Titolo originale :
Storia di Calisto Tanzi, l’uomo che creò l’impero Parmalat e lo fece fallire
A essere coinvolti nel crac circa 30 mila piccoli risparmiatori cui il Tribunale di Milano negò il risarcimento
aggiornato alle 14:07 del 1° gennaio 2022
Trovate le mie considerazioni alla fine del pezzo AGI, aggiornate il 4 dicembre 2022

© PACO SERINELLI / AFP
– Calisto Tanzi
AGI – Con Calisto Tanzi scompare l’artefice del più grande crac della storia economica italiana, un uomo afflitto da ‘delirio di onnipotenza’ come avevano affermato i magistrati milanesi che lo avevano arrestato nel 2003 ma che per tutti gli anni ’80 e ’90 dello scorso secolo si era affermato come uno dei più grandi imprenditori italiani.
Il crac da 14,5 miliardi di euro della Parmalat “è stato uno dei più gravi, se non il più grave, dissesto finanziario nella storia delle società occidentali” e Calisto Tanzi “ne è stato l’artefice”, aveva sottolineato invece nel 2013 il pg di Cassazione, Pietro Gaeta, concludendo la sua requisitoria prima della condanna definitiva a 17 anni e 10 mesi, poi scontata di 5 mesi.
“Tanzi ha creato una struttura – il parere di altri giudici – che ha operato per quasi 15 anni grazie a una serie indefinita di falsificazioni di bilanci e di doppie fatturazioni“. A essere coinvolti nel crac circa 30mila piccoli risparmiatori a cui comunque il Tribunale di Milano negò il risarcimento.
Tanzi, nato a Collecchio il 17 novembre 1938 iniza la sua carriera con la piccola azienda familiare di salumi e conserve del padre e a 22 anni fonda una sua impresa ‘inventando’ di fatto il metodo di conservazione del latte.
Un po’ alla volta grazie ad espansioni, acquisizioni e ingresso in Borsa arria a ‘costruire’ la Parmalat ed espandersi anche il altri settori: da Parmatour al Parma Calcio a Odeon Tv.
Successivamente però arrivano anche i debiti e con l’arresto del 27 dicembre del 2003 inizia una lunga vicenda giudiziaria. Il 18 dicembre 2008 il Tribunale di Milano “a sorpresa” su 29 imputati, dopo patteggiamenti e applicazioni di leggi condanna il solo Tanzi, a 10 anni di reclusione.
Restano aperti procedimenti contro alcune banche ma il 18 aprile 2011 il Tribunale le assolve. Altri processi si svolgono a Bologna nel 2014 per il crac Parmatour (3 anni e 6 mesi) quindi il nuovo arresto con detenzione in ospedale.
Finché i vari processi non vengono unificati e la condanna definitiva stabilita in 17 anni e 10 mesi con la concessione dei domiciliari. Tra i vari procedimenti si discute anche del ‘tesoro’ di Tanzi. Beni e ricchezze che il ‘patron’ di Parmalat avrebbe occultato.
Tesoro che si scoprira’ nel 2009 in Svizzera. Tele di valore, tra cui alcuni Van Gogh e Picasso, Matisse e Monet, Balla e Cezanne nascoste e fatte sequestrare dai magistrati e che verranno messo all’asta nel 2019 con un ricavo vicino ai 13 milioni di euro.

Note del sottoscritto :
- i piccoli risparmiatori sarebbero stati 80’000, non 30’000. Fonte : Corriere della Sera del 2 gennaio 2022.
- sul mito dell’ “invenzione” della conservazione del latte da parte di Tanzi, puoi leggere : Latte UHT: cosa vuol dire e chi l’ha inventato. In sintesi Tanzi ha avuto una grande intuizione commerciale ma sembra non aver inventato nulla.
- sul fatto che il “sistema Parmalat” non fosse sano, da protagonista delle negoziazioni Esselunga – Parmalat, posso dire che si vedeva che qualcosa “non andava”. L’assortimento dell’azienda di Collecchio era stato appesantito con articoli che nulla avevano a che fare con il mondo del latte. Ogni anno, quando incontravo i loro funzionari, dicevo “togliamo le zuppe” oppure “togliamo la linea delle merendine perchè non vanno”. E i funzionari della Parmalat alzavano i contributi che ci davano, per mantenere sui nostri scaffali un assortimento che, a parte il latte, si vendeva a stento. Una parte del business non stava in piedi ma, da fuori, era impossibile immaginare quello che sarebbe successo “dopo”.
- il Corriere del 2 gennaio 2022 scrive : “oggi fattura 7,5 miliardi ed è la 17esima società industriale italiana” ma il fatto è che, con le disavventure finali del patron della Parmalat e con la vendita nel 2011 dell’azienda a Lactalis, gran parte del latte italiano è finito in mani francesi.
- L’azienda francese segue, ovviamente delle logiche tutte sue, a volte poco condivisibili.
- Tanzi ha quindi danneggiato i piccoli risparmiatori ma anche, a lungo termine, tutto il settore del latteo caseario italiano (agricoltura, allevamento, produzione, etc.).


