Giorgia Meloni e Coldiretti frenano lo sviluppo dell’energia solare in Italia

Il governo, sull’energia, si trova in un conflitto d’interesse enorme, per questa ragione i prezzi non scendono : Snam, Italgas e Terna battono Microsoft, Alphabet (Google) e Meta (Facebook). Le società italiane a controllo pubblico che trasportano o distribuiscono gas e elettricità ai cittadini e alle imprese sono più redditizie di alcune delle aziende più grandi, tecnologicamente avanzate e importanti al mondo nei business del futuro: cloud, data center e intelligenza artificiale. Insomma, Big Energy batte Big Tech

Flash — Il fattore fertilizzanti: perché pane, pasta, carne e uova sono a rischio

Non è un’esagerazione affermare che circa la metà della popolazione mondiale riesca a soddisfare il bisogno alimentare grazie all’uso dei fertilizzanti. In questo scenario, l’Iran gioca un ruolo cruciale come quarto esportatore mondiale di urea.

Stiamo parlando di una sostanza vitale per garantire raccolti abbondanti di grano e cereali, pilastri della nostra alimentazione. Con la guerra in Iran che trasforma lo stretto in una zona di tiro a segno, la situazione è diventata critica. I prezzi sono fuori controllo: l’urea è aumentata del 25% in una sola settimana, mettendo a rischio la semina primaverile… Se con l’invasione russa il problema ha interessato il grano e l’olio di girasole, la guerra in Iran sposta le criticità sui fertilizzanti.

“Se la situazione dovesse continuare, i consumatori potrebbero vedere prezzi più alti per il pane entro sei-dieci settimane, per le uova entro pochi mesi e per la carne di maiale e di pollo da carne entro sei mesi, stima Raj Patel, esperto di sistemi alimentari presso la Lyndon B. Johnson School of Public Affairs”.

Fonte : il Financial Times , che aggiunge : “Il Medio Oriente è uno dei maggiori produttori di fertilizzanti al mondo, mentre lo Stretto di Hormuz è una rotta marittima cruciale per le esportazioni.

Secondo i dati del CRU, circa il 35% delle esportazioni globali di urea passa attraverso questa via d’acqua. L’urea è il fertilizzante azotato più utilizzato, che a sua volta sostiene circa la metà della produzione alimentare mondiale.

La rotta gestisce anche il 45 per cento delle esportazioni globali di zolfo, un ingrediente chiave utilizzato per produrre fertilizzanti fosfatici, nonché notevoli volumi di ammoniaca, un ingrediente chiave per i fertilizzanti azotati”. Inoltre in base a un recente lavoro, gli aumenti dei prezzi del petrolio e gas per importi simili a quelli osservati finora, se mantenuti nel tempo, porterebbero a un aumento dei prezzi dell’1,4% tra un anno, rispetto a uno scenario in assenza dello shock.

Nell’articolo de Il Sole 24 ore del 6 marzo sotto si evidenziano i problemi del settore ortofrutticolo.

 

 

Flash — Il diluvio ravviva le preoccupazioni sull’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari in Europa

La dispensa invernale si esaurisce a causa delle piogge che devastano i raccolti in Spagna, Portogallo, Francia e Marocco…

“È molto difficile sostituire alcune parti del paniere di verdure invernali, in particolare quelle provenienti da Spagna e Marocco, quindi penso che ne vedremo gli effetti molto presto, e più avanti, probabilmente vedremo effetti anche sulla frutta, e poi anche sulla carne, sui latticini… e sull’olio d’oliva”. Le banche centrali hanno iniziato a riconoscere l’influenza delle condizioni meteorologiche estreme sulle dinamiche dell’inflazione… Financial Times

Ovviamente anche la Sicilia andrebbe considerata.

Flash — Abbigliamento giù, piatto il food. Confimprese e Circana certificano la mini gelata dei consumi del 2025

L’anno scorso i consumi hanno subito un calo, a valore, del -1,4%.

Lo certifica il consueto osservatorio Confimprese-Jakala, relativo ai mesi gennaio-dicembre 2025, secondo cui inoltro la flessione si accentuata nell’ultima parte dell’anno, con il periodo settembre-dicembre che ha mostrato un calo del -2,9%.

Il dato è pesante, soprattutto se si considera che è calcolato “a valore”. Quindi significa che neppure l’effetto inflazione (che secondo i dati preliminare Istat sarà a +1,5%) è servito a raddrizzare il consuntivo o tenerlo almeno sulla parità.

LCC: Dal punto di vista temporale, la crescita del mercato è rimasta forte fino alla fine di agosto A partire da settembre, è emerso un atteggiamento più cauto e rassegnato tra i consumatori. Ottobre ha rappresentato un momento di ripresa temporanea, seguito comunque da un nuovo indebolimento a novembre e da una chiusura negativa a dicembre, con un dato di valore di appena +0,4% e una contrazione dei volumi. I beni di consumo confezionati hanno chiuso l’anno in territorio negativo (-0,9% a dicembre in volumi).

Flash — Mastrolia New Princes (GS- Carrefour e molto altro): i «Prezzi alti – dell’industria di marca – rallentano i consumi»

«La struttura dei costi è profondamente cambiata. La maggior parte delle materie prime, agricole e non agricole, registra oggi livelli sensibilmente inferiori rispetto ai picchi degli anni scorsi. Le eccezioni sono circoscritte a pochi comparti, come carne e caffè. Anche i costi energetici, sia dell’elettricità sia del gas, sono in netto ridimensionamento».

Secondo Mastrolia, la rigidità dei listini non ha origine nella distribuzione. «Prezzi elevati comprimono i volumi, rallentano i consumi e finiscono per penalizzare l’intero sistema economico. Non è un interesse della grande distribuzione mantenerli. Il problema risiede in una parte dell’industria di marca che continua a difendere strutture di prezzo costruite in una fase emergenziale, quando i costi erano significativamente più alti. Oggi quella fase è superata, ma l’adeguamento dei listini non è avvenuto, creando una disconnessione evidente tra costi industriali e prezzi finali».

Quali sono i rischi in questa situazione?
«Il rischio è che si creino effetti strutturali. Se i prezzi non si adeguano ai costi reali, si riducono i volumi, si indebolisce la domanda e si innesca un circolo vizioso che penalizza anche l’industria stessa. La sostenibilità dei margini non può prescindere dalla sostenibilità dei consumi».

CorrierEconomia del 19 gennaio 2026

Dopo quella riguardante Confcommercio ,un’altra stortura  che avevo denunciato tempo fa, parlando dei margini dell’industria che dopano l’inflazione, e che rendeva cara la spesa dei consumatori.

Sotto : un articolo del dicembre 2025 sulla GS. Redatto il 19 gennaio , aggiornato il 22 gennaio 2026