Redatto il 26 agosto, aggiornato il 12 settembre 2026
In Italia amiamo calamari, totani, gamberi e polpi, ma i nostri mari non ne offrono abbastanza per coprire la domanda. Il risultato? Ne importiamo cifre enormi. Secondo i dati EUMOFA 2024, il mercato dei cefalopodi (calamari e polpi) vale circa 780 milioni di euro in importazioni. Solo tra gennaio e settembre 2024 abbiamo acquistato oltre 34.000 tonnellate di calamari, arrivati soprattutto da India, Thailandia e Argentina. E per il polpo? Il Marocco da solo copre il 45% di ciò che mangiamo, seguito dall’Indonesia.
Se invece nel fritto trovate acciughe, sarde o gamberi rosa, allora sì: è molto più probabile che siano prodotti nazionali. Ma per i calamari e i polpi, l’immagine del ‘pescato locale’ è spesso una suggestione che paghiamo a caro prezzo.
Il vero problema non è il prodotto surgelato in sé – che può essere ottimo se di qualità – ma la scarsa trasparenza. Molti ristoranti, specialmente quelli turistici o stagionali, non puliscono nulla in cucina. Usano semilavorati industriali: calamari già tagliati, impanati e pre-fritti. Il cuoco deve solo tirarli fuori dal freezer e ‘rigenerarli’ in olio bollente. È veloce, costa poco e il risultato è sempre lo stesso…
Il banco pescheria di gamberi e moluschi della pescheria Gi.Mar. di Biassono (MB) di locale ha solo i gamberi di Mazara del Vallo, tutto il resto proviene da lontano ed è decongelato, come i totani giganti della foto.
sono il pilastro dell’acquacoltura europea, non hanno bisogno di mangimi né antibiotici e possono persino contribuire alla qualità delle acque. Eppure proprio le cozze, protagoniste indiscusse dell’acquacoltura europea, stanno diventando una delle vittime più evidenti di un mare che cambia. Più caldo, meno ossigenato, con una disponibilità di nutrienti diversa rispetto al passato. E i numeri cominciano a raccontare una crisi difficile da ignorare. Come evidenziato nell’ultimo report dell’European Parliamentary Research Service tutto dedicato ai mitili, in dieci anni la produzione europea è diminuita del 20% e in Italia, nell’estate 2024, alcuni allevamenti hanno perso fino al 100% del prodotto…
Ciò significa sempre meno prodotto locale, che si tratti di pesci, di moluschi e di mitili.
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