Milano – Domenica 30 Maggio 2021

 

Un salvagente in piena crisi per il centro che aiuta i ragazzi

 

I servizi gratuiti del Minotauro a rischio: in campo Fondazione Venosta

di Elisabetta Andreis

Una ragazza si è tagliata l’altro giorno sulle braccia e sulle gambe nel bagno del suo liceo ed è stata portata via in ambulanza, la stessa cosa succedeva quasi in contemporanea in una scuola media, una terza adolescente si è voluta fare male in un istituto professionale e qualche settimana fa purtroppo un quindicenne è precipitato dal secondo piano dell’istituto dove frequentava il liceo scientifico. I casi di giovani che si abbandonano a gesti di autolesionismo «in preda all’ansia e allo stress» o «per sentirsi vivi», come cercano di spiegare loro, continuano a moltiplicarsi. Nei reparti di neuropsichiatria infantile mancano in modo drammatico i posti letto, i servizi territoriali sono carenti e molte famiglie non possono permettersi di essere seguite da professionisti del settore privato, come hanno sottolineato nei giorni scorsi anche le consigliere del Pd Paola Bocci e Antonella Forattini in una mozione depositata in Regione.

Il Minotauro, centro attivo dal 1985 con servizi a pagamento, dal 2012 con un suo consultorio gratuito ad hoc segue più di cento famiglie con Isee inferiore ai 20 mila euro. E in questo momento quel servizio, complici la povertà che cresce e gli scompensi psicologici derivanti dalla pandemia, è sommerso di richieste che arrivano da genitori, insegnanti o assistenti sociali. «Solo negli ultimi cinque mesi abbiamo preso in carico 31 nuovi casi che altrimenti non avrebbero potuto contare su altri aiuti tempestivi e a costo zero. Ma proprio in questa fase d’emergenza, rischiavamo di chiudere per mancanza di fondi», spiega il fondatore, lo psichiatra e psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet. È corsa in aiuto muovendosi in modo deciso e generoso la Fondazione europea Guido Venosta presieduta da Giuseppe Caprotti: grazie alla donazione le attività gratuite potranno continuare per almeno un altro anno. «I 15 psicoterapeuti del consultorio per anni hanno aiutato i ragazzi e le loro famiglie, e ora si trovano in difficoltà perché a causa della pandemia non hanno potuto organizzare le tradizionali aste con cui si autofinanziavano — racconta Caprotti —. La fondazione, onorando la memoria di mio nonno Guido Venosta, intende promuovere e contribuire ad elevare l’educazione del pubblico verso i più alti ideali culturali e di solidarietà ein generale si muove in due direzioni: la lotta alla povertà e la ricerca scientifica». Del Minotauro, l’imprenditore aveva sentito parlare da Nicolò Fontana Rava e Francesco Niutta, gli amici con cui aveva ideato un altro progetto, allo Ieo, a maggio dell’anno scorso, in piena pandemia. «Un progetto importante, che ha visto l’allestimento di laboratori per l’esecuzione di tamponi e test sierologici a dipendenti e pazienti, facendo dello Ieo il primo istituto Covid free. L’esperimento è stato poi esteso ad altre strutture sanitarie lombarde e non», ricorda Caprotti.

Quanto al Minotauro, l’appello era stato lanciato una prima volta dalle pagine del Corriere della Sera in ottobre con Charmet che paventava il rischio concreto di interruzione delle attività gratuite: «Servono almeno 300 mila euro l’anno e per la prima volta nella nostra storia non li abbiamo», diceva lo psichiatra. La richiesta di aiuto non era rimasta inascoltata. Decine di milanesi avevano mandato piccole donazioni, era stato avviato un crowdfunding, lo stesso Comune di Milano si era reso disponibile a promuovere raccolte di fondi. Una vera e propria staffetta solidale. Ma soprattutto, a regalare un aiuto sostanzioso che aveva permesso di tamponare l’emergenza, era stato il duo di stilisti più famoso al mondo, Domenico Dolce e Stefano Gabbana.

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