Flash — USA : i prodotti a marchio del distributore rappresentano il 23,7% del settore alimentare

L’80% delle unità vendute nei negozi di ALDI negli Stati Uniti erano prodotti a marchio del distributore. Trader Joe’s non era molto indietro, con una quota del 69% basata sul totale delle unità vendute. Altri rivenditori con più di un quarto del loro volume complessivo di vendite provenienti da prodotti a marchio del distributore includono Costco (34%), Sam’s Club (33%), H-E-B (33%), Walmart (30%), Dollar Tree (29%) e The Kroger Co. – (27%). Solo il 3% del volume delle vendite di Amazon è attribuibile al marchio del distributore

Come i Discount potrebbero essere più efficienti

I discount, invece di alzare i prezzi, come sembra abbiano fatto ultimamente, dovrebbero abbassarli, tagliando i costi (legati all’offerta, non al personale) ed alzando, di conseguenza, la qualità dell’offerta. Aggiungo che possono essere più efficienti rivedendo la loro offerta, senza “tirare il collo” ai fornitori.

Flash — Ecco come gli italiani scelgono (e cambiano) il supermercato

. «Nell’ultimo anno il 20% delle famiglie ha cambiato il giudizio sull’insegna con il miglior rapporto qualità/prezzo – spiega Daniele Tirelli, responsabile scientifico della ricerca – ed è arrivata al 75% la quota di coloro che alternano la Gdo classica con i cinque principali discount presenti in Italia (ossia Lidl, Aldi, Md, Penny ed Eurospin ndr)». A farne le spese sono state tutte le catene distributive (a eccezione di Conad), e in particolare Esselunga, con circa 100mila famiglie di clienti in più che nell’ultimo anno hanno iniziato a frequentare anche i discount. Ma credere che dietro queste scelte ci sia solo la ricerca di risparmio è sbagliato. Infatti quasi due clienti su tre scelgono le insegne per motivi diversi dal rapporto qualità prezzo. Contano lo scenario concorrenziale locale, così come la qualità dei prodotti e dei reparti. Tra questi ultimi l’ortofrutta resta il più importante (57% delle famiglie)