I Caprotti e la famiglia: il mio battesimo, 1961

La nostra vita di bambini è affidata fin dalla nascita alle “signorine”, bambinaie esperte che si occupano di noi come seconde madri. Mi piace la tedesca Waltraud, la prima: In casa la chiamiamo “Schwester” e la si può riconoscere perfino nelle foto del mio battesimo. Una volta lasciato il lavoro nella nostra famiglia per tornare a casa, in Germania, ci manderà una foto ricordo in uniforme della polizia, con al fianco un pastore tedesco in forze alla medesima

La “famiglia allargata” dei Caprotti, tra Albiate e Milano

È lunga la serie di persone di stretta fiducia di cui si circondavano le famiglie di un tempo e riempivano le loro case, persone che chiamavano per nome i datori di lavoro (“scior Bernardo”, “sciora Bettina”, “scior Peppin”), sapevano della loro vita a volte più di loro stessi, e c’erano sempre ad ogni avvenimento importante della famiglia, con orgoglio e a volte anche commozione.

Intorno ai Caprotti: la villa di Albiate, dimora amata

Dalla fine dell’Ottocento, quando i Caprotti acquistarono la villa, in quella casa passò buona parte della storia di famiglia, e continua a farlo. Molte fotografie la raccontano, molti ricordi che sono rimasti nelle lettere e nell’animo di chi li ha vissuti, e riportano serene foto tra gli alberi, i giochi nel cortile, gli animali che furono, persino le antiche carrozze che la famiglia usò a lungo, anche dopo l’avvento delle automobili, e che ancora esistono.

Gianni Albertini e l’impresa impossibile

Il viaggio sul pack rimanda al valore dell’impresa, all’importanza dell’aiuto che un uomo può dare ad altri uomini. È un inno alla speranza che non deve morire. Albertini nella vita farà altro. Il lavoro e la passione per il golf lo assorbiranno completamente. Di quell’avventura poca enfasi. Se ci pensa, piange.Oggi che tutto è spettacolo, apparenza, narcisismi, egoismi, una bolla virtuale in cui il falso si confonde con il vero, quel viaggio non è una testimonianza solo di coraggio, è un’avventura spinta anche da un dovere morale. Ad Albertini bastava sapere di aver fatto quel che era giusto fare. Non per dovere, ma perché era giusto farlo. Un insegnamento universale.

La Manifattura Caprotti e il cooperativismo “bianco”

Nel primo dopoguerra (1919-1921) Bernardo. padre del nonno Peppino, fonda con Galeazzo Viganò ed alcuni tecnici e operai delle rispettive fabbriche la “Società Mutua Cooperativa di Consumo”, per calmierare i prezzi dei generi di prima necessità In seguito, anche se le lotte sindacali si affermano pure alla Caprotti, come in tutte le fabbriche, tuttavia la matrice cattolica e fortemente attaccata alle tradizioni rimane.

La gioia della neve, da sempre: per Milano-Cortina 2026

Dagli anni Venti almeno, in famiglia,  sciavano tutti, bisnonni nonni padri e nipoti, maschi e femmine: dal bisnonno Umberto Quintavalle, che finì la vita in un crepaccio sotto gli occhi della nonna Adele, alla nonna Luisa e ai suoi figli, mia madre Giorgina e lo zio Beppe, dal bisnonno Giuseppe Venosta, Presidente dello Sport Club Pirelli al nonno Guido, da suo fratello Gigi Venosta, che oltre a sciare fu anche nazionale di hockey, a Gianni Albertini, marito della zia Ida Quintavalle, che fu anche scalatore di grande maestria ed esploratore dell’Artico. E fino a noi, figli di quella passione che ancora continuiamo.

In Italia i piccoli paesi si stanno svuotando, anche di negozi : il servizio nel futuro lo garantirà Amazon Now?

I nostri distributori – come Selex e Conad – che operano i consorzi, e quindi non riescono , se non per alcune eccezioni – in alcune zone – a offrire un servizio capillare di e-commerce e delivery di prodotti alimentari e per la casa di base in tutta Italia –  rischiano di dover lasciare, nel tempo spazio e opportunità a Amazon Now

Guido Venosta: l’AIRC e la Pirelli

La Pirelli aderì all’AIRC a metà degli anni Sessanta, e fin dall’inizio sostenne l’associazione ospitandone e realizzandone la pubblicità e appoggiando iniziative pubbliche di raccolta fondi. All’interno della Pirelli, l’AIRC trovò in Guido Venosta, Direttore della Divisione Pneumatici, un punto di riferimento che contribuì a definire l’impostazione della comunicazione e del fundraising dell’organizzazione, come le compilation musicali di cantanti venduti a favore dell’AIRC (1979-1981) fino a format televisivi pionieristici come “Storie al microscopio” della RAI nel 1995.

Guido Venosta e la Pirelli: dal dopoguerra al ritiro (1945–1977)

Quando finalmente le cose tornano al loro posto, con i fratelli Pirelli di nuovo alla guida della loro azienda, Venosta è ormai un alto dirigente. La sua padronanza dell’inglese e dei costumi anglosassoni lo porterà a seguire una carriera molto improntata ai rapporti con l’estero, culminante nel 1946 nella nomina a General Manager (poi Amministratore delegato) della Pirelli Ltd. Tornato in Italia verrà messo alla guida della Direzione generale della Divisione Pneumatici, asse portante dell’attività Pirelli, fino al 1970. Concluderà la sua carriera nel 1977.

Guido Venosta e la Pirelli: dagli inizi alla Seconda Guerra Mondiale (1939-1945)

Dopo le due lauree in economia all’Università di Cambridge e in giurisprudenza all’Università di Pavia, Guido Venosta entra nel mondo del lavoro, prima, per un breve periodo, presso il Banco Ambrosiano, poi presso alcune consociate e controllate Pirelli. Nel luglio del 1939 viene finalmente assunto presso la Sede centrale, dove si svolgerà l’intera sua carriera.