Barilla fa marcia indietro sul grano della pasta 100% italiano.
Questa notizia ci permette di fare il punto su un tasto dolente: l’etichettatura degli alimentari, in Italia.
Nel 2020 la Barilla aveva puntato sul grano 100% italiano. Ora il leader di mercato per l’iconica linea “blu” torna a una miscela di grani “Ue e non Ue” con almeno il 70% di origine “Italia”. Una scelta che condizionerà il mercato della pasta. Voiello e Barilla al Bronzo restano con il 100% grano italiano.
Questo cambiamento colpirà gli agricoltori italiani e creerà un problema di chiarezza nell’etichettatura della pasta: perchè per il miele, ad esempio, si può sapere il paese di origine – vedi miele, ora è obbligatorio indicare il paese di origine e la percentuale – e per la pasta non è possibile?
Sotto: l’etichettatura chiara del cioccolato della Coop svizzera, dove si capisce da dove provengono le varie compenenti del prodotto e l’incidenza di alcune (es.: nocciole turche al 22%).

Sotto : la provenienza del grano di Rummo, Carrefour Terre d’Italia e Pezzullo (in vendita da Carrefour).
Quest’ultima NON ha indicazioni di provenienza confermando che l’etichettatura degli alimenti continua ad assomigliare ad un “far west” e i primi a pagarne le conseguenze sono gli italiani che non hanno chiarezza e trasparenza su ciò che acquistano.
Sotto un post di Paolo Caruso di cui condivido il pensiero.
E’ inutile, se non ridicolo, chiedere come ha fatto recentemente un ministro di “comprare cibo italiano” se l’etichettatura del medesimo è assolutamente fuorviante.
Sennò diventa propaganda e, alla fine, anche un boomerang per chi lo predica.


