Prima stesura del 16 aprile 2014, Ultimo aggiornamento del 23 gennaio 2026
Siamo, purtroppo, d’accordo con lei al 100%.
Le ragioni di questa mediocrità sono tante:
il caffè, che come molti whisky è blended (miscelato con varie qualità), spesso è “tagliato” con caffè di cattiva qualità (robusta, di origine vietnamita o africana) .
Il personale a volte non sa fare il caffè e, ovviamente, neanche manutenere le macchine.
Report ha evidenziato la contrapposizione tra i bar italiani a proprietà familiare, che spesso servono caffè mediocre, e l’impostazione della catena multinazionale Starbucks, che fa training ai propri dipendenti e serve un buon caffè, con una qualità costante tra uno Starbucks Coffee e un altro, dagli USA al Giappone, passando dalla Svizzera..
Quello che non ha evidenziato il programma è che:
1) i prezzi del caffè – in generale – in Italia sono decisamente troppo bassi per poter differenziare la qualità esistente tra il miglior caffè e quello peggiore.
In una scala di prezzi che, generalmente, va da 0,90 centesimi a 1,10 € è difficile che si capisca che quest’ultimo è magari un arabica in purezza (come quello di Esselunga bio, almeno qualche anno fà ),
Inoltre, con un prezzo così basso, è anche difficile poter investire sulla formazione del personale :
non ci sono soldi ne tempo, ovviamente, per spiegare al barista come gestire la macchina e servire bene un caffè, attività che dovrebbe comprendere spiegazioni sul tipo di caffè servito perchè, come ha fatto vedere molto bene la Gabbanelli, gli italiani – in generale – non distinguono il caffè scadente, tagliato con robusta vietnamita, dal caffè 100% arabica, di qualità superiore.
2) in Italia il sommerso scoraggerebbe chiunque volesse entrare sul mercato,
il NERO (e non parliamo solo del lavoro) fa si che ci siano due circuiti :
uno legale (molto ristretto) e un’ altro illegale (vastissimo) che fa una concorrenza sleale al primo.

Se fossi Starbucks non entrerei su questo mercato [nel frattempo lo ha fatto, con fortune alterne] per le ragioni già esposte, alla quale se ne aggiunge una molto più recente:
3) il peggioramento qualitativo del caffè in alcuni luoghi che dovrebbero essere cult o il bastione del “saper fare” italiano.
Mi riferisco al Sant’Ambroeus a Milano.
Questo bar storico di Milano ha sempre avuto un caffè eccellente, della torrefazione Illy di Trieste
la nuova proprietà dello storico bar – ristorante, che non è italiana, ha pensato bene di abbassare pesantemente la qualità del caffè (omettiamo il nome della torrefazione del “nuovo” caffè , pur conoscendola), mantenendo il prezzo dell’ espresso a 5 €!

Queste sono le cose, e mi riferisco soprattutto al punto 3 (*), che fanno del male al Made in Italy, inteso come l’arte di trasformare al meglio materie prime importate dall’estero (il caffè proviene al 100% da paesi extra- UE).
Si tratta di pratiche assolutamente legali (abbassare la qualità del prodotto mantenendo lo stesso prezzo) ma, secondo noi, poco corrette, che finiscono per farci dire che “la Gabbanelli ha ragione” …
Mentre, da italiani, vorremmo tanto che avesse torto.
Dopo più 20 anni salla trasmissione della Gabbanelli, l’unica vera modifica è data dal prezzo al bar, che è salito a causa dell’ inflazione.
(*) i punti 1) e 2) dipendono da politiche nazionali, il punto 3) dai singoli operatori.
Mi fa piacere – non per il mio Paese – che il Gambero Rosso nel 2024 abbia confermato quanto andavo scrivendo 10 anni fa :
E poi , purtroppo, poi, certe immagini, la dicono “più lunga” di qualsiasi articolo.
Questa macchina Lavazza, orribile da vedersi per come è tenuta, l’ho fotografata nel gennaio 2025, in un aeroporto internazionale.
Ho provato il caffè che, ovviamente, era pessimo.
E quindi non posso non ridare ragione a Report, che ha pubblicato una nuova inchiesta, 10 anni dopo quella della Gabbanelli, che ha di nuovo statuito che il caffè “all’italiana” è – spesso e volentieri- imbevibile.

Vi riportiamo sotto un pezzo trascritto:
“L’Italia ha ancora tanta strada da fare.
I baristi hanno molto da imparare.
I torrefattori hanno molto da migliorare.
Ma, soprattutto, devono ancora imparare a conoscere davvero ciò che comprano.
Non abbiamo papille gustative geneticamente modificate: ci siamo solo abituati a bere caffè difettati.
Ci siamo abituati al gusto del caffè bruciato.
Ci siamo abituati ad aprire un bar chiedendo i soldi al torrefattore.
Ci siamo abituati a scegliere un bar solo se ha la macchina a leva, altrimenti “non è buono”.
Ma non è tutto così.
Report ci tiene particolarmente a mostrare una realtà parziale, una sola versione.
Mi dispiace che non abbiano bussato alla nostra porta, a Salerno…”
Il caffè bruciato è una costante anche in Francia, e ha le sue ragioni specifiche : Nel caffè convenzionale, la tostatura estrema viene utilizzata per mascherare i difetti dei chicchi di caffè, spesso acquistati a basso costo. È anche un modo per standardizzare i gusti”,
Le conseguenze di questa situazione sul mondo del caffè, se non ci sono evoluzioni positive importanti, saranno di due tipi.

- Secondo il Financial Times (agosto 2023) il consumo di caffè è quasi raddoppiato negli ultimi trent’anni.
Starbucks pensa di aprire un punto di vendita ogni 9 ore in Cina nei prossimi due anni e mezzo [nel frattempo l’azienda americana si è ritrovata in difficoltà su questo mercato dove però detiene 7’600 caffetterie , fonte retail & food dicembre 2024].
Se la domanda continua a salire il consumo del caffè dovrebbe di nuovo raddoppiare entro il 2050.
Con il cambiamento climatico il prezzo non potrà far altro che salire.
2. In Italia la qualità, con i prezzi – al costo – in salita, rischia di scendere ulteriormente , se gli appelli al riposizionamento del prezzo della Scocchia (*) e alla migliore gestione della Trucillo non verranno colti. Da notare questo segnale positivo, che potrebbe diventare una tendenza : La colazione italiana scopre il salato e punta su prodotti premium.
Posso attestare che all’estero, molto spesso, non sanno fare l’espresso ma il caffè è una bevanda gradevole, con meno caffeina e soprattutto la miscela non è bruciata mentre i prodotti iper tostati come il caffè “all’italiana” rischiano di non essere più alla moda, accusati di causare il cancro (“L’acrilammide è una sostanza utilizzata in diversi processi industriali; è contenuta nel fumo di tabacco e si può formare nella cottura di alimenti che contengono amido (patate, biscotti, pane, eccetera) e nella tostatura dei cereali e del caffè, ma solo ad alte temperature… L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’acrilammide tra i “probabili cancerogeni per gli esseri umani”).
Ai gestori della macchina della Lavazza non posso che consigliare quel che facevamo noi in Esselunga o quello che fà la Ferrero in tutto il mondo : tanta formazione continua + ispezioni e controlli a tappeto.
Forse anche l’azienda torinese dovrebbe adoperarsi perchè ciò avvenga; non basta vendere le macchine se poi l’espresso – che porta in parte il loro nome – è imbevibile. E se chiudi un rapporto, come è avvenuto, ad esempio in India, è forse meglio che ti ricompri l’attrezzatura che porta il tuo nome.
Per completare il quadro :
Report 9 febbraio, a proposito del caffè
Le etichette del caffè sono incomplete. Ecco le informazioni che dovremmo leggere
Nelle pizzerie di Napoli il caffè non è buono (ottobre 2025).
In Italia chiudono tre bar al giorno, forse il modello va ripensato (ottobre 2025)
Poi però ci sono le eccezioni, gli esempi positivi da seguire come Ditta Artigianale che è un caso imprenditoriale da studiare: 8 locali in 12 anni, 160 dipendenti, un bilancio di 9,5 milioni di euro. E un’attenzione tutta rivolta alla qualità
Sotto : pubblicità dell’Armando Testa


