“Diciamoci la verità: nei prodotti della Gdo c’è poca responsabilità”

Devo dire con sincerità che le informazioni intrinseche nel prodotto sono poche, sia per i prodotti di marca, sia per i prodotti a marchio del distributore (Mdd) … da qualche parte si deve pur cominciare a fare chiarezza, se vogliamo davvero parlare di produzione sostenibile. E allora, perché non iniziare dalle materie prime? Perché non rendere tracciabile tutta la filiera? Perché non premiare le aziende che davvero lo fanno?

Amazon detiene una quota di mercato grocery online negli USA pari al 27,1%

Su un fatturato del mercato online di 75 miliardi di $. Si tratta di oltre 20,3 miliardi di $ (16,9 miliardi di €). Ovviamente si parla solo di food online poi c’è tutto il resto: pubblicità : 10,7% di 191, 1 miliardi di $ (il dato ci sembra sottostimato, ma tant’è). E-commerce non food 40,4% di 908,7 miliardi di $. Smart speakers 55% di 3,2 miliardi di $. Cloud computing 64,5% di 21,1 miliardi di $

Ha senso parlare di pesca sostenibile?

Peschiamo sempre di più perché mangiamo sempre più pesce. Negli anni, il consumo di pesce è passato da una media pro-capite di 5,2 chili all’anno del 1961 ai 19,4 chili del 2017… non sarebbe un problema, se non fosse che il ritmo e il modo in cui peschiamo sta portando all’esaurimento delle risorse ittiche, minacciando il benessere di diversi ecosistemi. A questo proposito, è necessario parlare di due dinamiche preoccupanti e strettamente legate: l’overfishing e il bycatch.

Piano da 4 miliardi per l’agroalimentare: tra tecnologia e mancanza d’acqua

L’intervista del ministro Stefano Patuanelli sotto sembra un pò un publiredazionale su un tipo di tecnologia (le centraline Adobestock Tecnologie) . Cogliamo comunque, in questo articolo, alcuni spunti interessanti  sul Recovery Fund e sui problemi legati all’acqua e al cambiamento climatico che convergono con quanto già scritto su questo sito

Boom di alimentare senza antibiotici: crescita record (+52%) degli acquisti

Pur galoppando velocemente, tra gli scaffali dei supermercati italiani quello degli alimenti “senza antibiotici” non è però il più gettonato dei prodotti “free from”. In cima alle preferenze di acquisto resta infatti la dicitura “senza conservanti”, i cui prodotti rappresentano circa il 10% di questo mercato, mentre al secondo posto ci sono gli alimenti “senza olio di palma”, che valgono il 7% delle vendite