I Caprotti e la famiglia: il mio battesimo, 1961

La nostra vita di bambini è affidata fin dalla nascita alle “signorine”, bambinaie esperte che si occupano di noi come seconde madri. Mi piace la tedesca Waltraud, la prima: In casa la chiamiamo “Schwester” e la si può riconoscere perfino nelle foto del mio battesimo. Una volta lasciato il lavoro nella nostra famiglia per tornare a casa, in Germania, ci manderà una foto ricordo in uniforme della polizia, con al fianco un pastore tedesco in forze alla medesima

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Giuseppe Caprotti, autore del libro “Le ossa dei Caprotti”, è esperto di distribuzione di cibo e prodotti non alimentari. Ha contribuito alla modernizzazione e allo sviluppo strategico e organizzativo di Esselunga. nella grande distribuzione, introducendo strumenti di gestione innovativi e innovazione food. È presidente della Fondazione Guido Venosta, che promuove ricerca scientifica, tutela della salute, della cultura, della solidarietà e dell’ambiente

La “famiglia allargata” dei Caprotti, tra Albiate e Milano

È lunga la serie di persone di stretta fiducia di cui si circondavano le famiglie di un tempo e riempivano le loro case, persone che chiamavano per nome i datori di lavoro (“scior Bernardo”, “sciora Bettina”, “scior Peppin”), sapevano della loro vita a volte più di loro stessi, e c’erano sempre ad ogni avvenimento importante della famiglia, con orgoglio e a volte anche commozione.

Intorno ai Caprotti: la villa di Albiate, dimora amata

Dalla fine dell’Ottocento, quando i Caprotti acquistarono la villa, in quella casa passò buona parte della storia di famiglia, e continua a farlo. Molte fotografie la raccontano, molti ricordi che sono rimasti nelle lettere e nell’animo di chi li ha vissuti, e riportano serene foto tra gli alberi, i giochi nel cortile, gli animali che furono, persino le antiche carrozze che la famiglia usò a lungo, anche dopo l’avvento delle automobili, e che ancora esistono.

La Manifattura Caprotti e il cooperativismo “bianco”

Nel primo dopoguerra (1919-1921) Bernardo. padre del nonno Peppino, fonda con Galeazzo Viganò ed alcuni tecnici e operai delle rispettive fabbriche la “Società Mutua Cooperativa di Consumo”, per calmierare i prezzi dei generi di prima necessità In seguito, anche se le lotte sindacali si affermano pure alla Caprotti, come in tutte le fabbriche, tuttavia la matrice cattolica e fortemente attaccata alle tradizioni rimane.