Il Governo spinge sulla carne: 300 milioni agli allevamenti bovini con il ddl Coltivaitalia
In Europa si discute sempre di più di cambiare rotta al sistema di sostentamento proteico, ma dal disegno di legge Coltivaitalia spuntano 300 milioni di euro per incrementare la produzione di carne bovina (trovate la conferma qui).
di Indra Galbo
Se nel mondo si sta assistendo sempre di più a un calo di investimenti per quanto riguarda gli allevamenti intensivi, coadiuvati anche da studi e analisi sull’impatto delle emissioni inquinanti oltre che sul valore salutistico di una dieta con più vegetali, il Governo italiano con il nuovo ddl Coltivaitalia ha deciso di andare in controtendenza finanziando con centinaia di milioni di euro la filiera della carne bovina.
Una montagna di soldi agli allevamenti
Il nuovo disegno di legge sulle “misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo” chiamato Coltivaitalia, si prepara per essere discusso alla Camera. A saltare all’occhio però è la novità riguardante la filiera della carne bovina alla quale sono destinati 300 milioni di euro nel prossimo triennio. Nello specifico nell’articolo 3 – Produzione della carne bovina e valorizzazione dei contratti di filiera Linea vacca-vitello – si parla di contributi per investimenti che devono essere finalizzati al rafforzamento della filiera. Finanziamenti che ammontano complessivamente a 300 milioni di euro di cui 50 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027, e ben 200 milioni per il 2028.
Gli incentivi finanzieranno investimenti mirati all’acquisto e all’allevamento di manze e bovini riproduttori iscritti ai libri genealogici, con l’obiettivo di aumentare il numero di vacche nutrici destinate alla produzione di ristalli da ingrasso. Saranno inoltre sostenute la produzione di vitelli da incroci tra razze da latte e da carne, lo svezzamento dei capi fino a 200 chili e l’accrescimento dei bovini fino a 500 chili, con permanenze minime in stalla di sei e dodici mesi rispettivamente. Un intervento che, nell’intento dell’esecutivo, dovrebbe favorire la competitività del comparto, promuovendo l’aggregazione tra allevatori, la sostenibilità produttiva e la valorizzazione del prodotto nazionale lungo tutta la catena del valore.
La dissonanza con gli obiettivi europei e della prossima Cop30
Un provvedimento che appare in netto contrasto con quelli che sono i trend globali di razionalizzazione delle emissioni e ristrutturazione del comparto agricolo, dove sempre più paesi – soprattutto in Europa – offrono ai propri cittadini consigli e vademecum su come orientarsi verso un approccio alimentare che sia il più possibile a base vegetale. Un trend a cui stiamo assistendo anche nel Belpaese con le vendite al dettaglio di alimenti a base vegetale nei supermercati e nei discount che hanno raggiunto i 641 milioni di euro nel 2023, con un aumento del 16% dal 2021.
Finanziamenti ingenti, quelli del Coltivaitalia, che contrastano anche con gli intenti della prossima Cop30, che si terrà tra pochi giorni in Brasile, dove si punterà a fissare obiettivi vincolanti di riduzione dei gas serra con target specifici per il metano, ma anche adottare politiche che limitino la sovrapproduzione e il consumo eccessivo di carne e latticini favorendo la diversificazione delle fonti proteiche.

Ovviamente si potrebbe “pensar male”, visto che Cesare Prandini, presidente di Coldiretti. è un allevatore ma limitiamoci ai fatti: dal punto di vista commmerciale la scelta sembra intelligente mentre dal punto di vista ambientale decisamente no.
Poi verrebbe da domandarsi perchè si sostengono allevamento ed olivocultura e non altri comparti come la frutta e verdura ma bisognerebbe avere il dettaglio del DDL.


