Redatto il 28 agosto, aggiornato il 3 dicembre 2025
Passeranno di mano all’ex Newlat 1027 punti vendita di cui 642 diretti. L’operazione vale un miliardo di euro. Verrà rilanciato il brand Gs e New Princes ottiene il via libera della Comissione Ue per Carrefour Italia (dicembre 2025).
Su questo argomento si è letto di tutto e di più, il mio parere “tecnico” l’ho già scritto: molto dipenderà dalle competenze della squadra del management. Mario Gasbarrino ed io l’abbiamo spiegato, insieme in questo articolo.
Non ci si può improvvisare distributori e soprattutto non sempre aggregare più realtà, con culture diverse, porta forza : l’acquisizione di Newlat mi ricorda le vicende de la Standa e quelle di Auchan-Conad
Per la prima : il giudizio su la Standa, che dal non food, era passata ai supermercati, non erano mai stati buoni, sin dai suoi esordi.
Potrei scrivere un saggio sull’argomento ma mi limito a riportare quanto ne dice Claudio Caprotti nel 1968 : “Personalmente trovo la Standa relativamente limitata” (sia nella varietà dei suoi prodotti che nel suo servizio),

Quando entro in Esselunga, nel 1986, la Standa sembra “il grande magazzino dei poveri” ma se non ha un’identità precisa in compenso ha dei prezzi molto alti, che come buyer facciamo rilevare. Dopo aver avuto un discreto successo, anche perchè non aveva concorrenti, è in una fase di declino evidente. Ed è lì che subentra Silvio Berlusconi che pensa che si possano fare mestieri “diversi”, aggregando società con logiche e culture molto diverse. Lo fa mettendo insieme il gruppo ancora esistente ma non replica lo stesso successo nelle distribuzione.
- 1. “Ofelè fa il to mestè” (pasticcere, fa il tuo mestiere, in milanese)
“Quando [Giulio] Malgara lavorerà alla Quaker Oats, che possiede la Chiari & Forti, verrà a trovarmi a Chicago. È un grande amico di Silvio Berlusconi, che in quel momento sta acquisendo la Standa e vuole capire se può comprare Esselunga e mettere insieme le due realtà. Malgara, portandomi a cena da Bice, che ha appena aperto in città, cerca così di capire le intenzioni lavorative del figlio di Bernardo Caprotti” (pagina 137 di Le ossa dei Caprotti, Feltrinelli 2023). L’operazione non andò in porto, Berlusconi comprò i supermercati brianzoli e la Standa fù poi chiusa. Senza contare la lezione del fallimento di Sears o quella della chiusura della Dominick’s per manifesta incompetenza.
- 2. il “grande distributore” non fa il miglior distributore, anzi e gli esempi migliori ne sono i distributori francesi Auchan, Casino e Carrefour dove, ancora oggi – regna molta confusione. Altri esempi di aggregazioni mal riuscite che io ricordi sono Promodes – Carrefour e Walgreens- Boots.
Molti temono un possibile effetto sulla nuova entità acquisita da Mastrolia.

Tra le varie analisi mi è piaciuta questa: Da Carrefour al ritorno di GS: visione o utopia?
“…Mi ha invece incuriosito il “patto di filiera”, come l’ha chiamato Mastrolia, come nuovo modello nelle relazioni con i produttori da parte della rinata GS. Creare valore, partendo dai prodotti industriali che Newprincess ha in portafoglio, anziché da conflitti su prezzi e condizioni, è certo suggestivo ma, anche qui, manca anche solo un cenno a come farà a gestire il conflitto di interessi con i suoi attuali clienti della Gdo. Cita il modello Luxottica, che ha integrato la produzione industriale con la distribuzione terminale, (Max Mara, per la verità, lo aveva già fatto una decina di anni prima), ma per non generare troppi conflitti con agli altri clienti si deve disporre di marchi molto forti e business in crescita, se no si rischia di venire boicottati. Il portafoglio alimentare di NewPrinces ha effettivamente più di trenta brand, ma solo qualcuno era forte e per di più in business ora in declino, come il cibo per l’infanzia. Senza soffermarci troppo solo sulle questioni concrete, è certo che riprogettare le regole di ingaggio con la distribuzione sulla base del valore piacerebbe molto alla nostra filiera ortofrutticola, sempre più schiacciata su logiche di prezzo. Per questo, malgrado le oggettive difficoltà evidenziate, in questo ambito facciamo il tifo per Mastrolia “.
Sotto : Marco Brunelli pensò di aver fatto un grande errore vendendo GS allo Stato italiano perchè, all’epoca, prima del subentro dell’IRI, GS era l’Esselunga del Sud. Un’azienda decisamente brillante (l’articolo è de Il Sole 24 ore del 3 dicembre 2025). Su Guido Caprotti puoi approfondire qui.

Conclusione:
in sostanza l’autore dell’analisi sopracitata, Roberto Della Casa, critica l’operazione e poi , però , tifa per l’acquisto di Carrefour da parte di Mastrolia.
Temo non funzioni così. Molte persone, sui social, hanno avuto delle reazioni emotive positive verso il marchio GS – e quindi verso l’acquisizione di Carrefour da parte di Mastrolia – ma pochi ricordano quanto fosse mal gestita la società . Io purtroppo sì, il gingle della pubblicità “da GS vieni anche tu costa meno compri di più” era stato trasformato in “da GS vieni anche tu compri di meno, costa di più”. Il livello dei prezzi di GS, all’epoca, non era pari a quello della Standa ma poco ci mancava. E questo è solo un esempio, anche su GS si potrebbe scrivere un bel pezzo sulla “mala gestio” del gruppo passato da Marco Brunelli , con lo zio Guido Caprotti, in mani statali.
Quindi preferisco Mastrolia nella versione fornitore della GD, come in questa intervista precedente di qualche giorno all’annuncio riguardante Carrefour. La differenza ” tra tifo e realtà” la trovate anche in questo articolo.
Leggi anche :
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La settimana nera di NewPrinces: in Borsa -17%. Pesa l’ipo a sconto di Princes Group.


