Flash — Coop: retail a 14,9 miliardi, che nel 2024, con una crescita dell’1%, non batte l’inflazione

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Il giro d’affari retail di Coop ha raggiunto i 14,9 miliardi nel 2024. La crescita dell’1% non basta però a superare l’inflazione che su base tendenziale,  per i dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona , a dicembre del 2024 si è attestata a +1,7% (ISTAT).

📉 Volumi commercio alimentare in calo per il terzo anno consecutivo

📈 Fa eccezione Unicoop Firenze che cresce a volumi: +2,3% nel 2024

Redatto il 19 giugno, aggiornato il 20 giugno 2025

USA: i consumatori stanchi dell’inflazione fanno scorte nei discount

Come in  Francia ed in Italia, anche negli Stati Uniti, l’inflazione  dovuta al Covid – 19, ha lasciato tracce profonde che hanno favorito lo sviluppo di formule discount, seppur con approccio e metodi di vendita molto diversi. I consumatori USA, poi, vivono l’incertezza politica seminata dai dazi voluti da Donald Trump. Negli USA, spinti dalle preoccupazioni del carovita, spopolano i box stores (discount all’ingrosso). Chris Nichols , ad di Sam’s Club (la catena di box stores di Walmart) prevede “momenti difficili” per l’economia USA

Flash — Roma : discount a quota 24,6%

Il modello supermercato, nel Lazio, è il perno su cui ruota l’intera macchina distributiva: con 6,52 miliardi di euro di fatturato (+6,9%), copre oggi il 55,1% del mercato, segnando un incremento di 2,12 punti percentuali in quota rispetto all’anno precedente. Una conferma della centralità di questo formato in una città che premia la prossimità e la frequenza d’acquisto.

i discount proseguono la loro corsa, registrando un incremento del 6,1% nel giro d’affari e raggiungendo i 2,91 miliardi di euro, con una quota di mercato che sfiora il 24,6%. È un dato che conferma come, anche in un contesto metropolitano, la leva del prezzo resti uno dei driver d’acquisto principali, specialmente in tempi di inflazione…

Conad e Selex leader. Segue Eurospin. Male gli ipermercati.

Flash — USA: i consumatori stanchi dell’inflazione fanno scorte nei discount (i “box stores” dove si accede con abbonamento e carta socio)

Il titolo del Financial Times  da cui ho preso spunto era : “i consumatori americani, stanchi dell’inflazione, fanno la coda per carta igienica e vino Bordeaux a basso prezzo”:

“… l’inflazione…  ha lasciato i prezzi al consumo negli Stati Uniti più alti del 26% rispetto al 2019, prima della pandemia di Covid-19.

I sondaggi tra i consumatori mostrano una continua preoccupazione per l’inflazione, poiché gli Stati Uniti impongono dazi ai partner commerciali.

“Nei momenti buoni facciamo bene, e nei momenti difficili facciamo ancora meglio”, ha detto Chris Nicholas, amministratore delegato di Sam’s Club US  … che ha riferito che le vendite a perimetro costante sono aumentate del 6,7% nel primo trimestre, escluso il carburante, superando la crescita dei negozi statunitensi omonimi della sua casa madre…” .

Si tratta di una divisione del gruppo Walmart che nel 2025 ha avuto un fatturato di 92,6 miliardi di dollari . “Sam’s” prende il suo nome dal fondatore, Sam Walton e vi si comprano solo confezioni grandi (“bulk”, all’ingrosso).

Leggi le versione lunga qui.

Redatto il 30 maggio , aggiornato il 3 giugno 2025

Flash — Francia : consumi al palo, consumatori traumatizzati dall’inflazione

“…E per una buona ragione: con il potere d’acquisto ancora limitato dalla spesa alimentare più costosa del 20% rispetto al 2021 e i prezzi che, nonostante la pausa degli ultimi mesi, continuano a salire (+0,6% a marzo, +1,2% ad aprile, +1,7% a maggio, secondo l’INSEE), i timori per l’occupazione dovuti alla crisi economica e al moltiplicarsi dei piani di licenziamento, La minaccia di tagli di bilancio e di aumenti delle tasse, o un clima geopolitico ansiogeno, i francesi osservano molto da vicino le loro spese. E preferiscono risparmiare, per chi può, più che consumare. Di conseguenza, nonostante un leggero miglioramento dei salari, i consumi alimentari faticano a riprendersi. Nel primo trimestre sono addirittura diminuiti dello 0,8% rispetto al quarto trimestre del 2024, secondo l’INSEE, la cui analisi non si limita alla grande distribuzione e include la ristorazione. A marzo sono stati addirittura inferiori del 3,2% rispetto a marzo 2024..”