Redatto il 30 luglio, aggiornato il 2 agosto 2026
Interessante questa intervista di Gianfranco Marc Brunetti, Amministratore Delegato Consumer di Lidl Italia. L’ho messa a confronto con alcune riflessioni e foto effetuate in una visita al punto di vendita di Lidl in via Solari, a Milano.
Dal claim “Non cambiare stile di vita, cambia supermercato” alla sfida dei mille punti vendita. Questo articolo riporta un’interessante intervista realizzata alla Cibus Link Arena durante TuttoFood a Gianfranco Marc Brunetti, Amministratore Delegato Consumer di Lidl Italia, in cui ha ripercorso le tappe di una trasformazione che ha cambiato non solo l’azienda, ma anche la percezione del discount nel mercato italiano…
…Uno dei passaggi più significativi ricordati durante l’intervista riguarda la campagna lanciata nel 2012 con il claim “Non cambiare stile di vita, cambia supermercato”.
Non si trattava soltanto di uno slogan pubblicitario, ma della sintesi di una precisa strategia: superare definitivamente l’identificazione del discount come canale separato rispetto al supermercato tradizionale e spostare il confronto direttamente sul terreno della qualità, dell’assortimento e dell’esperienza di acquisto.
Anche il contesto economico ha contribuito ad accelerare questo cambiamento. La crisi finanziaria, seguita negli anni da pandemia, tensioni geopolitiche e inflazione, ha spinto milioni di famiglie italiane a provare il discount per motivi di convenienza. Ma, come ha spiegato Brunetti, il vero successo non è stato convincere il consumatore a entrare una prima volta, bensì farlo tornare.
Brunetti ha spiegato che ogni prodotto viene sottoposto a quattro controlli qualitativi prima ancora di arrivare sullo scaffale, ai quali si aggiungono le verifiche effettuate quotidianamente nei punti vendita.
Chiunque mi conosca un pò sa che non credo che un discount possa trasformarsi in un supermercato come peraltro si vede abbastanza bene, ad occhio nudo, nel Lidl di Via Solari a Milano.
A parte per la carta fedeltà Lidl Plus, il sushi, il non food e la linea Deluxe, Lidl mi ricorda l’Esselunga degli esordi, dove non esisteva il marchio privato ma solo marchi di fantasia, come Kekasa, Maggiolino, etc.
Avere marchi di fantasia vuol dire, secondo me, che l’insegna non si prende direttamente la responsabilità dei prodotti che vende.
Della pasta Italiamo ho scritto in questo articolo.
Interessante l’aproccio della catena agli allevamenti di galline : Lidl Italia: l’insegna assicura l’impegno cage-free su tutto l’assortimento (sia uova vendute fresche sia usate come ingredienti).
Da qui nasce uno dei messaggi più rappresentativi della strategia Lidl: “Vieni per la convenienza, torni per la qualità.”
Secondo il manager, proprio la qualità ha rappresentato il principale fattore di fidelizzazione. L’insegna ha investito in maniera crescente sui prodotti freschi, sui controlli lungo tutta la filiera e sull’inserimento di produzioni certificate che, fino a pochi anni fa, difficilmente sarebbero state associate a un discount: mozzarella di bufala DOP, prodotti IGP, olio extravergine certificato e numerose eccellenze del Made in Italy.
Particolarmente significativo anche il focus dedicato alla filiera ortofrutticola…
Tutti i prodotti freschi sembrano consegnati direttamente confezionati dai fornitori: parliamo di pane, frutta e verdura, carne, etc. E diventa difficile capire cosa faccia il punto di vendita, oltre a mettere la merce a scaffale, controllare le promozioni e le scadenze e, infine, riordinare gli articoli in assortimento.
Tutto ciò premesso, posso solo fare i complimenti a Lidl perchè è riuscita a farsi percepire per quel che personalmente non ho rilevato : che il discount tedesco sia un supermercato di qualità. Personalemente vi ho visto solo convenienza.

