Ci hanno già provato in Gran Bretagna nel 2020 ed è andata malissimo.
In sostanza il colosso di Jeff Bezos aveva chiesto il contributo a tutti i fornitori che lo scaricavano sui clienti, così riportavo all’epoca:
…”il governo britannico ha imposto un ulteriore due per cento per Amazon, Facebook, Google etc. Ma la gigantesca creatura di Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo con 200 miliardi di euro di patrimonio tra l’altro aumentato decisamente durante la pandemia e per l’uso sempre più diffuso del suo negozio online, la scamperà così: scaricando quel 2% aggiuntivo di tasse sui rivenditori locali britannici e dunque, molto probabilmente, sui consumatori del Regno Unito.
La conferma è arrivata in queste ore in una email di Amazon proprio ai rivenditori e ai piccoli imprenditori britannici che utilizzano la piattaforma del gigante americano per vendere i propri prodotti online: le tasse dell’azienda di Seattle, infatti, cresceranno nei loro confronti guarda caso del 2%. Così il gioco è fatto.
Dunque il due per cento verrà pagato da Amazon al governo britannico, ma verrà finanziato dall’imposta della multinazionale alle piccole e medie aziende britanniche che vendono proprio su Amazon.co.uk e che, a differenza della “casa madre”, sono state colpite molto di più della crisi scatenata dal Covid-19.
E non è escluso, in uno scaricabarile, che queste piccole aziende scaricheranno il 2% ai consumatori.
Insomma, gattopardescamente, tutto è cambiato per non cambiare assolutamente niente.“…
Conclusione : la Amazon tax, non imposta dalla UE e o dall’Ocse, rischierebbe solo di creare ulteriore inflazione.
P.S. : la web tax italiana era già stata varata e sospesa ed è Orban che blocca la tassazione di Amazon in Europa (fonte : Reuters, e le notizie del 18 novembre 2022 lo confermano).
Forse conviene prima parlare con lui prima di varare qualsiasi cosa solo in Italia.
Uniti, forse, si vince. Da soli non si va da nessuna parte.
Come funzionerà la tassa minima globale.


