In dieci anni la quantità di distillato nelle botti in maturazione è passata da meno di 400 milioni di litri a 1,4 miliardi, l’equivalente di 389 milioni di casse e, ai livelli attuali di consumo, di circa tre anni di domanda.
Una situazione che ha costretto molte distillerie a ridurre la produzione di oltre un terzo.
Se tutto il whisky che oggi riposa nei magazzini scozzesi venisse imbottigliato, si potrebbero riempire circa 12 miliardi di bottiglie da 70 centilitri. Una quantità enorme, persino per il Paese che ha trasformato lo Scotch in uno dei suoi prodotti più riconoscibili nel mondo. Il problema è che, mentre le scorte aumentano, i consumatori occidentali bevono meno.
È il nuovo “whisky loch”, ovvero l’eccesso di offerta che sta travolgendo le distillerie indipendenti.
Per capire come si sia arrivati fin qui bisogna tornare al periodo intorno al 2010, quando il settore ha aumentato la produzione scommettendo sulla crescita futura.
La pandemia di Covid sembrò inizialmente dare ragione a quella scelta in quanto con il fatto di stare chiusi in casa con maggiore disponibilità di denaro, molti consumatori si misero a sperimentare cocktail e nuovi distillati.
Una crescente domanda di prodotto che però non si è mai consolidata tanto che, subito dopo, l’inflazione e la crisi del costo della vita hanno ridotto la capacità di spesa, inducendo le persone a bere meno o a scegliere etichette più economiche.
Negli Stati Uniti, il mercato più redditizio per lo Scotch (18% del valore delle esportazioni di Scotch whisky) , il consumo pro capite di alcol è oggi inferiore dell’11 per cento rispetto al 2019.
Colpa anche dei dazi imposti da Trump a partire da aprile 2025 (sebbene da luglio 2026 siano stati azzerati).
A pesare è sicuramente la maggiore attenzione alla salute sembra pesare meno dell’inflazione e del costo del whisky :
secondo i dati di IWSR. Il 20% degli americani che hanno dichiarato di bere di meno ha affermato di non poterselo permettere, secondo YouGov. “Siamo tornati a livelli [di astinenza] che non si vedevano dalla metà degli anni ’40”, afferma Nadine Sarwat, analista di Bernstein.
Sebbene anche i giovani siano stati additati come responsabili dei problemi del settore, gli analisti contestano l’ipotesi che la Generazione Z non beva. Il calo dei consumi, sostengono, è dovuto al fatto che i giovani sono stati i più colpiti dalla crisi del costo della vita e dai lockdown dovuti al Covid.
L’ultima indagine della società di ricerche di mercato IWSR, condotta su 32.000 persone nei 15 maggiori mercati di alcolici, ha rilevato che il 74% dei giovani della Generazione Z maggiorenni ha dichiarato di aver bevuto negli ultimi sei mesi, rispetto al 66% di tre anni fa, raggiungendo così il tasso di consumo di alcol della popolazione adulta totale, pari al 76%.
“Nel complesso, la narrazione secondo cui la Generazione Z beve di meno non è una spiegazione primaria del calo dei volumi”, afferma Laurence Whyatt, analista di Barclays. I produttori di whisky stanno cercando di attrarre i consumatori più giovani con innovazioni di prodotto e una crescente domanda di bevande alcoliche miste “pronte da bere” in lattina.
Diageo ha lanciato versioni fruttate e più dolci del suo whisky scozzese di punta, Johnnie Walker, pensate per un pubblico femminile più giovane. Ideali per i cocktail, queste bottiglie più economiche puntano a sfidare la reputazione del whisky scozzese come bevanda riservata a consumatori esperti e di una certa età. Il marchio si è inoltre legato a celebrità come la pop star Sabrina Carpenter nel tentativo di ampliare il proprio pubblico.
Il turismo del whisky non funziona più mentre si spera in un accordo con l’India : Il Paese è già il primo mercato mondiale del whisky per volumi e potrebbe superare gli Stati Uniti anche per valore. Un nuovo accordo commerciale con il Regno Unito ha dimezzato i dazi sullo Scotch dal 150 al 75 per cento e prevede di portarli progressivamente al 40 per cento entro il 2036.
Oggi il whisky scozzese rappresenta appena il 3 per cento del mercato indiano.
“L’India sta facendo passi da gigante: una popolazione giovane e ambiziosa, con condizioni di credito più favorevoli e quindi maggiore liquidità da spendere”, afferma Nishant Sharma, che si è trasferito in Scozia dall’India vent’anni fa. La sua azienda indipendente, Rutland Square Spirits, vende gin e rum di produzione scozzese ispirati alle sue origini indiane, e ha in programma di espandersi anche nel settore del whisky.
Sotto: consumi per Paese e consumi in casse di whisky (si vede il calo dopo il Covid, ricordiamoci che il mercato mondiale comprende anche whisky a basso prezzo, es. : whisky indiano).


