Una delle considerazioni chiave di coloro che non credono al  global warming, cioe’ al riscaldamento della terra dovuto alle emissioni di gas fossili provocate dall’uomo e’ che il nostro pianeta ha cicli di riscaldamento e raffreddamento che durano magari mgliaia di anni e su cui l’impatto dell’uomo non puo’ che essere risibile

E’ un argomento che puo’ anche avere un senso

L‘ Organizzazione metereologica mondiale (ONU) ha rilasciato alcuni numeri sul 2018

Il 2018 e’ stato il quarto anno piu’ caldo dal 1850, ma la vera notizia e’ che i primi 3 sono 2015, 2016 e 2017 e che 9 dei dieci anni piu’ caldi registrati sono dal 2005 in poi.

Nel 2018 la temperatura media delle terra e’ stata 0.8 gradi sopra la media del ventesimo secolo e la temperatura della superficie circa 1 grado sopra

La gran parte della comunita’ scientifica attribuisce questo riscaldamento alle emissioni di gas fossili provocate dall’uomo. Ovviamente ci sono opinioni contrarie principalmente di soggetti che hanno un forte interesse economico nel continuare a fare quello che si e’ fatto fino ad ora.

Questo e’ certamente un tema globale estremamente importante da monitorare.

Fabrizio Calenzo e Le Monde

Mentre ci domandiamo se questo riscaldamento evidente sia colpa dell’uomo o meno i ghiacciai e le calotte polari stanno fondendo.

E gli oceanografi monitorano il momento in cui l’Atlantico invaderà l’Artico, sconvolgendo il suo ecosistema..

Di seguito trovate una spiegazione, secondo me sensata e già presente su questo sito, sul perchè si parli così poco di questi fenomeni, soprattutto sulla stampa italiana:

il filosofo australiano Clive Hamilton (su Le Monde del 21 novembre 2018) da una spiegazione molto interessante e sensata del negazionismo climatico:

” Sarebbe molto facile buttare la colpa sugli scettici del cambiamento climatico americani e su Donald Trump

… la realtà è che siamo tutti scettici sul cambiamento climatico. E’ praticamente impossibile accettare tutta la verità su quello che abbiamo fatto subire alla terra. E’ così radicale, così scioccante, che è molto difficile vivere con questa responsabilità tutti i giorni, questo ci richiederebbe troppo sforzo dal punto emotivo…

Accettare la totalità del messaggio degli scienziati sul clima significherebbe abbandonare il principio fondamentale della modernità, ovverosia del progresso. Questo significherebbe rinunciare all’idea secondo la quale il futuro è sempre una versione migliorata del presente…

Bisognerebbe , al contrario, rassegnarsi a un cambiamento di vita radicale. E anche quelli che criticano il capitalismo ne sono dipendenti. E’ molto deprimente e il cambiamento implicherebbe troppi sforzi per la maggioranza delle persone, che dovrebbero accettare un lutto…”.

The Economist  (in “Crude Awakening”, 9 febbraio) fa presente che ormai il 73% degli americani è preoccupato dal cambiamento climatico anche se il settimanale fà presente che il mercato, condizionato dalle aziende petrolifere, non si regolamenterà da solo.

Ci sono poi, già, come fà presente GQ, molte aziende americane che si stanno attrezzando per sfruttare questo cambiamento.

Interessante, a proposito del “cambiamento – che –  implicherebbe troppi sforzi per la maggioranza delle persone”… , la riflessione di Fernanda Roggero (Il Sole 24 Ore) che ho trovato su Facebook.

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