Buonasera Dottor Caprotti,
ho appena finito di leggere, avidamente come non mi accadeva da tempo, il Suo libro “Le ossa dei Caprotti” e spero di fare cosa gradita condividendo questi pensieri.
In primo luogo ci tenevo a dirLe Grazie, per aver messo in luce tanti tratti personali della Sua famiglia in modo sincero, cosa tutt’altro che scontata, nonostante i malumori e dissidi interni, ancor oggi spesso si tende a lasciar vedere al di fuori della cerchia familiare un’immagine illibata ed idilliaca della famiglia; Grazie anche per come ha impostato il libro, in modo sincero e meticoloso, in particolar modo argomentando sempre le Sue affermazioni e dalla cui impostazione generale traspaiono i Suoi studi umanistici, ma allo stesso modo si notano anche gli anni di esperienza in azienda, che Le potrebbero sicuramente valere una laurea honoris causa in ingegneria gestionale o in marketing ed economia.
In secondo luogo, volevo dirLe che ha subito stimolato in me una forte empatia, perché, fatte le debite proporzioni (da parte mia non si parla di famiglie di spicco dell’Italia come la Sua ma di piccola imprenditoria a carattere provinciale), anche la mia famiglia ha vissuto due divisioni aziendali, la prima tra mio nonno e suo fratello e la seconda tra mio padre e mio zio ed anche io, sempre fatte le debite proporzioni (per me rappresenta un secondo lavoro e non la mia attività principale), coadiuvo mio padre nella gestione della sua piccola, anzi piccolissima impresa e mi sono trovato in situazioni in cui ci sono stati contrasti ed incomprensioni; ora, tra l’altro, ci troviamo in un momento in cui probabilmente saremo costretti a chiudere un’attività che ha raggiunto con me la quarta generazione e non mi è riuscito difficile immaginare il Suo stato d’animo ed i Suoi pensieri, quando è stato prima estromesso e poi costretto a rinunciare all’azienda di famiglia (per completezza Le dico che mio padre ha tenuto un ramo “debole” dell’azienda, mentre quella più redditizia è rimasta a mio zio ed ai miei cugini, quindi imprenditorialmente è più assimilabile ai Suoi zii che non a Suo padre).
Concludo augurandoLe che questa Sua esperienza, che già ha dato alla luce un libro, possa essere metabolizzata completamente ed evolversi anche in una fonte di insegnamento, per i Suoi figli e per le altre persone che ha vicino, come cerco di fare per le esperienze che mi hanno segnato fino ad oggi.
Spero tanto di aver anche io dei figli, di aver l’opportunità di essere il loro arco e che Le possano somigliare per conoscenza, modo di ragionare e di essere; serberò la poesia che mi ha dato l’opportunità di conoscere per il resto della mia vita.
Fabio Rossi, 23/7/24

