I Caprotti e i supermarkets: le prime pubblicità Esselunga, 1957

Nel contesto della “guerra fredda” che divideva i due grandi blocchi continentali degli Stati Uniti (con la loro parte di Europa) e dell’Unione Sovietica (con l’altra parte di Europa), la pubblicità del supermercato era stata studiata non solo con l’intento di attirare i clienti con merci in abbondanza, prelibatezze sconosciute e prezzo concorrenziali, ma anche per rimarcare, con slogan come La spesa è uguale per tutti, che anche l’impresa privata può portare benefici a tutti i livelli delle classi sociali (e non solo quella pubblica, segnatamente comunista).

I Caprotti e l’Esselunga : i primi clienti, 1957

L’apertura del primo supermercato fu un notevole successo sia in termini d’interesse del pubblico, sia in termini di prezzi, generalmente ben minori del livello medio di un buon 15 – 20% a seconda dei prodotti. Che andarono tutti generalmente bene, tranne la carne a self-service, che inizialmente fu un flop. Solo dopo molti mesi di sforzi il supermercato riuscì a persuadere la massaia italiana ad adattarsi al fai-da-te anche in questo campo.

I Caprotti e il supermercato: Ferdinando Schiavoni, Mario Crespi e Bernardo Caprotti all’inaugurazione del primo negozio a Milano, in viale Regina Giovanna, 1957

All’inaugurazione del primo supermercato di Milano e d’Italia, il negozio di Viale Regina Giovanna, una fotografia tra le molte mostra due tra i personaggi fondamentali che la permisero: Ferdinando Schiavoni, uno tra i non molti anglofoni in Italia, collegamento tra i manager della IBEC e la famiglia Caprotti, dirigente della prima ora di quella che poi diventerà l’Esselunga, e Mario Crespi, che con il fratello Vittorio, Marco Brunelli e i fratelli Bernardo e Guido Caprotti fu tra i principali soci di minoranza degli americani in quello che fu l’inizio di una grande avventura.

I Caprotti e i supermarket: Marco Brunelli, Bernardo Caprotti e Giorgina Venosta al “Cervo d’Oro” di Cortina, febbraio 1958

Fin da subito, Marco Brunelli faticò ad andare d’accordo con Bernardo Caprotti. I primi dissapori cominciarono a manifestarsi in maniera palese all’inizio del 1960. Nel mese di maggio, Brunelli e mio zio Guido fondarono insieme una catena di supermercati che aveva l’obiettivo di puntare su Roma, la città che gli uomini della IBEC avevano scartato...

I Caprotti e i supermarkets: Guido Caprotti con Marco Brunelli e due amiche, anni ‘50

Marco Brunelli, amico fraterno di Guido Caprotti dai tempi del liceo, appartenente a una delle famiglie più in vista di Milano, fu colui che per primo entrò in contatto con l’americana IBEC e il suo progetto di aprire una serie di supermercati in Italia, e vi fece entrare anche Guido e Bernardo. Si sfata così, almeno in parte, la storia sempre narrata in famiglia che, grazie a una fortunosa conversazione udita al Grand Hotel di St. Moritz, i Caprotti fossero entrati da protagonisti nella trattativa insieme a Brunelli. Questi divenne, in seguito, il primo presidente della Supermarkets Italiani, poi Esselunga.

I Caprotti e la famiglia: mio padre Bernardo, 1925 – 2016

L’immagine di quasi cent’anni fa rimanda un bimbo chiaro e ricciuto, sicuro e sorridente. L’adulto ormai stempiato a suo agio sul divano nella seconda foto era già mio padre. Da lui ho ricevuto moltissimo in ogni senso, dal benessere in cui sono cresciuto alla possibilità, grazie alla sua insistenza, di fare un mestiere che è diventata una passione. Purtroppo al suo lato oscuro devo anche la fine di quello stesso lavoro e gli anni che mi sono stati sottratti.

I Caprotti e gli amici: Guido Vergani, giornalista, amico di Claudio e di Giorgina, anni’90 ca.

Durante un viaggio verso Teheran per incontrare lo scià di Persia [Rockefeller] fa tappa a Milano e, per suggellare l’alleanza con i soci italiani, si reca con la moglie Mary a far loro visita. Nel programma è prevista anche una cena dai Caprotti ma la sera prima Guido Vergani, che diventerà un celebre giornalista ma all’epoca non è ancora ventenne ed è amico di Claudio Caprotti, va a trovarlo, e nell’agitazione del momento apre il frigorifero e senza che alcuno se ne accorga mangia tutti gli involtini che la nonna Marianne ha fatto cucinare per l’occasione. La cena è un successo anche senza gli involtini, ma quell’episodio farà arrabbiare Marianne ancora molti anni dopo.