Redatto il 10 febbraio, aggiornato il 1° marzo 2026
Repubblica il 9 febbraio 2026 titola : Mercosur, la UE stringe. Nei corridoi di Bruxelles si studia l’applicazione provvisoria per accelerare i tempi del trattato
(e infatti così è stato e in proposito leggi anche Mercosur : perchè si va avanti)
A tal proposito poco tempo fa avevamo scritto:
I principali commercianti di cereali brasiliani abbandonano il patto di conservazione dell’Amazzonia
Abiove, che include ADM (ADM.N), Bunge (BG.N), tra i cui membri figurano Cargill, Cofco e Louis Dreyfus, ha confermato di aver “avviato colloqui” per uscire dal patto, sostenuto dal governo federale e da gruppi ambientalisti.
Il WWF ha dichiarato in una nota che la decisione ha rappresentato una battuta d’arresto per l’ambiente.
L’uscita delle aziende dal patto “indebolisce uno degli strumenti più efficaci per combattere la deforestazione nel Paese” ed espone gli agricoltori a crescenti rischi climatici, ha affermato il WWF Reuters
Mercosur : pesticidi e ormoni nel cibo ?
erbicida amicarbazone, fungicida clorotalonil, insetticida novaluron e ormoni della crescita nella carne? Sembrerebbe di sì anche se dovrebbero essere rispettati
1) principio di precauzione, ovvero ogni alimento può essere immesso sul mercato solo se non presenta rischi per la salute e 2) obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine
Milena Gabbanelli, Corriere della Sera 19 gennaio 2026
P.S.: la brasiliana JBS è il terzo produttore di cibo ed il primo di carne al mondo.

Larissa Mies Bombardi è una geografa brasiliana, attualmente docente presso l’Università Libera di Bruxelles. Questa specialista in questioni ambientali nel commercio agricolo denuncia, in un’intervista a “Le Monde”, l’ipocrisia dell’Europa su questi temi.
Larissa Mies Bombardi è geografa presso l’Università Libera di Bruxelles. Autrice, tra gli altri, del saggio *Pesticidi: un colonialismo chimico* (Anacaona, 2024), studia, tra le altre cose, come l’industria chimica europea esporti in Brasile prodotti vietati in Europa. Docente di lunga data presso la prestigiosa Università di San Paolo, è stata costretta a cercare rifugio in Europa nel 2021 dopo aver ricevuto numerose minacce, tra cui la prigionia nella sua abitazione durante la quale le è stato rubato il computer. Discute le potenziali conseguenze ambientali dell’accordo commerciale tra l’Unione Europea (UE) e il Mercosur.
Quali saranno le conseguenze di questo accordo dal punto di vista ecologico?
Da parte brasiliana, il principale beneficiario di questo accordo sarà il settore agroalimentare, che dovrebbe aumentare le proprie vendite [il valore delle esportazioni verso l’UE … La prima conseguenza è quindi una possibile espansione dell’agricoltura su terreni incolti, in particolare in Amazzonia, dove si stanno espandendo le coltivazioni di soia, bovini e canna da zucchero. Questo aumento delle vendite implica anche un’intensificazione dell’uso di pesticidi [secondo la Società Brasiliana di Ricerca Agricola, tra il 2010 e il 2020, l’uso di erbicidi è aumentato del 128%, mentre la superficie coltivata del Paese è aumentata solo del 19,5%].
Qual è l’impatto attuale dell’uso dei pesticidi in Brasile?
Nell’ultimo decennio, oltre 56.000 brasiliani sono stati avvelenati da pesticidi. Tra questi, il 18% ha un’età compresa tra 0 e 19 anni. Tuttavia, il Ministero della Salute stima che solo 1 caso su 50 venga effettivamente segnalato. Ciò significa che questo numero rappresenta probabilmente solo il 2% del totale reale [che si stima essere di oltre 2,8 milioni di persone]. Inoltre, nella mia ricerca, ho calcolato che ogni due giorni un brasiliano muore per avvelenamento da pesticidi.
Lei denuncia l’ipocrisia dell’Unione Europea su questo argomento. Perché?
Prendiamo l’esempio della soia. L’UE non consente la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul suo territorio, ma ne consente l’uso nell’alimentazione animale. L’Europa importa quindi soia dal Brasile e da altri paesi del Mercosur, quasi interamente geneticamente modificata. Essendo modificata, questa soia richiede l’aggiunta di pesticidi: in Brasile, più della metà di questi prodotti viene utilizzata per la coltivazione di questo seme. Alcuni di questi input chimici provengono da fabbriche europee, che esportano persino prodotti vietati all’interno dell’Unione Europea [nel 2021, l’UE ha esportato nel Mercosur 6.840 tonnellate di prodotti vietati all’interno del suo territorio, pari a circa il 5% del consumo annuo del Brasile] . Ho già sollevato la questione più volte con i rappresentanti della Commissione Europea. La risposta che ricevo è che l’UE rispetta la sovranità degli Stati membri, che sono liberi di importare come ritengono opportuno…
Tuttavia, il governo Lula, nonostante il dichiarato interesse per la tutela dell’ambiente, stava anche spingendo per la firma di un accordo…
Il governo Lula è impegnato su temi sociali e ambientali, e ci sono stati progressi in entrambi i settori, questo è innegabile. Ma questo governo di coalizione deve la sua elezione in parte ai legami che ha instaurato con il settore agroalimentare [ad esempio, l’attuale Ministro dell’Agricoltura, Carlos Favaro, del Partito Socialdemocratico, uno dei dieci partiti che hanno formato una coalizione attorno a Lula alle elezioni del 2022, ha rappresentato gli interessi dei produttori di soia prima di entrare in politica nel 2014].
Indipendentemente dal governo, la grande struttura terriera ereditata dal nostro passato coloniale, in cui l’1% dei proprietari terrieri detiene quasi il 50% della terra, non è stata superata. Questo spiega perché, ad esempio, la superficie dei nostri campi di soia è equivalente alla superficie della Germania. E, su queste terre monocolture, le principali materie prime prodotte – soia, mais, cotone, canna da zucchero e bestiame – rappresentano da sole quasi il 90% dell’uso di pesticidi in Brasile.

Conclusione:
tutto quello che tocca l’ambiente finisce per riguardare anche quanto succede alla nostra salute. E l’invasione di prodotti agricoli da paesi che non rispettano le regole UE è ormai un fiume in piena : dalle angurie della Mauritania ai carciofi tunisini, dai pomodori albanesi a quelli egiziani: la presenza di frutta e verdura estera nei nostri mercati continua a crescere..
In un mercato sempre più multiculturale e globale, accanto al prodotto fresco proveniente da Paesi come Albania e Marocco, emerge un dato significativo: l’importazione dei derivati del pomodoro dall’Egitto verso l’Europa, cresciuta dell’88% nell’ultimo semestre 2025 secondo Eurostat. Inoltre si registra la messa a coltura di oltre un milione di ettari sul delta del Nilo (Project New Delta) destinato principalmente all’export.
Sul tema è intervenuto ad Adnkronos Salute Mauro Minelli, immunologo e docente di nutrizione clinica all’Università Lum Giuseppe Degennaro. Non un economista, ma un medico: una figura che parla direttamente ai consumatori, perché la provenienza estera – di per sé – è irrilevante per chi crede alla bontà degli scambi internazionali e del libero commercio.
“Il punto più critico della questione risiede nell’impiego di molecole chimiche bandite dal regolamento comunitario per la loro accertata tossicità sull’uomo. Mentre l’agricoltura italiana opera in regime di tolleranza zero o limiti minimi precauzionali, le analisi sui prodotti extra-Ue rivelano spesso residui di sostanze tutt’altro che tranquillizzanti. Figurano tra queste il mancozeb e il chlorpyrifos“, sottolinea l’immunologo.
Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta? “Il primo (mancozeb) – spiega – è un fungicida classificato come un potente interferente endocrino. La letteratura scientifica evidenzia la sua capacità di alterare la funzionalità tiroidea e interferire con il metabolismo ormonale. L’esposizione cronica, anche a bassi dosaggi, è associata, in forza di un effetto accumulo, a rischi teratogeni. Il secondo (chlorpyrifos) è invece un insetticida organofosforico la cui pericolosità per lo sviluppo neurologico, specialmente nell’infanzia, ha portato al suo bando totale in Ue nel 2020. Agisce inibendo l’acetilcolinesterasi, con potenziali danni permanenti alle funzioni cognitive e comportamentali. L’importazione di prodotti coltivati con queste sostanze configura un vero e proprio dumping sanitario, dove il risparmio alla cassa si traduce in un rischio tossicologico silente per l’organismo”.
“Difendere la filiera italiana non significa solo escludere il rischio, ma garantire un beneficio“, precisa Minelli. “Il pomodoro italiano – rimarca – non è un semplice ingrediente, ma un concentrato di molecole bioattive. Grazie alle varietà selezionate (come il San Marzano) e all’esposizione solare ottimale dei nostri territori, il contenuto di licopene è ai vertici mondiali…
Tornando a Mercosur : è ovvio che il rischio “invasione” di prodotti non controllati, senza le clausole di salvaguardia, rischia di aggravare i rischi per la nostra salute. Ma il problema vero è che nell’Unione Europea esistono delle autorizzazioni “in deroga” che permettono a sostanze proibite di essere utilizzate da paesi membri per fare concorrenza sleale ai vicini.
E’ il caso del Dormex , prodotto tossico e cancerogeno , utilizzato , ad esempio nella produzione di kiwi: è la molecola che ha di fatto in gran parte determinato la delocalizzazione delle imprese italiane del kiwi in Grecia – perché in tempi di climate change salva le produzioni – e l’esempio tangibile di cosa intendano gli imprenditori dell’ortofrutta quando parlano di “reciprocità”.
Bandito in Italia sulla base di disposizione europee, ma autorizzato in deroga nel Paese ellenico, il Dormex ha appena ottenuto dal nostro ministero della Salute una autorizzazione temporanea all’uso, sulla sola coltura del kiwi, nelle regioni del Sud Italia…
Prima di scagliarsi contro il Mercosur forse bisogna quindi mettere ordine in Europa.


