I Caprotti e i supermarkets Esselunga: l’uovo di Aprilia, anni ’50

Nelson Rockefeller non possedeva solo l'Esselunga in Italia. Aveva anche un'azienda, ad Aprilia, che produceva uova... Nel 1961, quando ormai tutti e quattro i previsti negozi milanesi erano stati aperti, le cifre di bilancio relative all’anno precedente – 200.000 dollari netti di ricavo – dimostrarono che non solo l’idea, ma il suo modo di realizzarla erano stati vincenti. Era stata creata una logistica efficiente, dal magazzino centrale all’acquisto di grandi quantità di merci a prezzi agevolati, ma anche una filiera produttiva propria: la IBEC rilevò ad Aprilia un grande allevamento di pollame, la “Città dei Polli”, e la trasformò in allevamento di galline ovaiole con impianto di trasformazione delle uova.

I Caprotti e i supermarkets Esselunga : il pastificio degli americani, anni ’50 ca.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento di alcuni prodotti freschi, il problema fu costituito dalla mancanza di merci adeguatamente preparate e controllate. Per questo Esselunga stabilì di avviare la produzione in proprio già dal 1959, realizzando un panificio, una gelateria che vendeva i suoi prodotti anche d’inverno, una torrefazione per il caffè, un magazzino per i salumi, un’azienda avicola per l’approvvigionamento di uova fresche ma soprattutto un grande pastificio per ravioli, tortellini e gnocchi, il cui successo riuscì perfino a emozionare gli americani, che riuscivano a vendere agli italiani uno dei loro prodotti preferiti, la pasta, a qualità eccellente e risparmio del 50%.

I Caprotti e i supermarkets: le prime pubblicità Esselunga, 1957

Nel contesto della “guerra fredda” che divideva i due grandi blocchi continentali degli Stati Uniti (con la loro parte di Europa) e dell’Unione Sovietica (con l’altra parte di Europa), la pubblicità del supermercato era stata studiata non solo con l’intento di attirare i clienti con merci in abbondanza, prelibatezze sconosciute e prezzo concorrenziali, ma anche per rimarcare, con slogan come La spesa è uguale per tutti, che anche l’impresa privata può portare benefici a tutti i livelli delle classi sociali (e non solo quella pubblica, segnatamente comunista).