San Paolo, Brasile, il battesimo lavorativo di Giuseppe Caprotti, 1979

Conseguita la maturità seguo il mio migliore amico, che è brasiliano, a San Paolo. Mio padre non apprezza la decisione, ma la appoggia; trovo il mio primo lavoro, operaio nella filiale della catena francese Carrefour di cui allora è responsabile un amico di papà, Francesco De Marchi, che mi porta anche a visitare diverse località brasiliane. È un battesimo lavorativo di fuoco, ma mi lascia l’ottimo ricordo di un’esperienza importante.

Giuseppe Caprotti ritratto quale Benefattore della Fondazione Ca’ Granda, 2023

Quando mia madre Giorgina mi passò il testimone della Fondazione Guido Venosta, creata in memoria di suo padre e mio nonno, eravamo nel pieno della pandemia di Covid-19. Quale Presidente ho quindi cercato d’intervenire il più possibile con aiuti concreti per fronteggiare l’emergenza; tra questi figura la donazione di 12 posti letto di Terapia Intensiva, al Policlinico di Milano. E la Fondazione che lo dirige, come da secolare tradizione iniziata nel 1459, ha reso merito a questa beneficenza dedicandomi un ritratto

Ida, ex dipendente Esselunga, mi scrive a proposito di “Le ossa dei Caprotti”

Buongiorno Dott. Caprotti, ho pensato più volte di scriverle e colgo l’occasione adesso a seguito della pubblicazione del suo libro. Mi sono occupata per 4 anni di sostenibilità in Esselunga e credo che senza il suo lavoro non avrei potuto raccontare nulla… il bio, il naturama, l’e-commerce e molto altro sono frutto della sua lungimiranza. A distanza di tempo la ringrazio