Redatto il 28 agosto, aggiornato il 1° settembre 2026
Premessa: Il fatturato di Lidl ha raggiunto i 179,4 miliardi di € ma Amazon ha ormai la leadership di vendita di prodotti di largo consumo in Europa.
Come abbiamo già segnalato Lidl punta sull’intelligenza artificiale e a partire da un sistema creato per uso interno nel 2021, Schwarz Group, proprietario di Lidl, offre ora servizi di cloud computing e sicurezza informatica ai clienti aziendali terzi.
Ora punta sui data center:
Il gruppo tedesco Schwarz , proprietario della catena di supermercati discount Lidl , ha annunciato che investirà fino a 5,6 miliardi di euro (6,5 miliardi di dollari) in un data center nella Germania settentrionale, nell’ambito di una spinta da parte dei paesi europei a ridurre la dipendenza dai fornitori esteri di servizi cloud e di intelligenza artificiale.
La costruzione del complesso vicino alla città di Rostock, che dovrebbe creare 120 posti di lavoro, dovrebbe iniziare nel 2027, come annunciato in conferenza stampa dall’amministratore delegato di Schwarz, Gerd Chrzanowski, e dalla premier socialdemocratica dello stato, Manuela Schwesig.
Entro il 2033, il data center nello stato del Meclemburgo-Pomerania Anteriore avrà una capacità di 240 megawatt, equivalente al consumo energetico medio di 600.000 famiglie, con la possibilità di espandere la capacità fino a 1 gigawatt entro il 2045, ha dichiarato in un comunicato il gruppo tedesco di supermercati …
Sotto: il proprietario Dieter Schwarz.

Un progetto importante, certo, ma per capire la scala reale della corsa all’AI, come sottolinea Massimo Giordani su LinkedIn basta guardare i cinque maggiori campus americani già in funzione o in dirittura d’arrivo:
Stargate ad Abilene, in Texas (OpenAI/Oracle), da 1,2 GW, con i primi edifici attivi dal 2025 e completamento previsto entro fine 2026; Project Rainier in Indiana (Amazon/Anthropic), già operativo con oltre 1 GW e destinato a superare i 2 GW; Colossus 1 e 2 a Memphis (xAI), circa 900 MW già attivi tra i due siti; Prometheus in Ohio (Meta), circa 1 GW in accensione nel corso del 2026; Fairwater tra Wisconsin e Atlanta (Microsoft), con le prime fasi in funzione nel 2026 e 7,3 miliardi di dollari investiti solo nel sito del Wisconsin.
In Europa, tre esempi tra i maggiori campus AI operativi o quasi completati, con potenza dichiarata: Start Campus a Sines, in Portogallo, primo edificio attivo dal 2025 e secondo da 240 MW in avvio quest’anno, unico campus europeo con 1,2 GW di potenza di rete già assicurata; Stargate Norway a Narvik (Nscale/Aker/OpenAI), 230 MW e 100.000 GPU previsti entro fine 2026, espandibile a 520 MW; Nebius a Mäntsälä, in Finlandia, 75 MW operativi con una nuova AI factory da 310 MW in costruzione.
Il vero collo di bottiglia, secondo Giordani, non sono i capitali né le GPU: è la rete elettrica. Negli Stati Uniti le code di interconnessione durano 5-7 anni, e si stima che il 30-50% della capacità prevista per il 2026 slitterà al 2027-28; la risposta americana passa da turbine a gas installate direttamente in sito, come a Memphis e Abilene. In Europa la situazione è peggiore: 7-10 anni di attesa nei mercati principali, contro i 2 anni necessari per costruire un campus. A Dublino i data center assorbono già l’80% dei consumi elettrici locali, ad Amsterdam, Londra e Francoforte tra un terzo e oltre il 40%. Solo nel 2024 la congestione di rete è costata all’Unione Europea 4,3 miliardi di euro.
Non è un caso che i nuovi progetti nascano dove l’energia abbonda: Sines, Narvik, la Finlandia, e la stessa Rostock, scelta da Schwarz proprio per la disponibilità di eolico nel nord della Germania. La situazione per l’Europa non è confortante: negli USA i campus da 1 GW e oltre sono già realtà consolidate, nel Vecchio Continente i più grandi impianti in funzione si misurano in centinaia di MW.
In sostanza i tempi che Lidl si è dato per arrivare a 1 gigawatt (2045) è troppo lungo!
E poi, in Europa, oltre a Lidl, non si vedono strutture simili all’orizzonte: ancora una volta, l’Europa conferma tutti i suoi ritardi tecnologici rispetto agli Stati Uniti.
Ma c’è , dietro l’angolo, un altro problema, oltre a quello dei ritardi europei: è ambientale e politico : gli abitanti – anche negli Stati Uniti – che si vedono imporre la vicinanza ai data center sono sempre più contrari a queste strutture.
E ormai lo manifestano apertamente.
Infatti Lidl ha specificato che “i progetti prevedono l’utilizzo esclusivo di energie rinnovabili durante il normale funzionamento e un sistema di raffreddamento ad acqua a circuito chiuso, che limita il consumo idrico…”
Ma in alcuni casi i data center non sono solo accusati di causare danni ambientali ma anche di far crollare il valore di terreni e abitazioni (nel 2026 ci sono state 140 proteste coordinate in 42 Stati degli Usa ).
Sotto gli agricoltori americani sono preoccupati (“to fret” = preoccuparsi) dai data center (The Wall Street Journal luglio 2026). E ne hanno ben donde: l’agricoltura è in competizione con i data center per un elemento fondamentale : l’acqua (La febbre per il data center più grande del mondo ha già costretto il Texas a siccità ricorrenti).
In proposito leggi anche : Come Big Tech sta silenziosamente cercando di rimodellare il modo in cui l’inquinamento viene riportato.


