente non resiste senza il frumento passato al vapore. Mia nonna nel 1933 è morta di fame in questa cucina”.

 

L’Ucraina era il granaio dell’Urss e resta la potenza agricola sulla porta dell’Europa. L’aggressione di Putin la sta distruggendo. Le campagne, tra Kiev, il Donbass e la costa sul Mar Nero, sono ridotte a un campo di battaglia.

La terra non conquistata dai russi è isolata fra trincee e basi militari della resistenza. Oltre un milione di donne sono fuggite per salvare i loro bambini. I maschi sono stati arruolati e combattono al fronte. Distese di terreni sono state minate, o aperte dai crateri di bombe che li intossicano. “Nel Sud – dice Konstantin Paianov, capo della logistica di uno dei colossi dell’export di cereali – si doveva arare e seminare la settimana scorsa. Nessuno l’ha fatto. Manca tutto per coltivare: a partire dai soldi per acquistare semi, concimi e pesticidi. Il 50% della forza lavoro poi è precettato dall’esercito”. Tutti i porti ucraini sono bloccati dalla flotta russa. Fermi i treni porta-container. Nessun tir può entrare o uscire dal Paese. Le dogane scoppiano. Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale è al collasso l’economia alimentare di un Paese europeo.

A Radiszne, villaggio tra Odessa e Kiev, sono in ginocchio anche i silos per la lavorazione dei cereali. “Con la guerra – dice l’amministratore Alavdi Khalidov – i contadini non piantano soia, grano saraceno, frumento, girasoli, mais e barbabietola da zucchero. Per qualche mese attingeremo alle scorte. Importare dall’estero è complicato, i prezzi sono fuori mercato. Molta gente non riuscirà più a fare la spesa”. Sull’orlo della bancarotta gli allevamenti. Il più importante produttore di mangimi ucraino si trova a Kherson. La città è invasa dai russi, la regione scossa da scontri sanguinosi. Nutrire gli animali è un’impresa per tutti, impossibile rientrare dagli investimenti. “La carestia staliniana – dice al telefono Ruslan Sidorenko, capo delle vendite – spinse i nostri contadini a macellare decine di milioni di mucche, cavalli, maiali e capre. Solo un miracolo può evitare la replica delle medesime scene“.

 

A travolgere le campagne, prima ancora delle armi, sono le simultanee conseguenze economiche. Requisito dall’esercito il gasolio per rifornire trattori e macchine. Il boom del costo del gas impedisce l’acquisto di concimi e fertilizzanti. Sparite anche le sementi. Le banche non concedono crediti a un’agricoltura che non sa se resisterà fino al raccolto. Isolato tra due fuochi il mega-stabilimento per ammoniaca e fertilizzanti a Sycavka, sul Mar Nero. “Finanziarci la sopravvivenza – dice Leonid Olyinyk – coltivatore di colza nell’assediata Mykolajiv – non è più sostenibile. Chi produceva grano duro, nella regione bombardata a Karkhiv, è già fallito. Il governo blocca i prezzi del cibo per rinviare il disastro. Così però spazza via i contadini: serviranno anni per rigenerare le terre incolte“.

L’ombra di un altro Holodomor oscura anche il destino di centinaia di migliaia di profughi e intrappolati. “In Ucraina non si produce più cibo – l’appello all’Europa di Nadiya Borysenko, fondatrice del Banco alimentare nazionale – Servono subito pesce, carne in scatola, verdura, latte in polvere, farina, olio, cereali, zucchero e formaggi stagionati. Chi è già denutrito, presto morirà di fame. Donne, bambini e vecchi, barricati nei rifugi sotterranei, non riescono a ritirare acqua e alimenti.

C’è bisogno di generi di prima necessità alle frontiere, di volontari per consegnarli dove si combatte”. Anche Mariupol affonda nella catastrofe della fame. Gli abitanti allo stremo si aggrediscono l’un l’altro contendendosi un pezzo di pane, o per conquistare un metro di tetto innevato da sciogliere per dissetarsi.

Non solo la povera gente delle campagne invase dai tank sente che presto si spegnerà il fuoco che dal 1944 aveva ripreso ad ardere sotto le pentole di borsch, plov e vareniki. Anche Putin, colpito dalle sanzioni, ieri ha rilanciato l’allarme su “un imminente e ulteriore aumento dei prezzi alimentari a livello mondiale”. Oleksandr Kovtun, 68 anni, coltivatore di nocciole, prima della notte si è caricato il cane in spalla e ha spinto tre ovaiole in una cesta. Ha chiuso a chiave la porta della fattoria e non ha guardato il campo in cui avrebbe dovuto allineare le piantine dei pomodori. Se ne è andato a piedi. “In Romania – dice – magari per sempre. Mosca vuole rivedere gli ucraini morire di fame. Anche i giovani europei potrebbero fare la sua conoscenza”.

Conclusione :

Putin sta restaurando,  con le armi,  il “grande impero sovietico”.

Lo pseudo pacifismo di sinistra non mi stupisce.

Sono invece stupefatto dalle persone di centro destra, che non si accorgono di quel che sta accedendo.

Molti  lo giustificano.

Scrive Emmanuel Carrère (2) , da Mosca (Repubblica 13 marzo 2022) :

“nel giro di qualche giorno si è raggiunto un livello di paranoia prossimo a quello del Grande Terrore staliniano. Tutto viene ascoltato, non c’è più nessun mezzo di comunicazione che possa essere considerato sicuro. Una legge reprime le “fake news” su quello che succede in Ucraina secondo il seguente tariffario: tre anni di carcere se si scrive o si pronuncia la parola “guerra” invece di “operazione speciale”; dai cinque a dieci se viene fatta nel quadro di un gruppo su Internet; quindici se produce delle “conseguenze pubbliche”, e vai a sapere che cosa sono queste conseguenze pubbliche. Questa legge non vale solo per i russi , ma anche per gli stranieri. I corrispondenti esteri se ne vanno uno dopo l’altro.

Non potendo nominare la guerra ora la si mostra. Ancora ieri , sul Pervij Kanal, il primo canale della televisione russa, che guardo in albergo mentre faccio coazione, solo banalità: lotterie, documentari naturalistici. Questa mattina invece si vedono solo blindati, incendi, feriti e anche uno che conosca poco il russo difficilmente potrebbe fraintendere quello che viene detto, considerando che si sente ripetere a ciclo continuo nazisti, nazisti, nazisti (3), genocidio, genocidio, genocidio (4) e di tanto in tanto, per variare, il verbo unichtozhat, annietare…”.

Combattere contro una simile tirannia, per la libertà, è così strano ?

Ma forse  Varlam Shalamov , l’uomo che passò 14 anni nei gulag, ha la risposta a questa domanda :

“ho capito che non bisogna dividere il mondo tra buoni e cattivi, ma tra vigliacchi e coraggiosi”.

Sotto : la giornalista Marina Ovsyannikova, che ha osato sfidare il regime di Vladimir Putin e che rischia 15 anni di prigione.

Lech Walesa, sul Corriere del 16 marzo 2022.

Domanda del Corriere : teme che la Russia possa attaccare anche i paesi Baltici, la Polonia o la Moldavia?

Risposta di Walesa : “Putin è imprevedibile e il peggio può ancora accadere se lo lasciano continuare a conquistare territori e a uccidere persone. Quello che sta facendo è un nuovo genocidio. Putin vuole ripulire la terra ucraina dagli ucraini”.

(1)  i libri di testo universitari parlano di 4 milioni di morti. E’ così anche per altre fonti. In tutti i casi si tratta di stime.

(2) lo scrittore e giornalista francese era a Mosca nel momento in cui è cominciata l’invasione dell’Ucraina.

(3) i nazisti sarebbero gli ucraini. A parte il Battaglione Azov (ucraino), da parte russa esistono vari gruppi nazisti combattenti : Battaglione Sparta, , Unità nazionale russa, Esercito ortodosso russo, Battaglione Svarozich, Brigata Vostok, Brigate Internazionali, Alba Ortodossa, Legione di Santo Stefano, Distaccamento Jovan Sevic, Unione della Gioventù euroasiatica di Dugin, Movimento imperiale russo, Unione Slava, Movimento contro l’iimmigrazione illegale, Battaglioni Rusich e Ratibor. E infine ci sono le Interbrigate di l’Altra Russia (fonte : Maurizio Stefanini, Linkiesta).

 (4) gli ucraini starebbero compiendo un genocidio? A me pare il contrario. Comunque è certo che i russi li stanno annietando (unichtozhat = annietare).

Sotto una bandiera nazional- bolscevica

E come fà presente Taras Kuzio, un ricercatore del think- tank Henry Jackson Society (Financial Times) :

” I termini usati da Putin e dal Cremlino (nazismo e fascismo, riferiti agli ucraini) sono radicati nell’era sovietica …

… e si riferiscono a tutte le persone che non appartengono all’Unione Sovietica e al mondo russo”

Ricordo che i sovietici, fino alla dissoluzione dell’URSS, nel 1991, si sono macchiati di crimini di guerra ma che hanno anche, per loro manifesta incapacità o per volontà politica, spinto il loro Paese, in lunghi periodi di carestia, dove sono morti milioni di persone.

Nota conclusiva: purtroppo, a maggio 2020, quanto espresso due mesi prima si sta avverando : Ucraina : 200 milioni di persone senza cibo nel mondo.

Sotto : una foto di Rodrigo Abd sul massacro di Bucha

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