Redatto il 18 giugno, aggiornato il 3 luglio 2026
Albiate, 4 giugno 2026
Egregio dott. Caprotti,
ho appreso con dispiacere della prossima demolizione della Manifattura sita a Ponte, che Suo padre volle realizzare e alla quale dedicò una parte significativa della sua vita.
Si tratta sicuramente di un luogo che, per molte persone, ha rappresentato molto più del semplice “posto di lavoro”: è stato un punto di riferimento professionale e sociale, dove ritrovarsi e creare nuovi legami.
Certamente fonte di speranza in un futuro migliore per sé e per la propria famiglia.
Mio nonno vi ha lavorato per molti anni e me ne parlava molto spesso quando ero bambina. I suoi racconti, che assumevano il sapore di una favola, me lo facevano immaginare come un luogo quasi incantato.
Soprattutto quando vedevo, a casa dei miei nonni, la biancheria filata con i bellissimi tessuti, custoditi all’interno delle confezioni, sulle quali era riportato “Manifattura Caprotti”. Pensavo che, il posto dove si producevano camicie, tovaglie, lenzuola, tanto belle dovesse essere per forza un luogo da fiaba (questi tessuti ora sono arrivati a me, e li custodisco con cura e nostalgia).
Nel corso della sua vita, mio nonno mi ha parlato innumerevoli volte di Suo padre, con grande stima e affetto. Quell’affetto un po’ timoroso, che si prova verso le persone delle quali si riconoscono la statura umana e l’autorevolezza, qualità date dall’esperienza, dalle capacità e dalla cultura.
Per questo motivo, la scomparsa di quel luogo, assume, ai miei occhi, un significato particolare: con esso sembra chiudersi una pagina importante della storia di tante famiglie che vi hanno trascorso una parte della propria esistenza. Che hanno dato tanto e che tanto hanno ricevuto a loro volta.
Volevo solo manifestarLe questi sentimenti e, nel mio cuore, credo che anche Lei provi le stesse emozioni.
Con stima e rispetto.
Valentina Redaelli, nipote di Luigi Angelo Redaelli

Le ho risposto così:
Gentile Signora Redaelli,
La ringrazio per la Sua lettera: non sapevo nulla della demolizione e me ne dispiaccio molto anche perchè i miei nonni hanno sempre vissuto lì, fino al dopoguerra.
Se me lo consentirà pubblicherò la Sua missiva sul mio sito …, non fosse altro perchè la Sua è una bellissima testimonianza dell’affetto per la Manifattura che tutti noi portiamo nel cuore!
la saluto molto cordialmente, non esiti a contattarmi,
a presto
Giuseppe Caprotti
Aggiungo alla mia lettera che io sono nato sentendo parlare della Manifattura, molto prima che dell’Esselunga:
“..Tra le tante figure supplenti dei nostri genitori vi sono la bianca Lucia e Rosa la rossa. Lucia è una vera governante, una persona di famiglia. E’ una figlia schiettissima della Brianza bianca, molto religiosa. Una figura d’altri tempi. Ha iniziato a lavorare alla Manifattura Caprotti fin da bambina e ricorda che la mattina raggiungeva la fabbrica da Rancate, un paese a una ventina di minuti, camminando nei suoi zoccoli di legno. Quando nel 1978 uscirà il film di Ermanno Olmi L’albero degli zoccoli, mi sembrerà di rivivere i suoi racconti, nei quali spicca la figura severa del nostro bisnonno Bernardo [detto Nardo. Il bisnonno l’aveva assunta]…” Le Ossa dei Caprotti, Feltrinelli 2023, pagina 91
Lucia è stata un pilastro della mia infanzia e sua nipote Luisella, della quale serbo un bellissimo ricordo, lavorava in Manifattura e vi era molto apprezzata.
E come ho avuto modo di ripetere più volte nelle presentazioni del mio libro, senza la Manifattura l’Esselunga non sarebbe mai esistita.
P.S.: pochi lo sanno ma, prima che chiudesse, ho venduto le camicie della Manifattura nelle promozioni non food dell’Esselunga. Solo per dire che le abbiamo “provate tutte” per aiutare quella che mio padre chiamava “la premiata ditta”.
Grazie a Luca Zotti a Roberta Liberale e a Eleonora Sàita

