La dieta mediterranea, in Italia, subisce due minacce principali :
1) le abitudini alimentari cambiano e la generazione Z non segue questo tipo di dieta.
2) la crisi climatica mette a rischio i terreni che ne producono gli ingredienti
Il caso del formaggio è particolarmente interessante: l’economia del formaggio da $ 4,7 miliardi di Italia : il cambiamento climatico minaccia le banche che sostengono il settore e detengono le forme del Parmigiano come garanzia del prestito.
I produttori ricevono in genere dal 60% all’80% del valore di una forma in anticipo…Ma il processo è arrivato molto lontano dagli anni cinquanta, poiché la tecnologia blockchain ora consente agli agricoltori di impegnare forme anche mentre il formaggio rimane nelle proprie strutture, raddoppiando la capacità di prestito di Credem.
L’accordo risolve un problema reale: il Parmigiano ha bisogno di almeno 12 mesi all’età, spesso 24 o 36 anni, e le piccole aziende agricole familiari non possono facilmente mantenere così tanto inventario legato per così tanto tempo senza generare un po’ di denaro. Quindi la banca ne fornisce alcune prima che vengano effettuate le vendite.
Grossi problemi anche per il latte, per il riso, per il grano, per la frutta, per la verdura e per il vino.
Ma sono gli uliveti ad aver preso il colpo più forte: ai danni del cambiamento climatico si aggiunge una situazione politica molto poco chiara.

Negli ultimi anni di siccità, la produzione della Puglia è diminuita di oltre la metà in una singola stagione..
i 300 milioni sono a disposizione del Piano Olivicolo Nazionale e quindi di tutto il territorio italiano. Purtroppo la lentezza registrata negli scorsi anni nell’adottare strategie utili ad un contrasto efficace della Xylella ha consentito la diffusione del batterio su porzioni sempre più ampie della Puglia, manifestandosi anche in altre regioni…”
In sostanza il Sottosegretario La Pietra non sa di cosa sta parlando.
Il ColtivaItalia diventerà legge solo tra diverse settimane (dopo il passaggio in Senato) e i 300 milioni di euro per il Piano Olivicolo Nazionale rischiano di arrivare tardi e l’utilizzo di fondi europei per combattere un’epidemia fuori dai confini dove è presente Xylella fastidiosa pauca potrebbe creare qualche problema con Bruxelles.

Nel settore oleario vige la stessa confusione che c’è nel comparto del vino, peccato perchè, al contrario del vino, il mercato mondiale dell’olio di oliva continua a mostrare solide prospettive di espansione.
Gli oli premium e biologici rappresentano oggi il 27% delle vendite complessive, contro il 19% registrato nel 2019. Una tendenza particolarmente evidente in Nord America e nei mercati asiatici, dove l’aumento del reddito disponibile consente di riconoscere sovrapprezzi compresi tra il 20 e il 30% per oli certificati, tracciabili e caratterizzati da elevati standard qualitativi…
Le prospettive di crescita più interessanti arrivano dai mercati asiatici. Cina e India hanno rappresentato nel 2023 circa il 15% delle importazioni mondiali di olio di oliva e potrebbero raggiungere il 22% entro il 2028.
La produzione mondiale continua a essere concentrata nei Paesi mediterranei. La Spagna si conferma il principale produttore con circa il 44% dell’offerta globale, seguita dall’Italia con il 15% e dalla Grecia con il 13%.
Parallelamente stanno aumentando gli investimenti in Paesi emergenti come Tunisia, Turchia e Marocco, che stanno ampliando la capacità produttiva per rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali.
Le aziende stanno investendo in tecnologie di estrazione a freddo sempre più efficienti e in sistemi di tracciabilità digitale della filiera, strumenti fondamentali per garantire qualità, autenticità e trasparenza verso il consumatore.

L’aumento delle temperature e l’irregolarità delle precipitazioni nel bacino del Mediterraneo hanno determinato una riduzione delle rese olivicole stimata tra il 3 e il 5% annuo dal 2020. Una situazione che rende indispensabili investimenti in sistemi irrigui efficienti e nello sviluppo di cultivar maggiormente resistenti alla siccità…
Sul fronte economico, la volatilità dei prezzi dell’olio, influenzata dall’andamento delle campagne produttive, dai tassi di cambio e dalle tensioni geopolitiche, continua a comprimere la redditività soprattutto delle aziende di minori dimensioni.
A incidere sui costi vi sono anche i crescenti obblighi normativi. Le imprese devono sostenere investimenti sempre più elevati per rispettare i requisiti relativi all’etichettatura, ai controlli sui residui e alle certificazioni di qualità, con costi che in alcuni casi possono arrivare fino al 15% del fatturato annuo.
Questa situazione fa capire le occasioni mancate ma anche intravedere una marea di costi in più per le imprese che si tradurranno in un’inflazione maggiore per i consumatori italiani.
Ed è qui che:
1) la GDO dovrebbe calmierare i prezzi e non approfittarsene come sta facendo, ad esempio, con la Frutta : crollano i prezzi ai produttori, fino al -34%. Crescono invece in Gdo.
2) il governo dovrebbe varare un “piano acqua” di cui si sono invece perse le tracce . E Coldiretti denuncia : oltre 3 miliardi di danni all’agricoltura italiana per caldo, siccità e incendi. Nord in crisi e raccolti in calo fino al 70%. Coldiretti chiede più invasi: l’Italia trattiene solo l’11% dell’acqua piovana.
Sulla dispersione dell’acqua e sull’opacità della gestione del PNRR leggi questo articolo.


