Redatto il 19 giugno, aggiornato il 22 giugno 2026
Sopra : una schermata del sito italiano di Temu, che vende sugo Barilla.
E Cristina Lazzati, parlando del nodo della scala nel retail aggiunge “Se si guarda al retail, il tema della scala emerge con ancora più evidenza. La distribuzione italiana ha costruito modelli solidi, radicati nei territori e capaci di valorizzare le filiere, ma resta una distribuzione nazionale.
Non è tanto un limite del retail italiano, quanto il riflesso di un’Europa che fatica ancora a esprimere veri operatori continentali. Le filiere sono sì sempre più integrate, ma il presidio commerciale resta frammentato. Questo riduce la capacità di valorizzare pienamente, anche sui mercati internazionali, la qualità produttiva”.
In futuro, l’azienda prevede di espandere le spedizioni internazionali verso ulteriori mercati”.

tra le righe si trova questa notizia: “Anche Kaufland ha registrato una performance positiva, con ricavi in aumento del 4,3% a 36,7 miliardi di euro. L’insegna ha consolidato la propria presenza in Germania e nei mercati dell’Europa orientale, proseguendo al contempo l’espansione del marketplace online, ora operativo in sette Paesi europei, compresi Italia e Francia”..
Si può sicuramente aggiungere che l’Europa del commercio è debole rispetto ai grandi colossi cinesi dell’e-commerce : di fronte a Shein – che , nel 2024 ha fatturato 38 miliardi di $ , ad esempio, solo Zara (39,9 miliardi di € di fatturato nel 2025) riesce a resistere nell’abbigliamento.
Ma la vera minaccia per l’Europa, sommersa dai pacchi di merce cinese sembra essere Temu.

Ecco cosa ne dice un fornitore su LinkedIN
“Siamo vendor Amazon da 14 anni ma a marzo abbiamo deciso di cavalcare l’onda di Temu in Italia e dal 1 luglio siamo in tutti (quasi) i marketplace europei.
Ha numeri importanti, al momento è l’unica piattaforma in grado di fare concorrenza ad Amazon. e, soprattutto, un servizio impressionante.
Abbiamo due gruppi whatsapp, uno con 5 impiegati Temu che ci risolvono i problemi in poche ore e uno con il category manager che ci supporta in tutto.
Per chi conosce l’assistenza Amazon, un altro universo. Per me l’impatto è assolutamente positivo”.
L’altro problema è rappresentato dalla mancanza di coordinamento dei governi europei.

Concludiamo utilizzando le parole di Cristina Lazzati, citata all’inizio:
… “Una filiera dentro la geopolitica
Quanto emerso a Bormio indica che il food sta cambiando posizione all’interno dell’economia. Non si tratta più solo un settore produttivo rilevante, è ormai divenuto una componente che incrocia sicurezza, politica industriale, infrastrutture e commercio internazionale. Per le imprese e per la distribuzione questo significa operare in un contesto più complesso, dove le variabili da gestire aumentano e si intrecciano tra loro. Per le istituzioni significa definire con maggiore chiarezza priorità e strumenti, evitando di trattare l’agroalimentare come un comparto tra gli altri, perché (ed è sempre più evidente) non lo è “.
Sotto trovate un’informazione che dovrebbe interessare i produttori italiani di cibo: secondo un’indagine della International Post Corporation, un’associazione di 26 servizi postali nazionali, Temu ha rappresentato quasi un quarto del mercato globale dell’e-commerce transfrontaliero lo scorso anno, alla pari con il gigante statunitense Amazon.
E così si torna al sugo Barilla in copertina: negli Stati Uniti un quinto della spesa alimentare è ormai fatto online. La GDO italiana cosa vuole fare? Vuole crescere o abdicare ai cinesi, ai tedeschi e agli americani? Non può diventare adulta in un’economia dove non controlla l’infrastruttura. Quella filiera transita su piattaforme governate da colossi che non sono italiani ed europei.

E approfondendo capisci la domanda è diventata retorica:
Ebitda Amazon e Walmart a confronto : i colossi dell’e-commerce – americani, ma anche tedeschi e cinesi – hanno mezzi infiniti perchè hanno differenziato il loro business, non limitandosi al commercio . Ma focalizzandosi anche su pubblicità, abbonamenti, AI, Cloud, logistica e data center.
Mario Sassi completa il mio pensiero : Amazon non è un retailer. È un’infrastruttura. E la differenza spiega tutto (anche se i dati aggiornati su Lidl li trovi qui).


