PREMESSA:
I prodotti geneticamente modificati e quelli biologici scatenano, da decenni, l’irrazionalità di due fronti contrapposti.
Si passa dal parlare di cibo Frankenstein, per gli alimenti contenenti ogm, ad una frase sentita tante volte: “il biologico non esiste” oppure che costa troppo e che non da benefici…
Lo stesso Sole 24 ore, il 6 aprile 2014, pubblicava due articoli che sembravano scritti da queste fazioni
questo pezzo era decisamente pro ogm…
mentre Davide Paolini difendeva il vino bio…
P.S.:
Il vino bio non solo esiste ma è in forte crescita…
Conta in Italia 57000 ettari, pari al 6% del vigneto nazionale e quest’anno Vinitaly gli ha dedicato uno spazio ad hoc, Vinitaly bio.
Il problema vero è che gli ultimi a crederci sembrano essere gli italiani, visto che ne esportiamo l’82%. Ne consumiamo dunque molto poco (il 18%).
Tornando agli ogm, sono rimasto sovente coinvolto in conversazioni sui pro e i contro degli ogm, dove chi li sosteneva affermava di farlo “nel nome della Scienza”, e bollava come oscurantisti chi li avversava.
Personalmente non credo che il punto sia se sostenere o meno la Scienza, la cui ricerca, comunque non deve ne essere fine a se stessa, ne favorire esclusivamente l’arricchimento di poche multinazionali.
Da promotore del biologico, quale sono stato nel passato (v. l’avventura del biologico 1 e l’avventura del biologico 2), non sono pro ogm.
Ma penso di avere argomenti razionali per affermare che gli ogm non sono una priorità per il mondo:
oggi siamo in grado di produrre cibo per sette miliardi di persone e il problema vero è che 1/3 del cibo prodotto non viene mai consumato come ha evidenziato più volte la FAO
Il problema del cibo non sta quindi nella produzione e nella sua mancanza ma bensì nella sua distribuzione nel mondo.
OGM, LA STORIA:
Tornando agli ogm e alla GD, l’inizio della vicenda per me si è iscritta in uno degli anni più intensi della mia permanenza in Esselunga: il 1999.
In quell’anno abbiamo denunciato Coca- Cola all’antitrust, sono scoppiate due crisi alimentari importanti, il pollo alla diossina e la BSE (Encefalopatia spongiforme bovina, detta anche “mucca pazza”), abbiamo lanciato Esselunga Bio e alcuni prodotti significativi della filiera Naturama, come il pollo.
il pollo Naturama, lanciato durante l’estate del 1999.
Ma per capire meglio la situazione degli ogm bisogna fare qualche passo indietro, negli USA e poi in Gran Bretagna.
Nel 1901 nasce la Monsanto, che da produttrice di saccarina per la Coca- Cola diventerà, nel tempo, la Monsanto Chemical Company, per arrivare ad essere il leader mondiale delle sementi ogm e dei prodotti chimici (*) da utilizzare con quei semi, come l’erbicida glifosato.
(*) che rappresentano il 30% circa del suo fatturato.
Nel 1986 gli Stati Uniti emettono una direttiva che dice che gli ogm non hanno bisogno di un trattamento particolare e che saranno sottomessi ad un regime d’approvazione uguale a quello dei prodotti non transgenici.
Il 2 giugno 1987 i ricercatori di Monsanto fanno la prima prova di coltivazione in campo aperto di pomodori ogm.
A maggio 1992 la FDA (Food and Drug Administration) decreta che le piante ogm saranno regolamentate come le piante che subiscono normali incroci (ibridazioni)
La FDA decide anche che le piante Ogm non dovranno subire esami tossicologici. E l’etichettatura dei prodotti confezionati con gli ogm viene proibita!
Nel 1993 L’Europa, seguendo anche gli accordi GATT, comincia da importare foraggio transgenico (soia, colza e girasole).
Nel 1995 l’istituto Rowett di Londra propone al ricercatore, di origine ungherese, Arpad Putsztai di lavorare all’ impatto degli ogm sulla salute umana.
Nel 1996 l’Unione Europea autorizza ufficialmente l’importazione della soia Roundup Ready di Monsanto.
Putsztai, che è andato avanti nei suoi studi sulla patata transgenica, il 9 agosto 1998, alla BBC dichiara che non mangerebbe patate Ogm, perchè non è giusto che gli inglesi siano usati come “cavie”.
Questo intervento ha l’effetto di un vero e proprio cataclisma: interviene il parlamento, con la House of Commons che vuole sentire lo studioso.
The Guardian il 12 febbraio 1999 dichiara che la patate ogm hanno degli effetti significativi sulle funzioni immunitarie dei topi.
La società inglese si spacca: Tony Blair è per gli ogm, il Principe di Galles contro.
Il problema per Monsanto e altre società che vendono semi di ogm, come Novartis, è che le catene della GD inglese si schierano contro gli Ogm:
ci sono Tesco, Somerfield, Asda, Waitrose, Safeway ma soprattutto Sainsbury’s che avrà il potere, come vedremo di infiammare mezza Europa…
Sainsbury’s aveva nella centrale di acquisti europea Sed, gli alleati Delhaize
ed Esselunga, ai quali affiancherà la catena britannica Mark’s and Spencer, Carrefour, la Migros (CH) e la catena irlandese Superquinn per formare un il Cambridge Consortium.
I pomodori pelati Sainsbury’s, fatti con pomodori californiani ogm ( sulla confezione si legge : “made with genetically modified tomatoes”), furono inseriti nel 1994 e spariranno dagli scaffali della catena inglese nel 1999.
Ed è in questo contesto che sentivo il bisogno di creare un ufficio stampa che gestisse tutte queste problematiche in Esselunga, anche perchè tra le crisi alimentari, la denuncia contro Coca- Cola, il pollo Naturama, etc. eravamo praticamente assediati dalla stampa…alla quale si sarebbero aggiunti a breve i grossi produttori di sementi che cercavano di convincerci delle loro posizioni…
Mio padre era da sempre contrario alla gestione della stampa ma alla fine arrivavamo ad un compromesso:
in Esselunga non si creava un ufficio ma avremmo avuto un portavoce nella persona di Claudio Arnoldi, allora direttore Controllo Qualità di Esselunga, appoggiato da un addetto stampa esterno che mio padre aveva individuato da tempo, con l’aiuto del suo amico Livio Caputo (nella foto sotto), in Patrizio Surace.
A marzo il dottor Sergio Pelassa, che fungeva da “ufficiale di collegamento” con la Sed, mi faceva presente la posizione di Sainbury’s e mi chiedeva se eravamo disposti a consorziarzi per approvigionarci di alimenti non ogm.
Dopo il mio assenso , il 18 marzo 1999, davamo fuoco alle polveri con questo articolo che appariva su Il Sole 24 ore…
La Coop, a cui “bagnavamo il naso”, e i fornitori (1) entravano in fibrillazione
(1) ai fornitori interessava la nostra posizione sulle filiere di approvigionamento , ovverossia se soia o mais convenzionali potevano essere mischiati a ogm.
Alla Coop la situazione dava molto fastidio perchè consideravano gli ogm come un ambito loro, visto che , come noi, stavano progettando i loro prodotti biologici a marchio.
Seguiva una campagna stampa di ampio respiro, della quale vi do solo qualche esempio
Nuova Distribuzione, ad aprile 1999 diceva che Esselunga faceva da “apripista”…
Libre Service Alimentaire (overossia LSA, 1a pagina sopra) segnalava che:
Carrefour, già nel 1997, aveva escluso gli ogm dai propri prodotti a marchio privato.
L’UE, nel 1998, non era riuscita a mettersi d’accordo sulla soglia minima di ogm da indicare in % nell’etichettatura dei prodotti .
Si arriverà poi, dopo il 1999, ad una % pari allo 0,9, al di sotto della quale sarà lecito non dichiarare gli ogm.
Ma di fatto, dopo questa campagna,vista la forte contrarietà dei consumatori, nessun fornitore di alimenti confezionati, si avventurerà nella produzione di alimenti ogm .
L’Italia bloccherà la produzione degli ogm ma non la loro importazione.
Gli ogm saranno invece presenti, come vedremo, nei mangimi dati agli animali.
Ad aprile Esselunga si muoveva chiedendo ai fornitori trasparenza sui propri prodotti
che non voleva rimanere indietro, si muoveva nella stessa direzione…
tanto che Arnoldi in questo articolo del 17 aprile, gestito a tre (Giuseppe Caprotti, Arnoldi, Surace), replicava a Coop e chiariva la posizione di Esselunga sull’argomento
Per dare un’idea dell’importanza che acquisiva la vicenda, Carrefour si organizzava per avere una persona, a livello direzionale, incaricata degli OGM ( un “Chargè de Mission O.G.M.”)!
La questione usciva dai confini europei con Delhaize, che aveva una forte presenza negli Stati Uniti e in Asia , e Carrefour.
Il dibattito approdava in Brasile, sulla spinta del distributore francese, che vi aveva una forte presenza sin dagli anni ’70 (v. in proposito Galleria fotografica e Pesce grande mangia pesce medio..).
“O Estado di Sao Paulo” – sotto – evindenziava le opportunità per i produttori brasiliani che avessero voluto fornire le insegne della GD di prodotti non ogm (“sem alteracao genetica”)
A maggio Le Monde seguiva ogni movimento di Sainsbury’s e di Carrefour molto da vicino
A luglio Esselunga chiariva ancor più la propria linea di fronte alle direttive UE in 7 punti chiave
A ottobre Coop denunciava mais transgenico clandestino
A novembre Esselunga, oltre a lanciare la linea Esselunga Bio, dati alla mano, faceva presente che l’80% dei propri clienti era contrario agli ogm.
E manifestava la sua contrarietà con una certa consapevolezza: il 50,7% dei clienti sapeva cosa fossero gli ogm
Le conseguenze della vicenda ogm furono:
1) la creazione dell’ufficio stampa in Esselunga.
Da Arnoldi (nella foto sopra a destra in fondo con la barba) la “palla” passò poi ad una persona dedicata, che dipenderà dal sottoscritto.
2) i contrasti con alcuni fornitori come Nestlè (v. anche sintesi qui sotto)
Peter Brabeck-Letmathe all’epoca era CEO (amministratore delegato) di Nestlè, oggi ne è Chairman (presidente del c.d.a.).
Con Brabeck ci furono “scintille” durante una sua visita a Milano. Eravamo nel reparto frutta e verdura del Superstore di Corsico…
Poi, siccome nessuno di noi aveva interesse a litigare, tutto rientrò nell’ordine.
E Nestlè, molto realisticamente, in Italia, finirà per eliminare gli ogm dai propri prodotti.
3) molta soddisfazione da parte dei clienti Esselunga
(v. un esempio qui sotto)
4) il blocco delle produzioni di prodotti confezionati contenenti ogm.
Ci riferiamo a prodotti come i pelati di Sainsbury’s
L’ATTUALITA’ PIU’ RECENTE:
Il rischio fino a poco tempo fa era che le coltivazioni di ogm, che non erano entrate in Italia dalla porta principale, potessero entrare dalla finestra dell’Unione Europea…
Il Sole 24 Ore 11 febbraio 2014
e se finora l’Italia si è difesa
un’ Unione Europea divisa (in rosso, sotto, i paesi in cui è consentita la coltivazione di ogm) rischiava di imporci le coltivazioni ogm ogm
recentemente il pericolo è stato evitato, poichè la UE ha rimandato le decisioni agli stati membri…
…con un’apertura della Germania, da pro ogm, a posizioni più prudenti .
però oggi non possiamo escludere del tutto che gli ogm non ci vengano imposti in un futuro prossimo e che vengano utilizzati.
Se così fosse (v. sopra) “il grave attacco alla libertà individuale” rilevato dal sig. Fidenato si concretizzerebbe, secondo i suoi avversari, nelle possibili contaminazioni da Mon 810 (o altri tipi di sementi ogm) per i suoi colleghi agricoltori vicini, come è stato rilevato in tutti paesi nei quali la coltivazione degli ogm è libera, Stati Uniti in testa.
la Regione Friuli si è tutelata contro questa coltivazione con una legge regionale
e parte dell’opinione pubblica si è mobilitata perchè il sig. Fidenato ha fatto ricorso al Tar del Lazio contro la legge regionale del Friuli
Il Tar ,che si doveva pronunciare in merito, ha rinviato la sua decisione a giugno, tra 45 giorni
CONCLUSIONI:
1) gli ogm sono già presenti nei mangimi degli animali, con i quali vengono prodotti latte, formaggi, yogurt, carne, salumi e uova.
L’Italia, come segnala giustamente Dario Bressanini (ricercatore universitario, scrittore e blogger), è obbligata ad importare più dell’85% della soia (nella foto sopra: lo scarico di un container) ed il 20% del mais che servono a dar da mangiare agli animali.
La maggioranza di questa soia e di questo mais sono ogm.
Gli ogm sono quindi presenti, seppur indirettamente, in molti alimenti sulle nostre tavole, come dimostra questa etichetta tratta dal blog di Bressanini.
2) le superfici coltivate con gli ogm, nel 2013, hanno avuto la più bassa crescita dal 1996.
Sono cresciute di un esiguo 3%.
Questo ultimo fatto consola un pò chi , come noi, non ha avuto la possibilità di scegliere tra ogm e non ogm nella mangimistica:
si tratta di imposizioni ed impostazioni che vengono dalla storia degli USA e dagli accordi Gatt (v. supra), ad un’Europa e ad un’Italia che farebbero bene a informare meglio i propri cittadini, soprattutto attraverso un’etichettatura chiara degli alimenti.
3) Dario Bressanini, sul suo blog, fa notare che la soia ogm costa l’8% in meno di quella convenzionale. Questo è sicuramente un argomento forte pro ogm ma le domande che sporgono spontanee sono:
a) non avremmo potuto fare progressi scientifici usando solo ibridi e non ogm?
b) valeva la pena introdurre gli ogm come è stato fatto, senza che i cittadini ne fossero informati e consapevoli?
c) questa differenza di prezzo da chi viene intascata?
Probabilmente da mangimisti e dagli allevatori. Sicuramente non ne beneficiano i cittadini…
d) e soprattutto questa differenza dell’ 8% salverà il mondo dalla fame?
E’ lecito pensare che questa %, che sembra essere diminuita nel tempo, dovrebbe essere molto più alta per essere veramente incisiva…
Anche perchè se la Fao ha calcolato che il 30% del cibo nel mondo non viene mangiato ma viene buttato, gli sprechi di cibo salgono con la ricchezza dei paesi:
si stima che negli USA il 50% del cibo finisca, lungo tutta la filiera (agricoltura, trasporto, produzione, distribuzione, ristoranti, mense, case etc), nella spazzatura.
Con gli sprechi alimentari di famiglie, ristorazione e GD (manca l’industria) degli soli Stati Uniti potremmo sfamare più di 1 miliardo di persone (v. libro Sprechi di Tristam Stuart, copertina sotto).
E’ in tutti questi passaggi che possiamo “fare la differenza”, molto più che nella diffusione degli ogm.

































































